Piccole donne (crescono)

Alias, un libro da serve, come direbbe il mio amico Holden.

Però Holden capiscimi, per molte di noi Piccole donne è il primo libro, quello che ci regalano per il compleanno non appena impariamo a leggere in prima elementare. Per questo motivo, perchè amo troppo incondizionatamente il libro, non mi sento di dare giudizi obiettivi perchè non posso. L’unica cosa che posso dire è che, ad anni di distanza e con tanti punti cinismo acquisiti nel tempo, alcune parti sono fin troppo fasulle e melense, ma perdono tutto all’autrice, Louisa May Alcott, che mi ha allevata come fosse una zia che vive in un’altra città.

Di Piccole donne hanno fatto varie versioni, ovvero, da ciò che ricordo:

– film del 1949

– film del 1994

– anime negli anni ’90

Se esistono altre versioni moderne non lo voglio sapere perché il film del cuore resterà sempre quello del 1994. Non ricordo quello del 1949 anche se l’ho visto, dovrei ripescarlo. Probabilmente è ancora più melenso del tollerabile, però c’era una Liz-meravigliosamente bionda-Taylor nella parte di Amy (quella all’estrema destra).

 

Conosciamo bene la storia della famiglia March, quasi come Romeo e Giulietta. Quattro sorelle vivono con la madre, mentre il padre è in guerra. La loro condizione economica non è delle più abbienti ma se la cavicchiano e fanno molta beneficenza soprattutto verso la famiglia Hummel che sforna un neonato all’anno. All’improvviso, arriva nel vicinato un nuovo acquisto, il nipote del vecchio burbero signor Lawrence, coetaneo delle ragazze. Sarà terribile, sarà viziato, ho sentito dire che è cresciuto in un ambiente di artisti come un nomade, dev’essere quasi un selvaggio, ommioddioorasvengo. Le ragazze fanno mille congetture finchè Jo si imbatte in lui ad una festa (uno dei capitoli più memorabili mai scritti) e riesce a constatare che Laurie/Theodore/Teddy è simpatico e garbato, offre perfino la sua carrozza per accompagnare una sorella azzoppata a casa, fregandosene di sembrare sconveniente. Da quel giorno la loro amicizia si rafforza progressivamente e Laurie diventa un nuovo membro della famiglia March.

Una delle mie parti preferite del primo libro è la descrizione delle ragazze: ogni volta che la leggo è come se i loro ritratti si dipingessero automaticamente davanti ai miei occhi; dopo anni conosco così bene Meg, Jo, Beth, Amy che quasi credo di averle conosciute di persona.

Margareth, la maggiore delle sorelle, aveva 16 anni ed era molto carina. Di carnagione chiara, era ben fatta, aveva occhi grandi, una abbondante e soffice capigliatura castana, una bella bocca e delle mani fini e bianche di cui andava molto orgogliosa. La quindicenne Jo era molto alta e sottile; di carnagione più scura, faceva venire in mente una giovane puledra; infatti non sapeva mai cosa fare delle sue lunghe estremità, che sembravano esserle sempre d’impaccio. La bocca aveva un piglio deciso, il naso era buffo; gli occhi grigi, che sembravano vedere tutto, erano di volta in volta severi, burloni o pensierosi. I lunghi, folti capelli erano la sua bellezza, ma li teneva di solito arrotolati in una retìna perchè non le dessero ingombro. Jo aveva spalle ben tornite, mani e piedi grandi, abiti trasandati e l’aspetto impacciato della ragazza che sta trasformandosi rapidamente in donna, e ciò suo malgrado. Elizabeth, o Beth come era chiamata da tutti, era una rosea fanciulla di 13 anni, con gli occhi luminosi e l’aria timida, la voce sommessa ed un’espressione tranquilla che difficilmente si scomponeva. Suo padre infatti la chiamava “Piccola Tranquillità”, ed il nome le stava a pennello, poichè Beth sembrava vivere in un suo mondo felice, dal quale usciva solo per incontrarsi coi pochi che ella amava e stimava. Amy, benchè la più piccola, si sentiva tuttavia molto importante. Aveva una carnagione candida, gli occhi azzurri ed i capelli biondi che le si ondulavano sulle spalle; pallida e sottile, si comportava come una giovane donna dalle maniere impeccabili. Quali fossero i caratteri delle quattro sorelle, i lettori lo scopriranno in seguito.

