Sindrome di Arancia Meccanica. Canzoni evocative #3

Tutti noi abbiamo visto e stravisto Arancia Meccanica (in caso contrario, fatelo!) e ben sappiamo che la “cura” a cui viene sottoposto il protagonista gli provoca un malessere tremendo quando ascolta un brano musicale in particolare, la Nona sinfonia di Beethoven, ovvero questa. L’opera che tanto Alex amava gli provoca dolori indicibili, tali da fargli desiderare di morire pur di non ascoltarla. Per porre fine a quella tortura, infatti, si butta giù da una finestra.

In misura molto più soft, credo che questo capiti un po’ a tutti in certi periodi, soprattutto se le canzoni sono malauguratamente associate a vicende spiacevoli (maledetto Pavlov!), cosa su cui mai nessuno ha diritto di scelta. Succede proprio come ad Alex: se ascoltiamo quella certa canzone che prima adoravamo (anche se commerciale,  dozzinale etc) dopo un evento che giudichiamo “negativo” e in generale tristogeno, stiamo male fisicamente, come se ci stessero prendendo a badilate sui denti. Le possibilità a questo punto sono due: continuare ad ascoltare la canzone incriminata in modo masochistico e catartizzarsi o buttare l’iPod fuori dal finestrino e ripassarci sopra con la macchina per polverizzarlo ben bene. Nessuna delle due opzioni è piacevole, in certi casi si deve stare male e basta. A volte il tempo aiuta e ci rende di nuovo capaci di ascoltare la canzone in questione; a volte torna tutto come prima, a volte si arriva solo a tollerare, pensando sempre un attimo con dispetto all’evento che ce l’ha fatta odiare. E già questo è un gran risultato.

Un esempio?

 

Lolita, tra Nabokov e Kubrick

Dal 1955 (o 1962 se pensiamo al film), anno in cui Lolita ha visto la luce, ad ora, sono passati circa 60 anni. Per questo motivo non mi preoccuperò di fare spoiler parlando di questa storia. Tutti sappiamo più o meno di cosa si tratta, anche senza aver fatto conoscenza dei veri genitori del mito “Lolita”. Un po’ come con Frankenstein e Dracula, insomma 😉

Brevissima trama. Il signor Humbert Humbert, figlio di albergatori, nato in Europa, si trasferisce negli Stati Uniti per motivi di lavoro (fa lo scrittore, tiene lezioni e conferenze sulla poesia di qualcuno/qualcosa). Cerca una stanza in affitto e la trova presso una giovane vedova che subito ci prova con lui. La vedova ha una figlia dodicenne, Dolores. Humbert, già quando racconta la sua vita, spiega la teoria delle “ninfette”, personcine appena uscite dall’età infantile, che non sono ancora diventate ragazze e che, in un modo un po’ bizzarro, seducono più di una pin up. Si dà il caso che Dolores sia la regina delle ninfette, e Humbert ci casca subito. I due cominciano a fare comunella, come se Humbert fosse uno “zio”, e intanto La Madre ci prova sempre più spudoratamente con lui. Tra una cosa e l’altra, Humbert sposa La Madre mentre Dolores, ribattezzata affettuosamente dal patrigno “Lolita”, è in campeggio. La Madre dice ad Humbert che vuole mettere Lolita in collegio, dopo l’estate in campeggio, e lui sclera. Addirittura pensa di far fuori la neomogliettina, ma non ha il coraggio. Poco male, perchè dopo qualche minuto, La Madre esce precipitosamente di casa e viene investita da un’auto. Humbert fa la parte del vedovo rassegnato e va a prendere Lolita al campeggio. A questo punto sembra che Nabokov stia cercando di emulare Kerouac (o forse è stato il contrario??) perchè parte a descrivere i pellegrinaggi in macchina per l’America, con tanto di soste negli alberghi. Eheh sì, gli alberghi, pensiamo pure male, Nabokov ce ne dà modo e descrive qualcosina, anche. Arrivati a questo punto, la mia attenzione comincia a calare, e i ricordi della trama si fanno più nebulosi, finchè non ho deciso di mollare il libro al 20% dalla fine (era su Kindle, per fortuna). Alla fine Lolita sposa un bifolco e resta incinta e Humbert, preso dalla gelosia, lo uccide (ricordo bene? Il film finisce diversamente).

Personaggi principali della storia (vale per film & libro): Lolita, La Madre, Humbert.

Lolita è la ragazzina già gnocca a 12 anni, quando solitamente tutte le altre sono (siamo) mostri brufolosi con milioni di complessi. E’ consapevole di ciò e si atteggia a donna vissuta, riuscendo, con le sue moine, ad avere un ascendente su chiunque. Nemmeno a dirlo che mi sta sulle scatole. L’attrice scelta per il ruolo era Miss Sorriso della California (o simili, vedi Wiki), molto bella e che sembra un po’ più raffinata della ragazzina descritta nel libro.

