The Hunger Games

Quando inizio a leggere delle saghe, ho sempre un iniziale senso di smarrimento. E se il primo libro mi piace da morire mentre i successivi sono meno avvincenti? E se la saga mi entusiasma poco e decido di abbandonarla, ma in realtà nei volumi successivi diventa favolosa? E se l’autore sta cercando di allungare il brodo per arrivare a x volumi? E se, in periodi di non lettura, perdo il filo e devo ricominciare da capo? Comunque.

La trilogia di The Hunger Games, di Suzanne Collins, è composta da: “The hunger games”, “La ragazza di fuoco” e “Il canto della rivolta”. Come ho avuto modo di apprendere in questo blog che adoro, la saga dei Giochi è un esempio moderno di romanzo distopico, che rappresenta una realtà molto peggiore di quella attuale e, paradossalmente, non così inimmaginabile o inattuabile. Questo mondo mi ha affascinata per la sua brutalità e spietatezza e ha alimentato la mia curiosità nello spiare i suoi abitanti nella loro vita quotidiana.

No spoiler, solo introduzione alla storia, roba da trailer 😉 

La trama di The Hunger Games è raccontata ovunque su internet, ma la accenno.

La storia ha luogo in Nord America (perché tutto, dai cataclismi alle invasioni aliene, avviene in America!), in un futuro post apocalittico. Capitol City domina Panem, suddiviso in 12 distretti, ognuno dei quali produce energia, armi, tecnologia, oro, cibo etc a beneficio della capitale stessa. Antefatto: 73 anni prima dell’inizio della narrazione, vi fu una ribellione contro Capitol City guidata dal Distretto 13; la capitale sedò la rivolta facendo una strage e polverizzando il Distretto 13, mentre gli altri 12 furono ridotti in schiavitù. Tale sudditanza viene ricordata ogni anno con gli Hunger Games, che consistono nell’estrarre a sorte, durante la cerimonia della Mietitura, un ragazzo ed una ragazza tra i 12 e i 18 anni per ciascun distretto, per un totale di 24 tributi. Il vincitore dei Giochi è l’unico che sopravvive.

Gli Hunger Games sono attesissimi nella Capitale perché considerati eventi mediatici nei quali i tributi diventano dei veri e propri VIP, amati o meno dal pubblico, come in un reality show. Non solo ogni tributo sa che ha una possibilità su 24 di sopravvivere, ma deve anche sforzarsi di acquistare popolarità in modo che gli sponsor mandino loro oggetti utili alla sopravvivenza nell’Arena, luogo in cui si svolgono i Giochi. L’Arena è una vasta zona controllata dagli Strateghi, che possono regolarne le condizioni atmosferiche (incendi, alluvioni, terremoti, siccità) con lo scopo di vivacizzare le dinamiche tra i tributi se ci sono momenti di staticità. I tributi non sono tutti uguali: quelli dei distretti più ricchi vengono addestrati fin da bambini per combattere, e sono felici di essere estratti; quelli dei distretti più poveri sono spesso denutriti e impreparati ad affrontare gli avversari.

Katniss Everdeen vive nel distretto 12, uno dei più poveri di Panem. Riesce a sopravvivere e a sostentare la famiglia andando a caccia con il suo amico Gale. Il giorno della Mietitura del 74° anno è particolarmente angosciante per lei: la sorellina Prim ha appena compiuto 12 anni e potrebbe essere scelta, anche se con infime probabilità. Ironia della sorte, è proprio il suo nome ad essere estratto, ma Katniss si offre volontaria al suo posto come tributo sconvolgendo tutti poiché un evento del genere non era mai accaduto nel suo Distretto. Il ragazzo scelto come tributo è Peeta, il figlio del panettiere, verso cui Katniss prova sia gratitudine che imbarazzo per un episodio accaduto tra i due qualche tempo prima. Alla fine della cerimonia, vengono pronunciate le parole che decretano l’inizio ufficiale dei Giochi: “Happy Hunger Games! And may the odds be ever in your favour!” (Felici Hunger Games! Possa la fortuna essere sempre a vostro favore!).