Inutile dirlo, ma la preferita delle sorelle è per TUTTE, Jo, l’anticonformista. Tutte vorremmo essere come lei ma non ne abbiamo il coraggio, nemmeno nel ventesimo/ventunesimo secolo.

Com’è Laurie? Laurie è figo, punto e basta. Da ragazzino non ci fa tanto caso, mentre da giovane acquista consapevolezza e si pavoneggia con le ragazze frivole, ma con le sorelle March è sempre lo stesso dolce Teddy.

 

Film del 1994.

Di nuovo, sarà che sono cresciuta con questo film, ma per me il cast è perfetto. O quasi. Meg mi delude, ora come 20 anni fa, non è per niente bella come quella del libro, ha i capelli crespi, gli occhi piccoli, il naso lungo, ma soprattutto manca di quel cipiglio elegante che tanto la rende particolare sulla carta. Jo è la meraviglia delle meraviglie, il volto degli anni ’90 Winona-cleptomane-Ryder, che vista così non ha niente di bello a primo impatto ma che nell’insieme ha un fascino unico. E vogliamo parlare del doppiaggio? Di solito è il Male, ma stavolta dà a Jo +1000 punti fascino. Beth è abbastanza azzeccata, dolce e malaticcia al punto giusto. Amy-scassaminchia-March è abbastanza irritante e molto bionda, quindi perfetta (l’attice Kirsten/Kristen-MariaAntonietta-Dunst o simili da piccola e ora è una supergnocca con vari Spiderman alle spalle mi fa sentire un rifiuto umano). Madre è in-can-te-vo-le. Susan Sarandon è la madre che tutte vorremmo essere, rincuorante solo a guardarla, si vede che ha sempre un buon consiglio o una frase di conforto. La amo incondizionatamente.

Passiamo all’argomento Laurie? Essì, dai. Dieci anni fa cercai notizie su questo film, quando Christian-quantoseifigo-Bale era semi sconosciuto. Volete sapere come lo definirono alcuni? DEFORME. Cioè. Me lo ricordo perché un trauma simile non si dimentica, mai. Laurie è stato il mio primo ammore, ben prima di Leonardo-nonfanientesenonhaivintolOscar-Di Caprio. E basta, l’amore non deve essere spiegato, si capisce. Anche perché poi è diventato Batman, insomma. E ora tutte gli sbavano dietro… eh no, care mie, c’ero prima io!!

 

Avrei fatto follie per essere al posto di Jo in questa occasione! ❤

 

Cioè, che ve lo dico a fare.

 

A parte il cast ben fatto, la tragedia di dover unificare due libri in un film della durata di meno di due ore è in agguato. E infatti, tragedia è. Mancano le situazioni comiche che diluiscono le prediche dei signori March che sono le più pallose della storia, e la seconda parte in cui tutti “crescono” è di una tristezza infinita. Come nel libro, tutti diventano assennati, perdono la scherzosità a causa delle disgrazie che affrontano, entrano in conflitto tra loro, vivono i disagi della vita indipendente dalla casa natia. Un po’ come accade nella realtà, e forse è per questo che non mi piace. O forse mi danno l’idea di accontentarsi un po’ troppo.

 

In tutto questo marasma, due personaggi contrastanti spiccano.

Anni prima del Team Vampiro e del Team Lupo mannaro di Twilight, c’era il Team Jo e il Team Amy.

Jo ed Amy si vogliono bene solo perchè vincolate dalla parentela e perchè devono far credere ai lettori che esistono i buoni sentimenti e le invidie si superano col lavorio interiore etc. Balla. Stratosferica.

Amy è odiosa e brucia il primo manoscritto di Jo ma Jo la salva dal congelamento quando Amy cade nella buca del lago ghiacciato. Ma lasciala lì, quell’oca!! E infatti secondo me Jo si pente di quel suo atto di generosità, perché la cara biondina non farà altro che soffiarle le migliori occasioni della sua vita, come il viaggio in Europa con una zia benestante. Per di più Amy sa solo fare dei bei disegni, ma manca di inventiva perchè ha una mente troppo ordinaria, mentre Jo ha molto più talento nella scrittura.

