Anche io cedo a Gatsby, vecchi miei!

Lo scorso autunno avevo comprato il libro “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald ma leggendo le prime pagine ho trovato difficoltà ad immaginare i personaggi e gli ambienti, cosa che mi ha reso impossibile continuare.

Poi è arrivato lui,  il mio primo vero amore di quando avevo 10 anni e ha contribuito a chiarirmi le idee sul romanzo.

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Non voglio fare recensioni che si possono trovare ovunque, anche perchè tante sarebbero migliori della mia, però posso dire che effetto mi hanno fatto film&libro, senza raccontare la trama. Vado in ordine cronologico (per me).

FILM (visto in 3D durante la festa del cinema): travolgente è la parola giusta, sembra di essere davvero invitati alla festa del signor Jay nella sua supervillona a West Egg. Ragazze con vestiti luccicanti, gioielli di Tiffany, innumerevoli coppe di champagne, musica frenetica, giovani impettiti, giardini lussureggianti, tavolate chilometriche, orchestra instancabile, decorazioni, scalinate di marmo, vasi di fiori. Gli anni ruggenti come li abbiamo sempre immaginati sembrano così vicini a noi! Cambiano il periodo storico, la moda, la concezione della velocità, ma la voglia di divertimento e spensieratezza dei giovani è la stessa degli anni 2000. Dalla visione del film ho pensato che la storia in sè fosse fin troppo banale, ma poi ho capito che tutto ciò dipendeva dalla sua eccessiva durata (due ore e 23 minuti). Dopotutto il libro è lungo solo 175 pagine!

Jay impersonato da Di Caprio è – vabbè a che lo dico a fare?! – incantevole, rende bene l’idea del giovane ricco sfondato spaccone con delle magagne nascoste. E poi come porta lui quei vestiti, solo Enzo Miccio; che eleganza!

La Daisy del film è in-tol-le-ra-bi-le; ho odiato molti personaggi letterari nella mia vita (prima tra tutti la viziatissima drama queen & attention whore Amy March di Piccole Donne) ma come lei veramente, ce ne sono pochi così detestabili. Sciacquina scialba sciampista e slavata, con tutti quei vestiti fenomenali su un corpo senza forme e un viso senza espressione. Ma non era meglio Michelle Williams per questo ruolo?

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Jordan campionessa-di-golf Baker è la mia preferita. L’attrice (Elizabeth Debicki) è bellissima e si atteggia in pose studiatissime rendendo molto bene l’idea della vera Jordan. A mio avviso, appare più frivola di quanto non sia.

Carraway – Robey Spiderman McGuire è lo sfigatello che si ritrova in situazioni a cui non è abituato. Gente troppo pretenziosa, troppo raffinata, troppo capricciosa, troppo dedita al divertimento. E’ anche distolto dall’eseguire bene il suo primo lavoro serio perchè viene continuamente invitato a bere un tè al Plaza e poi trascinato nell’ennesima festa dove conosce poche persone in modo superficiale. E’ l’unico a percepire la follia del lifestyle dei suoi “amici” –> da notare la faccia perplessa.

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LIBRO (letto in un giorno e mezzo). Il film, specialmente all’inizio è quasi identico. Leggevo, e mi scorrevano davanti le mie scene preferite. Fitzgerald riesce a farti vedere il salotto (del marito) di Daisy, con le tende bianche gonfiate dal vento, con il divano bianco su cui due signorine vestite meravigliosamente sono sdraiate e affrante dalla noia. Essendo sufficientemente breve per la semplicità relativa della trama, il romanzo ti fa concentrare l’attenzione sugli aspetti più interessanti dei singoli personaggi, cosa che nel film si perde. Per questo motivo, leggendo, ho sottolineato delle frasi chiave che rendono l’idea senza bisogno di aggiungere spiegazioni e interpretazioni.

Jordan: “A me piacciono le grandi feste. Sono così intime. Alle feste piccole non c’è intimità.”

Jordan: “è un grande vantaggio non bere in un ambiente di forti bevitori. Riesci a trattenere la lingua, e inoltre puoi scegliere il momento dei tuoi piccoli peccatucci quando gli altri sono così da non vedere o non curarsene.”

Daisy dopo un pomeriggio di spassi scoppia a piangere e dice: “Sono delle camicie così belle. Mi fanno piangere perchè non ho mai visto delle camicie così…così belle prima.”

Gatsby a Daisy: “Se non fosse per la nebbia potremmo vedere casa tua al di là della baia. Avete sempre una luce verde accesa tutta la notte alla fine del pontile.” (Ciò indica la fissazione di Gatsby per tutto ciò che riguarda Daisy, anche la luce del suo pontile, è come se indicasse la presenza di lei.)

Carraway: “quando mi avvicinai per salutare vidi che l’espressione sconcertata era ritornata sul viso di Gatsby, come se fosse stato attraversato da un lieve dubbio sulla sua attuale felicità. Quasi cinque anni! Ci dovevano essere stati dei momenti, perfino in quel pomeriggio, in cui Daisy non era stata all’altezza dei suoi sogni – non per colpa sua, ma per la colossale vitalità della sua illusione. Era andato oltre lei, oltre tutto.” … “non c’è fuoco o gelo che possa sfidare ciò che un uomo può immagazzinare nella sua anima”.

Carraway a proposito di Daisy: “Era così. Non l’avevo mai capito prima. Era piena di soldi – ecco l’inesauribile fascino altalenante, il suo tintinnio, il suo suono di cimbali… lassù, nel palazzo bianco la figlia del re, la ragazza d’oro…”

Morale: lui l’aveva persa di vista per 5 anni e se ne era fatta un’idea completamente diversa dalla persona che era Daisy in realtà, era innamorato della Daisy della sua mente e non di quella vera. Questo fenomeno, purtroppo lo so a mie spese, è fin troppo frequente ai nostri giorni!! Gatsby, sappi che non sei il solo! Impariamo dai tuoi errori a non strafare, per lo meno!

Una cosa che ho dovuto fare PER FORZA! Contare il numero di volte in cui Gatsby dice “vecchio mio” nel romanzo. Praticamente il 70% delle sue frasi termina con questa espressione. Ebbene, in tutto le ripetizioni sono… 34! Ne conto una in più che però non è pronunciata dal signor Jay in persona ma da Carraway, che immagina una possibile risposta del suo amico.

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