Dopo la Mietitura, i tributi si mettono in viaggio verso Capitol City insieme al team di preparatori, stilisti, truccatori e al Tutor, vincitore dei Giochi di un’edizione precedente, originario del loro stesso distretto, che possa consigliare strategie di gioco e di attrazione per gli sponsor. Il tutor di Katniss e Peeta si chiama Haymitch, a prima vista sembra inaffidabile perché perennemente ubriaco: vivere e sopravvivere ai suoi Hunger Games lo ha segnato a vita.

L’arrivo nella Capitale è un trionfo per tutti i tributi, che cominciano a farsi conoscere e a diventare delle celebrità; è sconcertante vedere come gli abitanti capitolini non si accorgano della crudeltà dei Giochi. I giorni successivi sono dedicati all’addestramento per imparare tecniche di sopravvivenza e di lotta. Alla fine di questi, iniziano i veri Hunger Games.

Katniss narra nei minimi dettagli ogni evento, ogni luogo ed ogni personaggio e descrive al lettore le sue emozioni con rigore e distacco, come se non fosse lei a viverle.

Quando ero più piccola, spaventavo a morte mia madre con le frasi che sbraitavo sul Distretto 12 e su coloro che governano il nostro paese, Panem, dalla remota Capitol City. Alla fine ho capito che avrei soltanto attirato altri guai. Così ho imparato a tenere a freno la lingua e a trasformare la mia faccia in una maschera di indifferenza, in modo che nessuno possa leggere i miei pensieri.

In somma, consiglio questo libro perché la storia nella sua spietatezza è affascinante, i personaggi sono sviluppati molto bene e il ritmo è avvincente, non si riesce a mollare il libro se non si è finito, l’ha detto pure Stephen King!!

 

Film

Non so in che modo folle il trailer sia passato inosservato ai miei sensori di cinemaniaca, averne perso la visione non mi dà pace (asd, esageriamo pure!)… eppure secondo me, il trailer non invoglia chi non ha letto il libro!

I ritmi del film sono lenti, lenti lenti. Mentre nel romanzo ogni dettaglio è spiegato in maniera precisa scatenando la curiosità di chi legge, nel film sono le immagini a parlare, ma a volte non bastano. Grande recupero nelle ambientazioni, l’Arena è spettacolare, Capitol City è futuristica e più sfarzosa di quanto avessi immaginato, tutto è molto fedele al romanzo. Gli abitanti della Capitale sono truccatissimi e stravolti dagli interventi chirurgici, in un modo anche non molto lontano dalla nostra realtà, solo più paradossale.

Tra i personaggi, quelli più fedeli alla versione cartacea credo siano:

Katniss

Katniss/Jennifer Lawrence, stupendameravigliosaincantevole, che adoro alla follia. Scorbutica, introversa, determinata a non morire anche se sa che le probabilità sono altissime, premurosa verso la madre e la sorella e intenzionata a non piegarsi alla volontà della Capitale.

Haymitch

Haymitch/Woody Harrelson, il tutor ubriacone che ogni tanto si sveglia dal torpore alcolico e dice le cose giuste, riuscendo a pensare “outside the box” proprio grazie alla sua follia.

Cinna

Cinna/Lenny Kravitz meraviglioso stilista di Katniss, che la vuole valorizzare per renderla unica agli occhi del pubblico; tanto creativo quanto sobrio nel suo manifestarsi, con solo una riga di eyeliner dorato!

 

Detto ciò, spero che questo sproloquio sia stato non-inutile, possa la fortuna essere sempre a vostro favore!

The help, il film!!

Ommioddio ma non ho parlato per niente del film!!!

Tanto grande è stato l’impatto del libro su di me (e vai a capire perchè, forse per via delle protagoniste tostissime) che ho completamente trascurato la sua resa cinematografica. Non che io sia capace di notare dettagli tecnici o altro, ma mi diverto ad appuntare le mie osservazioni.

