Ricominciamo?

Uno dei miei soliti titoli, uno dei miei soliti post. Il fatto che al momento non ci siano lettori mi aiuta molto.

Questo è uno dei rarissimi giorni in cui non c’è lavoro da fare in laboratorio, cosa dovuta a mancanza di “materiale”, chiamiamolo così. Tutti gli altri giorni sono in preda ad una frenesia produttiva che mi logora. Facciamo finta che sia gavetta, facciamo finta che mi servirà davvero e, soprattutto, facciamo finta che io stia imparando molto e che stia facendo progressi.

Dicevo, miss Prolissitudine, che oggi sono in libertà vigilata, ergo ho avuto tempo per fare ordine nel mio spazio vitale/camera di collegio. Dato che non è la più piacevole delle attività, l’ho fatto ascoltando la  radio, anzi La Radio, Virgin Radio. In “Virgin classics” hanno messo su una canzone del 1972, quando mio papà aveva 22 anni ed era in America. La canzone era “Rocket man” di Elthon John; dopo 39 anni è facile che faccia venire i brividi a chi l’ha ascoltata la prima volta nel ’72 e a chi la ascolta per la prima volta oggi. Pensavo a questo mentre rifacevo il letto: mio padre la ascolta e ricorda che nel 1972 era una canzone mitica, che ha contribuito insieme ad altre a segnare quell’epoca.

Se dovessi fare lo stesso ragionamento ora, non saprei che canzone scegliere, non esistono cantanti leggendari che tra trent’anni saranno ancora idolatrati, come quando erano ragazzi, idolatrati dagli stessi ragazzi che avevano per loro delle crisi di panico nel 1972.

Significa qualcosa questo? Potrebbe, secondo me sì. Significa che siamo una generazione esaurita, nel senso che siamo scarichi, non abbiamo energie se non per fumare, bere birra, fare il tifo per le squadre di calcio, spendere i soldi dei genitori in iPhone inutili e simili? Forse oggi c’è così tanto da desiderare che sprechiamo le nostre energie e non ci appassioniamo più?

Magari sono catastrofica io, in modo spietato addito come responsabile la decandenza dei mos maiuorum? Ammettiamolo, però: un tempo (secondo me) gli hobby erano musica, cinema, libri, sport.. adesso? Comprare le Hogan, installare un’app, giocare online, scaricare film, pavoneggiarsi, mettersi in tiro..  curare la propria immagine è diventato un lavoro, l’apparenza è tutto, non ci si appassiona se non a qualcosa di fugace, non ci si accanisce per un ideale, non si fatica per ottenere un risultato. Nessuno vorrebbe più stare a casa in tutona a leggere Cervantes, nessuno preferirebbe ritrovarsi con gli amici a giocare a Pictionary, tutti preferiscono truccarsi, vestirsi bene (perdendoci molto tempo) per poi andare in giro a farsi ammirare, a far foto da pubblicare su Facebook, ad esaltarsi se i “mi piace” sono tanti, sentendosi realizzati mostrando agli altri la propria vita.

Ci salvano gli anni ’90, e non l’avrei detto! Mi viene in mente in questo istante ascoltando i Cramberries con Just my immagination, che ha segnato noi delle generazioni scampate a Facebook e all’iPhone, probabilmente se fra trentanove anni sarò ancora viva e mi capiterà di ascoltare questa canzone, la ricoderò con… sweetness!