La Madre, che dire. Nel libro è semplicemente insopportabile, mentre nel film è fantastica, quasi una caricatura. Già nei primi 10 secondi di conoscenza di Humbert, lo porta nella sua camera da letto con la scusa di mostrargli le riproduzioni di quadri famosi E gli appoggia una tetta sul braccio! Che raffinatezza! E per tutto il tempo in cui è viva non fa altro che ballare, trascinare Humbert in un posto o un’attività che non gli piace, gridare come un’isterica contro quell’indisponente di figlia. L’attrice, dice Wiki, non è mai stata in sintonia col ruolo e con Humbert, e tutti lo vedevano sul set. In più spesso si assentava dal set per andare a fare shopping insieme a Liz Taylor che in quel periodo si trovava anche lei a Londra per girare Cleopatra. Be’ su questo le do ragione, Harrods non aspetta nemmeno le super attrici di Hollywood.

La famigliola al drive in

Humbert Humbert è francamente uno strazio, la persona più noiosa che abbia mai conosciuto sulla carta stampata, forse dopo Lucièn di Le illusioni perdute. Scelta infelice anche quella del doppiaggio italiano, una vera cantilena. Nel libro è un trentacinquenne messo bene, nel film un cinquantenne depresso e deprimente. E nemmeno tanto avvenente. Diciamo che un Raul Bova in quel film di Moccia fa più la sua figura (per quanto tutto ciò uscito da quella penna sia deplorevole). Alla fine Humbert fa anche un po’ pena, perchè come scrittore potrebbe combinare qualcosa, ma è così distratto da quelle due che non riesce a combinare niente. Riesce solo a scrivere il suo diario riportando tutte le smorfiette e i capricci di Lolita e gli strazi della Madre. Fa pena perchè per arrivare alla figlia si sorbisce la madre, che apertamente lo irrita col suo provincialismo che cerca di essere progressista, e anela alla ragazzina, che quando diventa “sua”, lo schiavizza.

Detto ciò, sono mie personali impressioni, non ho letto nemmeno una recensione in merito.

Durante la visione del film mi chiedevo: ma dove sta Kubrick? Le inqudrature ci sono, e forse lo vedo anche nella sua scelta di lasciare tutto sottinteso, ogni parola e gesto riguardanti l’intimità dei protaginisti è solo lasciata intuire, nulla si vede e tutto si immagina. Forse è stato uno stratagemma per non essere censurati fino al 2100, o forse è una provocazione verso la società dell’epoca: più il film viene condannato, più la mente degli spettatori è perversa nell’immaginare situazioni che sono solo vagamente accennate, e lo scandalo è dovuto non al film in sè, ma ai pensieri che le vicende possono generare. Come se la società generasse da sè stessa il motivo di scandalo.

A parte questo ragionamento profondo, posso ammettere che sia film che libro che tutti i personaggi, sono abbastanza pallosi.

Un po’ di foto per rendere l’idea.

Il fattore dominante nella scelta di Humbert di prendere la stanza in affitto: il giardino, naturalmente!
Humbert che, molto attentamente, legge in giardino
L’inquietantissima sigla
Da cui l’inquietantissima scena

Do you remember? Yes, I do! Canzoni evocative #2

http://www.youtube.com/watch?v=Gs069dndIYk

Certe canzoni si possono solo ascoltare col volume al massimo: diventare sordi vale la candela.

Questa canzone in particolare mi ricorda un film che ho appena rivisto, “The intouchables”, di cui non esiste il libro (credo) ma che è tratto da una storia vera. Di solito odio i film “tratti da una storia vera” perchè mi ingannano, comincio a pensare che la realtà sia più simile al film che non a sè stessa e spesso mi appare molto più squallida. Ma questi sono solo trip mentali.

Questa canzone e questo film mi ricordano il periodo in cui la stazione di Porta Susa, a Torino, era in costruzione (potrei sbagliare) e soprattutto mi ricordano il gelato della Romana (o era Grom?). Oddio mi serve fosforo. Mi ricorda che di base odio i film francesi e che quella volta mi sono dovuta ricredere: ero così sconvolta che quello fosse un film francese, che ci ho pensato su tutta la sera sentendomi una prevenuta del cavolo.

Ma soprattutto, mi ricorda una cosa che non ho ancora vissuto. Vorrei che questa canzone sia associata ad un vero momento della mia vita, così come alcuni momenti sono legati a canzoni che odio e che mio malgrado si fissano nella (mia) storia. Non pretendo cose dell’altro mondo: un momento di vero divertimento in discoteca (ok qua parlo di fantascienza), un giro in macchina mentre il sole luccica sul mare, un’uscita con le amiche, un falò.

Ah be’, cari Earth Wind and Fire, voi farete parte della mia personale colonna sonora, prima o poi.