Senza titolo

Nemmeno un titolo so dare a ‘sta cosa.

Però ci stavo pensando prima, scrivo qua e so che mi leggono in pochissimi; a volte vorrei che mi leggesse qualcuno in più, ma se lo sapessi scriverei meno o in modo meno libero, quindi è meglio che mi leggano in pochi.

Così è per i cavolo di social, tipo Facebook. Avendo più di 200 “amici” (e credo siano pochi, ma per me è la Cina), mi sento inibita a scrivere tutte le cavolate che mi passano per la mente perchè passerei per egocentrica, cretina, supponente, snob e chissà cos’altro, quindi rimando queste cose a Twitter, perchè lì mi seguono o sconosciuti o persone con cui ho un rapporto più stretto e verso cui ho perso ogni ritegno (un po’ come capita per questo Rudere, ed è una cosa buona 🙂 ). Il problema di Twitter è la guerra alla Prolissitudine, per cui non ho potuto scrivere questo:

D.B. mi ha domandato che cosa ne pensavo io di tutta questa storia che ho appena finito di raccontarvi. Non ho saputo che accidenti dirgli. Se proprio volete saperlo, non so che cosa ne penso. Mi dispiace di averla raccontata a tanta gente. Io, suppergiù, so soltanto che sento la mancanza di tutti quelli di cui ho parlato. E’ buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.

Perchè propinarvi di nuovo questo polpettone? Perchè mi sto fasciando la testa prima di rompermela, come abitualmente faccio per ogni cosa della vita.

In realtà mi sto preparando all’inevitabile e non so se vi racconterò qualcosa di ciò che ho vissuto qui. Sicuramente sì, tanto sentirò la mancanza di tutti ugualmente, tanto vale pensare a loro e mettere i miei ricordi nero su bianco. Sono certa che lo farò anche su carta, che è il canvas che preferisco.

Lo so che (vi) trituro i maroni con questo Holden, ma è la mia Bibbia, ha una risposta a tutte le domande della vita.

Ho solo quattro certezze nella mia vita: Il giovane Holden, il cioccolato fondente, i neuroni e il Flower by Kenzo. Un altro buon candidato è Bob Dylan. Loro sono me e viceversa, e avere queste certezze a 26 anni mi sembra un bel risultato. O almeno io mi sento ricca per questo.

Tutto ciò non c’entra niente, meno male che non ho dato un titolo a questo post.

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C’è sempre una prima volta nella vita

Tipo questa mia “prima volta” è scrivere da brilla. Non lo avevo mai fatto. La causa della mia brillaggine è il dopo lavoro (niente di Mussoliniano, per carità) al pub. E pensare che nemmeno ci volevo andare, io. Anzi a dire il vero me ne ero dimenticata completamente. Poi ho incontrato la mia collega Leonardo sul minibus e me lo ha ricordato, quindi dopo un po’ di esitazione, ho accettato. Dopotutto c’era un arcobaleno pazzesco, quindi perchè non andare, no? (ovviamente pioveva col sole, cosa che mi ha disorientata e indotta ad accettare un’occasione di interazione sociale, in english).

Già essendo a digiuno sapevo che mi sarei brillantinata un po’, ma la mezza pinta extra offerta a tradimento -e apprezzatissima- dalla collega ha fatto il botto. Eppure qualcosa di inglese l’ho capito, soprattutto parlato da irlandesi, uno del nord e uno del sud. 1 Fuck yeah per me. E quello che non ho capito, era per colpa della birra e della musica alta. Tzè.

La cosa che mi fa dispiacere è che io, nella mia lingua madre, spacco i culi, kick ass! Ma vabbè.

Ho preso il treno per 30 secondi, e con piacere ho constatato che c’era un che parlava da solo, sottovoce, o forse parlava al cellulare molto educatamente e io sono paranoica. Ovviamente è sceso alla mia fermata, ma sono arrivata a casa viva e Vegeta.