A parte tutto ciò, c’è la questione annosa della proposta di matrimonio di Laurie. Il giovincello infatti si propone a Jo che gli ride in faccia (ma è figo, pergiove!!! Sacripante, JO, è FIGO!!!!! E pure ricco). Ma la capisco. I loro caratteri sono troppo simili e litigherebbero sempre, anche se lui promette che le darà sempre l’ultima parola. Ma Jo non ha bisogno di una scimmietta che le dia sempre ragione, ha bisogno di un vero uomo più saggio di lei che la faccia maturare, mitigando il suo temperamento focoso e facendole incanalare le energie in qualcosa di più produttivo che non sia l’ira.

Quello che ho tanto amato di Jo è la sua insofferenza per il luogo che ama di più, la sua casa; ad un certo punto, per quanto stesse bene, decide di andare via. Anche il cambiamento peggiore è migliore della staticità.

In quest’avventura, Jo incontra un professore di tedesco (che nel doppiaggio ha un accento orribilmente ed erroneamente francese -.-”), povero ma secondo me fascinoso, il classico FILF (andatevi a cercare il significato). Mi rifiuto di credere che sia cesso come lo percepiscono le signore March, solo perchè non è ventenne. Da piccola odiavo tale prof di tedesco e tifavo incondizionatamente per Laurie, ma ora capisco Jo e credo che anche esteticamente non ci si potesse lamentare, essendo lui Gabriel Byrne.

Ommammamia
Live long and prosper!

 

Ho spoilerato un po’, ma alcune cose fondamentali non le ho dette, dai sono stata brava (almeno per questo 😉 ).

 

Lascio per ultimo un riferimento all’anime, che è la cosa più anni ’90 che ci sia, in stile: “sti cinesi copiano tutto”!! Forza, soffriamo insieme!!

 

 

Coraline e la porta magica

Chi? Caroline? NOO, Coraline!!!

Coraline e la porta magica è, per me, il cartone animato più inquietante mai visto, più di quelli di Tim Burton (anche se in materia non ho esperienza). Questo livello di “creepy-ness” è distrubante ma anche tremendamente intrigante, ogni frame è una piccola opera d’arte, non si riesce mai a distogliere lo sguardo e si ha l’impressione che ci siano moltissimi dettagli difficili da catturare con un solo sguardo.

 

E’ il genere di cartone animato che, visto a 10 anni invece che a 21, non mi avrebbe fatto dormire per una settimana. C’è da dire che io avevo una paura matta della strega di Biancaneve e tutt’ora evito la parte del film in cui compare (non sono mai stata una Grifondoro).

Breve trama (le immagini seguenti potrebbero essere fonte di spoiler).

Coraline è una bambina dai capelli blu che si è trasferita da poco in una nuova casa insieme ai genitori. In realtà la casa è antica (mi ricorda la casa vittoriana in cui abitavo in Inghilterra, ora che ci penso… OMG) e i genitori sono sempre concentrati sul lavoro e spesso trascurano Coraline (forse desidera dei genitori più attenti alle sue necessità, che partecipino volentieri ai suoi giochi…). La bimba si annoia a morte e non sa che fare, quindi va in esplorazione della casa e si incuriosisce alla vista di una porta che scopre essere murata. Ma non è come sembra.

Dove conduce la porticina?

 

La storia in sé è semplice, ma quello che fa la differenza è l’impatto visivo di certe scene. In questo film tutto ciò che dovrebbe essere esteticamente bello, fantasioso e giocoso ha in realtà un che di raccapricciante, tutto è perfetto solo in apperenza e a lungo andare si percepisce che c’è qualcosa che non va. Come se il mondo fosse stato parzialmente ricopiato in un’altra dimensione, ma in modo fin troppo artificioso e, a lungo andare, addirittura maldestro.

Il mondo in cui si ritrova Coraline infatti non è così interessante e lei se ne stanca presto. In più, la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato è così evidente da non poter essere ignorata, perciò la bambina cerca un modo per tornare alla sua vecchia vita. Il suo desiderio viene però ostacolato, a meno che lei non riesca a compiere una certa missione e a vincere una scommessa. Se fallisce, resterà per sempre prigioniera in quel mondo parallelo.