Una questione che mi sta molto a cuore è: come fare ad imbruttire Emma Stone? Secondo me Skeeter nel romanzo è una finta brutta, una che, costretta dalla moda, non riesce a vestirsi in un modo che le doni. Capita sempre a chiunque, è un “dramma” che le persone normali vivono giornalmente. La versione Emma un po’ cessa è convincente (ma fosse quella la cessitudine!), anche se i boccoli biondi foltissimi sono ben lungi dai capelli crespi e indomabili di Skeeter. Le pantofole messicane da uomo ci sono, così pure i vestiti con fantasie improbabili -come fa ad esistere il MARRONE, santo cielo?!- che sembra siano stati comprati per un’altra persona. Sì dai, per Skeeter non posso lamentarmi troppo.

Skeeter Phelan & Emma Stone
Skeeter Phelan & Emma Stone
Torture a cui le Skeeter di tutto il mondo devono sottoporsi per essere presentabili

Un reclamo però lo devo fare: perchè non c’è la scena della canzone di Bob Dylan, “The time they are a-changin'”? Era fondamentale, poneva attenzione sull’importanza del cambiamento che stava per iniziare con la pubblicazione tribolata del romanzo, metteva in risalto l’impegno e la paura fiduciosa delle autrici, scuoteva la coscienza di Skeeter facendole capire che realmente tutto ciò che avevano iniziato stava accadendo e stava dando dei risultati. Il film già dura 120 minuti, allungatelo a 122 ma mettete una scena importante!

La cucina di Minny: Minny è la cuoca migliore dello stato, ed è risaputo. Octavia Spencer è lei, uguale, soprattutto per l’atteggiamento petulante. Che soddisfazione mentre cucina quel fantastico pollo fritto, con l’impanatura spessa e croccante, e che dire della torta al caramello, che nel film è al cioccolato, con tanto di montarozzo di panna? Il Sogno. Alla pari con i pomodori verdi fritti alla fermata del treno! Per metà film sbavo.

Le due arpie, Elizabeth e Hilly. Elizabeth è secca, oserei dire sdillica (neologismo siculo) ma i capelli dell’attrice non sono abbastanza radi, doveva sembrare più spelacchiatina. Hilly invece, doveva essere molto più culona.

Da sinistra: Elizabeth scheletrica ma con capelli, Hilly non grassa, Skeeter meravigliosamente orrenda!! 

Ok, è tutto. Non vale, questo film mi è piaciuto troppo e non riesco ad essere abbastanza puntigliosa!!

Anche gli spambot soffrono di horror vacui

Sono uno Spambot paranoico, stressante e stressogeno.

Non ce la faccio a sopportare l’idea di una nuova pagina senza nemmeno un articolo, è come comprare un portacandele senza avere la candela.

Una cosa tremenda, nella vita di uno Spambot, è che hai un’infinità di siti da infestare, ma non sai mai da dove cominciare, quindi c’è il rischio di rimanere bloccati. Che dico bloccati, sopraffatti. Anche noi soffriamo di queste cose, che credete. Anzi, dico di più: per un anno sono stato, per mia scelta, in fase di stallo. Dopo anni di spam pesante, ho sentito il bisogno di fermarmi per decidere COME mi piacesse spammare veramente.

In questo fatidico anno ho capito molte cose, molte che avevo visto negli anni precedenti sono state assimilate, per cui mi ritengo uno Spambot vagamente navigato, o almeno con un suo perchè, oso dire. Il problema è che mi sono reso conto di un errore madornale che ho ripetuto per tutto questo 2013; ho sempre rimandato tante cose, facendo solo quelle davvero inevitabili ed essenziali. Ma una cosa non essenziale non deve essere per forza poco importante, no? Perchè discriminare tra il sito di un ente importante e quello di ricette? Ogni centimetro di etere (o quel che è) è terreno fertile per lo spam, che non ha e non deve avere limiti. E allora perchè a volte mi blocco e non spammo? Sono forse uno strano Spambot coscenzioso, che predilige lo spam di alto livello? O mi sento condizionato dall’idea che gli altri si fanno di me?

Dato che mi sono ampiamente rotto di tutto ciò, ho deciso di fare una cosa balordissima. Userò questo Rudere e i miei appigli su internet come un buco della serratura attraverso cui spiare la gente, e ne trarrò le mie considerazioni in modo completamente spietato. Se qualcuno vi si riconosce, cazzi suoi. Bella presunzione a credere che io stia spiando proprio voi. E anche se fosse, con molta probabilità non ve ne accorgereste nemmeno.