La rottura è stata, una volta arrivata nel mio simpatico nido, vedere la porta della dining room spalancata. Background (antefatto): la porta della dining room deve stare SEMPRE chiusa, modalità “The Others” perchè altrimenti entrano i gatti e fanno un casino assurdo. Quindi ogni santa mattina mi premuro che sia ben sigillata. Ora, le porte non si aprono da sole, no? Anche se questa è una casa vittoriana, fantasmi finora non ne ho visti.

ERGO, perchè mai la porta era spalancata, così come quella della mia stanza?? [Background 2: per accedere alla mia stanza si passa dalla dining room]. E, domanda numero tre, perchè la porta del mio bagno en suite era aperta? Io la chiudo sempre, prima di andare a lavoro, perchè mi dà un senso di ordine! E, quarta domanda, perchè l’asciugamano era in messo in modo diverso da come lo avevo lasciato stamattina?? L’idea che un mister X tocchi un mio asciugamano mi fa rabbrividire.

Ora, io non sono una persona che fa reclami, ma qualcosa alla landlady VOGLIO dire… e siccome in casa al massimo possiamo esserci io, lei, il fidanzato, la figlia e il fidanzato della figlia (+ i 3 gatti), la logica mi porta a pensare che ci sia lo zampino della figlia e quel cretino dello zito -.- Ma la gente può essere così immatura a 23 anni?

Avevano ragione i Blink182, “nobody likes you when you’re 23!!”

E certo, se siete così stronzi da entrare in camera e farvi i cazzi dell’inquilina italiana (per quanto strana e simil autistica possa apparire) che paga 525 pounds al mese per quella merda di stanza, allora avete vissuto 23 anni inutilmente, rubando ossigeno agli alberi.

Oh, Romeo!

Non ci pensavo da anni e poi, all’improvviso, alla radio capita questa canzone:

Romeo + Juliet!!!

E da qua mi è venuta l’idea di scriverne, tutto, opera di Shakespeare, film di Zeffirelli, film con Leo. E stavolta niente spoiler alert perchè questa cavolo di storia la conosciamo TUTTI, TUTTI.

Ci hanno triturato i maroni per anni, quasi giornalmente, con sti due innamorati sfigati. Almeno così è stato per chi è nato alla fine degli anni ’80 e guardava la televisione negli anni ’90 (quando ancora esisteva la cara teledipendenza). Noi ragazzine eravamo bombardate dalle sit-com in cui le protagoniste nostre coetanee anelavano ad ottenere il ruolo di Giulietta per poter baciare il belloccio della scuola. Grazie a loro sono venuta a conoscenza dell’esistenza di Romeo e Giulietta, mica per altro.

Anzi in effetti prima sono andata a Verona, in vacanza con i miei (andavo alle elementari), ho visitato la casa di Giulietta e mi sono incuriosita alla storia. Poi, dopo aver saputo la trama, ho voluto approfondire con il film, e quello che all’epoca passava il convento (si parla del pre 1996) era il capolavoro di Zeffirelli. Dopo questo approccio, sono passata al film con Leo (essendomene innamorata perdutamente nel 1997) per ripercorrere la sua filmografia all’epoca sconosciuta e guardando i suoi film più sfigati come quel western con Sharon Stone. Ma sto divagando. Siamo vicini alla fine, giuro. Finalmente arriviamo al 2000, quando decido di comprare una raccolta di opere di Shakespeare, e quindi mi decido anche a leggere il vero Romeo e Giulietta. Ovviamente nei rari momenti di disperazione al liceo, lo riprendevo e lo leggevo, per far finta di essere altrove.

Non voglio fare la Bastiancontraria, giuro. Ma se badiamo alla storia in sè, non è il massimo. Certo, è da contestualizzare nel suo periodo storico di pubblicazione, e sono convinta che, se dopo 420 anni è ancora in auge, dev’essere una signora storia. Però la parte dei 13enni innamorati pazzi che ci rimettono le penne non mi persuade del tutto. Ma anche là è relativo, perchè nel Medioevo, avendo una vita media di 37 anni circa, averne 13 è come averne  30 adesso. Credo.

