Troppa follia per sopportarla “by myself”

Da dove devo cominciare?

Forse da quello che è cambiato in un mese. Però è tutto totalmente inutile e leggerlo non vi gioverà, anzi.

Il mese scorso ho scritto il post su The Hunger Games perchè volevo pensare ad altro, ad una cosa tranquilla, banale, priva di conseguenze, noiosa, come scrivere su un blog che pochi leggono. In realtà, un mese e un giorno fa, ho scritto quell’articolo per non pensare che il giorno dopo sarei partita alla volta del Regno Unito.

E che sarà mai? Un sacco di gente parte, chiunque va ovunque, tu che hai di particolare? Niente, anzi, meno di niente. Ma a me, sempre ancorata all’Italia, legatissima (nell’ultimo periodo meno) alla mia città, la cosa sapeva di Svolta, sentivo che stavo per fare un cambiamento drastico e colossale.

In breve, questo ultimo mese è stato ricco di nuove conoscenze (italiane! e come lo imparo l’inglese?), nuove nozioni (ma nemmeno tante, sono maledettamente pigra e disorganizzata) e soprattutto, nuovi approcci sperimentali diversi da quelli a cui ero abituata e che mi stanno creando tante paranoie e sfighe. A dire il vero, non posso dire di cosa mi sto occupando perchè tutto è supersegreto, e per eccessiva paranoia non dirò nemmeno DOVE sto lavorando. Chiamiamola Drug Company (Azienda Farmaceutica, ma in inglese è più coerente).

La scorsa settimana ho avuto tre meeting, uno dopo l’altro. I meeting e io non ci amiamo alla follia, perchè:

  1. nel 99% delle volte, capisco il 40% di ciò di cui si parla
  2. di questo 40%, togliamo un buon 20% dovuto alla lingua inglese pronunciata da scozzesi, irlandesi, belga, etcetc (non è una barzelletta)
  3. +40 punti stanchezza per comprendere i contenuti e la lingua
  4. +100 punti ansia per i dieci minuti durante i quali ho dovuto parlare io (in stile “potato”) del mio progetto, di cui non avevo quasi la minima idea, all’epoca dei fatti
  5. erroneamente ritengo i meeting tempo sprecato, quindi sono sempre maldisposta

A parte ciò, la scorsa settimana non ho prodotto dati ma ho analizzato imparato ad analizzare quelli della settimana precedente (che non erano male. E grazie, l’esperimento era fatto con cellule altrui e in presenza del tutor,.. ero serena e inconsapevole). Mi dicevano: “fai così, normalizza, confronta questo picco con questo picco etc” e io capivo il senso, davvero, ma un istante dopo, quando la mia guida spirituale andava via, avevo tabula rasa, non sapevo come rendere in numeri ciò che mi era stato spiegato in concetti. A parte ciò, venerdì ho avuto delle spiegazioni aggiuntive ottime e ne sono venuta a capo.

OGGI però, io non lo so. Ok che mi sveglio alle 7,30 (orario comodissimo, quando andavo a scuola mi svegliavo molto prima), ma era tutto buio e tenebroso. Evito di fare i miei esercizietti di fitness mattutini visto che ieri ho camminato per due miglia e mezza (non voglio sapere quanti km sono) per prendere un treno che poi ho perso per trenta secondi. So già cosa mettere: una gonna a ruota carinissima (discorso motivante tra la mia collega e me: “ma perchè non possiamo vestirci carine per il lavoro?!” “Giusto, hai ragione, che tristezza mettere sempre i soliti pantaloni o i jeans!!”); ieri ho fatto anche le prove e mi sembrava che l’abbinamento fosse carino, anche se diverso dal solito. Mi vesto, faccio colazione, rifaccio il letto, metto l’acqua al ciclamino moribondo, sono quasi pronta per uscire. Al momento di prendere la borsa, ci ripenso. NO, io con la gonna a fiori non ci vado, a lavoro. E torno 16enne, quando non mi truccavo mai (nemmeno un po’ di mascara) perchè sennò perdevo credibilità con i prof. Quindi va a finire che metto i soliti jeans, i soliti stivali, il solito maglioncino color tortora/rosato scialbissimo. Mi dimentico pure di mettere il mascara! Tutto ciò che sto noiosamente raccontando culmina in una corsa per prendere il treno (miracolo, preso!). E sono solo le 8,18!

Arrivo al lavoro con grande aspettativa, ma con un sentore di poca convinzione. Lo ignoro. Il mio tutor mi dice cosa fare, e io parto con l’esperimento. Peccato che ho capito male, non dovevo fare il protocollo X, ma il protocollo Y. Ok, niente di tremendo, solo del tempo perso. Preparo delle nuove soluzioni, scarico quelle sbagliate, lavo i tubi per eliminare i vari farmaci, ricarico le soluzioni giuste. Stavolta non posso sbagliare, ho tutte le istruzioni scritte per filo e per segno, for dummies. Ma io, oltre ad essere dummy, sono anche sfigata. Do i comandi al macchinario e lui non fa come dico. Ma non una volta, dieci, venti, trenta volte. Quando posso chiedo aiuto, e il protocollo parte, con due ore di ritardo. Finisce in tempi brevi, ma il risultato non corrisponde a ciò che vogliamo. Questo, vi giuro, non dipende da me, ma dalle cellule. Va bene, teniamoci questi dati, proseguiamo con altre cellule. No, perchè nel frattempo la memoria del pc è piena, l’esperimento non può andare avanti perchè i nuovi dati non vengono salvati. Il software ha quindi ben pensato di crushare, costringendomi a reimpostare tutto, con piccoli imprevisti ogni 5 minuti. Alla fine di tutto questo patimento, le cellule si sono rifiutate di rispondere causa condizioni di vita non idonee. ZERO. Io do loro un pizzicotto e se ne catafottono. Vabbè, andate a quel bel paese allora! Dritte nel cestino!

Il mio tutor ha intuito che oggi ci fosse qualche paturnia strana nella mia aura, soprattutto quando mi ha chiesto di spegnere la luce della stanza: io premevo l’interruttore, ma la luce non si spegneva. Cioè, sarò anche poco sveglia, poco capace, poco ferrata in inglese, ma un interruttore della luce lo so spegnere/accendere! Sono almeno 24 anni che lo faccio! Quindi, frase finale del mio tutor “Today is crazy!”

Come fa a non dimostrare che mi odia mortalmente, non lo so. Che pazienza infinita!

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