Questo sfondo di notte stellata non mi è nuovo 🙂

 

Il (breve) libro di Neil Gaiman mi è sembrata quasi una versione semplificata del film, più un racconto che un romanzo vero e proprio. Mi è piaciuto il soffermarsi sui ragionamenti di Coraline nel cavarsi d’impaccio nelle varie situazioni, ma non ho ritrovato il dinamismo che invece caratterizza il film. La storia originale è abbastanza simile alla versione cinematografica (per le differenze e curiosità, vedere wiki) tanto che, mentre leggevo, mi sono chiesta se non fosse la mia scarsa fantasia a penalizzare il libro stesso; forse durante la lettura avrei dovuto immaginare più colori e dettagli, ma riuscivo solo a ricostruire nella mia mente ciò che ricordo del film.

Il linguaggio semplice mi ricorda quello delle favole di quando ero piccola, ma il fondo pseudo-horror lo rende inquietante al punto giusto, in modo piacevole. Questo libro mi ha fatto proprio crogiolare nel creepy (non è per fare la saputella con l’inglese, ma questa parola secondo me rende meglio l’idea), ho voglia di rileggerlo magari dopo aver rivisto il film.

La morale di questa storia è quindi: attenzione a ciò che si desidera; se si avvera, potrebbe non essere come ci aspettavamo.

 

Coraline sospirò. – Tu proprio non capisci, vero? – disse. – Io non voglio tutto ciò che desidero. Nessuno lo vuole. Non veramente. Che divertimento sarebbe, se potessi avere tutto ciò che desidero, senza problemi? Non avrebbe nessun valore.

 

Ho scoperto che esistono anche delle illustrazioni, di Dave McKean, e queste vengono direttamente da un incubo.

 

100 libri da leggere secondo la BBC, ovvero la famosissima e anacronistica lista che non completerò mai.

Al momento sto leggendo un libro, ma cosa leggerò quando finirò questo?? Mi angoscio ad iniziare la saga di Game of Thrones… no, non ce la farei in questo momento storico. Per questi motivi ho deciso di chiedere consiglio a Google e dai risultati è venuta fuori la solita lista dei 100 libri da leggere assolutamente nella vita, classici più o meno antichi, pietre miliari della letteratura. E’ normale che qualcosina manchi in questa lista, ma 100 è un numero troppo piccolo per un elenco di libri validi (per fortuna).

Dato che adoro le liste, ho pensato di verificare il mio livello letterario, tenendo conto che un po’ di classici che ho letto qui sono assenti.

Stavolta sono stata davvero sincera, segnando in grassetto i libri letti e in corsivo quelli abbandonati o letti parzialmente.