Per il resto, la forma è meraviglia pura. Mi chiedo come sia per un inglese leggerla, dev’essere come la Divina Commedia per noi (forse con meno differenze linguistiche). Vince il formato, breve, e l’argomento amoroso molto accattivante (come le canzoni di ora, che parlano tutte d’amore, puah), molto più del destino di Farinata Degli Uberti (chiedo venia per questo, sono una buzzurra).

Se con indegna mano
profano questa tua santa reliquia
(è il peccato di tutti i cuori pii),
queste mie labbra, piene di rossore,
al pari di contriti pellegrini,
son pronte a render morbido quel tocco
con un tenero bacio.

Ora, in proporzione ai tempi attuali, chi mai farebbe un discorso del genere al primo sguardo? 1000 punti a Romeo. Poi certo che una ci casca con tutte le ballerine. E’ comprensibile che, sentendosi dire qualcosa del genere (e poi molto altro), Giulietta arrivi a voler rinnegare la sua famiglia. Dell’opera, però, non posso parlare in quanto sono troppo profana e indegna; suggerisco di leggerla e di incantarsi, eliminando le sdolcinatezze relative e non realistiche che “i media” ci hanno infuso per anni.

Film di Franco Zeffirelli, 1968. Ricostruzione storica perfetta, ambientazione e costumi sono loro. Andando a Verona, alla casa dei Capuleti, sembra di trovarsi dentro il film e dentro la storia, perchè tra i due non c’è differenza. Mi concentro sui protagonisti: Olivia Hussey e (sto lollando) Leonard Whiting, minorenni al momento delle riprese, lei 16 e lui 17 anni, rendono credibile la storia d’amore adolescenziale. Il film fece scandalo per una brevissima scena di nudo di lei, che ebbe problemi di censura etc. Wiki dice che alla Hussey fu vietato di entrare in sala a vedere il suo film perchè considerato “per adulti” e lei rispose che era assurdo non poter vedere sullo schermo ciò che vedeva nello specchio ogni giorno (trollona!).

Film con Leo, di Baz Luhrmann. Non vedevo l’ora di arrivarci.

Il trauma parte già con la prima scena, in cui una giornalista annuncia uno scontro tra bande “nella bella Verona Beach“… e tutto diventa improvvisamente Americanata. Tutto tranne la storia d’amore in sè, che è sempre lei, con dialoghi (almeno nel doppiaggio italiano) un po’ alleggeriti e semplificati, ma che mantengono la bellezza originale. Qui parla l’undicenne che è in me, quindi sono poco obiettiva. Ricordo le interviste fatte a Leo in merito; non voleva affatto recitare in Romeo e Giulietta perchè odiava l’idea di essere etichettato come eroe romantico e preferiva personaggi complessi e tormentati. Il regista ha dovuto corteggiarlo un po’ ma poi, quando gli ha mandato la sceneggiatura, l’ha convinto. Se ben ricordo, furono proprio il distacco dal genere storico, l’introduzione di musiche rap e pop e di costumi di scena di D&G a convincerlo. A Leo piaceva rischiare!! Ok scusate.

Juliet è Claire Danes, perfetta secondo me. Nel film era così tanto naturale e bella da non potercisi nemmeno arrabbiare, si poteva solo invidiarla. E vogliamo parlare del costume della festa in maschera? Ho sognato quel costume con le ali di cigno per anni, è tutt’ora un mio sogno (ma sembrerei una papera, quindi mi rassegno).

Guardando le due foto dei protagonisti, realizzo solo ora che i secondi sono una buona evoluzione moderna dei primi, mi piacciono molto.

Wiki mi dice che all’inizio si pensava di dare la parte a Natalie Portman (che all’epoca aveva quanto, 13 anni?), ma sembrava troppo piccola per Leo e nelle scene d’amore sembrava che lui la stesse molestando, quindi dopo vari provini con altre attrici, diedero la parte a Claire (lei ha anche recitato nei panni di Beth in Piccole donne del 1994 circa, con un giovanissimo Batman^^).