Orgoglio e Pregiudizio – Jane Austen 
Il Signore degli Anelli – J.R.R. Tolkien 
Il Profeta – Kahlil Gibran
Harry Potter – JK Rowling 
Se questo è un uomo – Primo Levi
La Bibbia 
Cime Tempestose – Emily Bronte
1984 – George Orwell 
I Promessi Sposi – Alessandro Manzoni 
La Divina Commedia – Dante Alighieri
Piccole Donne – Louisa M Alcott
Lessico Familiare – Natalia Ginzburg
Comma 22 – Joseph Heller
L’opera completa di Shakespeare
Il Giardino dei Finzi Contini – Giorgio Bassani
Lo Hobbit – JRR Tolkien 
Il Nome della Rosa – Umberto Eco 
Il Gattopardo – Tommasi di Lampedusa 
Il Processo – Franz Kafka
Le Affinità Elettive – Goethe
Via col Vento – Margaret Mitchell
Il Grande Gatsby – F. Scott Fitzgerald 
Bleak House – Charles Dickens
Guerra e Pace – Leo Tolstoy
Guida Galattica per Autostoppisti – Douglas Adams
Brideshead Revisited – Evelyn Waugh
Delitto e Castigo – Fyodor Dostoyevsky
Odissea – Omero 
Alice nel Paese delle Meraviglie – Lewis Carroll
L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera
Anna Karenina – Leo Tolstoj
David Copperfield – Charles Dickens
Le Cronache di Narnia – CS Lewis
Emma – Jane Austen
Cuore – Edmondo de Amicis
La Coscienza di Zeno – Italo Svevo
Il Cacciatore di Aquiloni – Khaled Hosseini
Il Mandolino del Capitano Corelli – Louis De Berniere
Memorie di una Geisha – Arthur Golden
Winnie the Pooh – AA Milne
La Fattoria degli Animali – George Orwell 
Il Codice da Vinci – Dan Brown 
Cento Anni di Solitudine – Gabriel Garcia Marquez 
Il Barone Rampante – Italo Calvino 
Gli Indifferenti – Alberto Moravia
Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar
I Malavoglia – Giovanni Verga 
Il Fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello
Il Signore delle Mosche – William Golding
Cristo si è fermato ad Eboli – Carlo Levi
Vita di Pi – Yann Martel
Il Vecchio e il Mare – Ernest Hemingway
Don Chisciotte della Mancia – Cervantes 
I Dolori del Giovane Werther – J. W. Goethe
Le Avventure di Pinocchio – Collodi 
L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafon
Siddharta – Hermann Hesse 
Il mondo nuovo – Aldous Huxley
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon
L’Amore ai Tempi del Colera – Gabriel Garcia Marquez
Uomini e topi – John Steinbeck
Lolita – Vladimir Nabokov
Il Commissario Maigret – George Simenon
Amabili resti – Alice Sebold
Il Conte di Monte Cristo – Alexandre Dumas
Sulla Strada – Jack Kerouac
La luna e i Falò – Cesare Pavese
Il Diario di Bridget Jones – Helen Fielding
I figli della mezzanotte – Salman Rushdie
Moby Dick – Herman Melville
Oliver Twist – Charles Dickens
Dracula – Bram Stoker 
Tre Uomini in Barca – Jerome K. Jerome
Notes From A Small Island – Bill Bryson
Ulisse – James Joyce
I Buddenbroock – Thomas Mann
Il buio oltre la siepe – Harper Lee
Germinale – Emile Zola
La fiera delle vanità – William Makepeace Thackeray
Possession – AS Byatt
A Christmas Carol – Charles Dickens
Il Ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde 
Il Colore Viola – Alice Walker
Quel che resta del giorno – Kazuo Ishiguro
Madame Bovary – Gustave Flaubert
A Fine Balance – Rohinton Mistry
Charlotte’s Web – EB White
Il Rosso e il Nero – Stendhal
Le Avventure di Sherlock Holmes – Sir Arthur Conan Doyle
The Faraway Tree Collection – Enid Blyton
Cuore di tenebra – Joseph Conrad
Il Piccolo Principe– Antoine De Saint-Exupery 
The Wasp Factory – Iain Banks
Niente di nuovo sul fronte occidentale – Remarque
Un Uomo – Oriana Fallaci
Il Giovane Holden – Salinger
I Tre Moschettieri – Alexandre Dumas
Amleto– William Shakespeare
La fabbrica di cioccolato – Roald Dahl
I Miserabili – Victor Hugo

 

Ok, ne ho letti 35/100.

Comunque qualcuno mi spieghi che senso ha mettere nella stessa lista “L’opera completa di Shakespeare” e “Amleto”; un posto sprecato. E poi gli Harry Potter sono 7 libri, quindi hanno un po’ barato. E vogliamo parlare di “Amabili resti”? Per me vale meno della carta su cui è stampato. Ma vabbè.

Alla luce di tutto ciò, concludo tristemente che forse potrei leggere “La fiera delle vanità”, “Don Chisciotte della Mancha” (che ho pure in cartaceo anche se stampato in caratteri piccolissimi) oppure “Lo Hobbit”, ma essenzialmente non c’ho voglia, e questo è gravissimo, come avere una malattia.

 

Anche nel campo della lettura vale la regola che mi ha fatto aprire gli occhi, presentata nel film(one) “La verità è che non gli piaci abbastanza”: se un libro non mi attira, non mi tiene sveglia la notte, non mi fa dimenticare l’esistenza di internet e non mi distrae dal sentire fame, vuol dire che non è quello giusto per me.