Realizzo solo ora che ho cianciato senza dire granchè, quindi incollo ciò che il mio amico immaginario Holden pensa di Romeo e Giulietta (l’opera, perchè ai suoi tempi non esisteva nemmeno il film di Zeffirelli, poveretto).

– Oh, Romeo e Giulietta! Incantevole! Non l’ha trovato bellissimo? – Non pareva proprio una suora, a sentirla.
– Sí. Mi è piaciuto molto. C’è qualche cosetta che non mi è piaciuta, ma è molto trascinante, nell’insieme.
– Cos’è che non le è piaciuto? Riesce a ricordarlo?
A dir la verità, era un po’ imbarazzante, in un certo senso, star lí a parlare con lei di Romeo e Giulietta. Voglio dire che quel dramma diventa abbastanza sessuale, in certi punti, e lei era una suora e via discorrendo, ma visto che me l’aveva domandato lei, per un po’ ne discutemmo.

– Be’, Romeo e Giulietta non è che mi entusiasmino molto, – dissi. – O meglio, mi piacciono, ma… non so. Diventano un po’ barbosi, ogni tanto. Voglio dire, mi è dispiaciuto molto di piú quando hanno ammazzato il vecchio Mercuzio che quando sono morti Romeo e Giulietta. Il fatto è che Romeo non mi piace molto, dopo che Mercuzio si fa pugnalare da quell’altro, il cugino di Giulietta… come si chiama?

– Tebaldo.

– Proprio lui, – dissi; mi dimentico sempre come si chiama.
– La colpa era di Romeo. Voglio dire, mi piaceva piú di tutti quanti, il vecchio Mercuzio. Non so. Tutti quei Montecchi e Capuleti, sono tutti in gamba, specialmente Giulietta, ma Mercuzio era… è difficile da spiegare. Era cosí un dritto e divertente e tutto quanto. Il fatto è che perdo le staffe se uno si fa ammazzare e la colpa è di un altro, specie poi se uno è dritto e divertente e tutto quanto. Romeo e Giulietta almeno era colpa loro.

Eccezionali.

Eccezionali. Ecco una parola che detesto con tutta l’anima. È fasulla. Roba che vomiterei ogni volta che la sento.

Con poche parole, Holden dice tutto. Queste frasi mi fanno pensare a tante cose fasulle che siamo costretti a fare ogni giorno. Fasullo non nel senso di ipocrita, con accezione negativa (concetto chiave dei post di tutte le Drama Queen di Facebook!!!!!111!!!11!1!!), ma fasullo nel senso di non sentito – in fondo in fondo, ma necessario in un contesto sociale. E in questo non c’è niente di male.

I discorsi sul tempo, i “come va?” e i “bene, grazie”, le conversazioni che si fanno ai corsi di lingua straniera, i sorrisi gentili, i “grazie” e i “per favore”. Tutte cose essenziali, strumenti per sottrarci al disagio della poca confidenza con gente che si vede di tanto in tanto. Tutte cose tremendamente utili, ma che richiedono molto tempo e un certo impegno. O forse dopo un po’ viene semplicemente automatico inserire qui e là questi convenevoli durante una giornata media?

Pensandoci bene, non credo che mi ci abituerò mai, mi verrà sempre faticoso come la prima sessione in palestra dopo le vacanze di Natale. Mi secco. Non mi va proprio. Ma non perché voglio essere “vera, autentica” o “alternativa, fuori dal coro, ribbbelle” e blabla, semplicemente posso fare a meno di parlare del clima con chicchessia. E se parlo con te del clima, vuol dire che proprio non mi viene in mente nulla di più interessante, e quindi meglio non parlare affatto, meglio incappare in “quei silenzi rilassati” (citando JD di Scrubs). Poi se in realtà sono silenzi imbarazza(n)ti amen.

Sono l’unica a preferire i silenzi imbarazza(n)ti ai discorsi sul tempo?

Sono così pigra che piuttosto che farli, preferisco passare per burbera. Grumpy.

 

 

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