Guida raffazzonata di Londra #4

Nota: nessuna delle seguenti foto è, purtroppo, farina del mio sacco. Al momento scrivo dal pc più lento della storia, quindi recuperare le mie patetiche foto fatte al cellulare e archiviate su Dropbox è troppo tedioso. Ergo, è tutto preso da internet, spero che gli autori non mi facciano causa.

I parchi di Londra in cui sono stata sono Hyde Park, Kensington Gardens e Green Park; scelta banale, lo so, ma li ho enjoyati molto perché ho avuto la fortuna di beccare condizioni climatiche favorevoli all’esplorazione.

Come si gira in Hyde Park? Che domande, in bici. Non dovete fare cose complicate, ma affidarvi al servizio efficientissimo di bike-sharing gestito da Barclays.

Tutto ciò che vi serve per noleggiare una bici a Londra è una carta di credito/prepagata (anche la PostePay va benissimo). Le stazioni sono delle rastrelliere con le bici attaccate ed una sorta di totem/terminale con una specie di bancomat (capacità descrittive alle stelle). Se volete conoscere la posizione di una certa stazione, installate la app di Barclays sullo smartphone: vi mostrerà tutte le stazioni in una mappa e vi segnalerà anche quante biciclette libere ci sono in ogni stazione. Una volta giunti alla stazione scelta (nei pressi di Hyde Park e Green Park ce ne sono varie), inserite la vostra PostePay: il terminale ne memorizzerà il codice e vi chiederà che tipo di abbonamento volete attivare. Per un giretto occasionale conviene noleggiare le bici per 24 ore al prezzo di 2£. Dopo aver selezionato l’abbonamento che vi conviene di più, il terminale vi darà un bigliettino con un codice di 5 cifre che dovrete digitare entro 10 minuti dall’erogazione in un tastierino che si trova ad ogni singolo stallo della bici. Non ricordo se ci siano lucine o segnali acustici, comunque tirate forte e staccate la bici dal suo parcheggio. A questo punto andate felicemente in giro. Se riportate la bici in una qualunque altra stazione entro 30 minuti, non avrete spese aggiuntive, quindi vi conviene muovervi a tappe così da spendere il meno possibile. Se quando arrivate alla stazione tutti i posti sono occupati, inserite la PostePay nel terminale ed esso vi segnalerà una stazione con posti liberi raggiungibile in 5 – 10 minuti, in modo da non dover pagare extra solo perchè non ci sono stalli liberi. Potete staccare e attaccare le bici numerose volte, credo all’infinito.

Ora che abbiamo preso la bici – prendiamola a Green Park appena scesi dalla metro – andiamo a fare una bella pedalata: Green Park è relativamente piccolo, quindi si gira in bici allegramente. Enjoyate il momento: verde ovunque, viali enormi rettilinei, profumo di erba, bambini che giocano, cani, daffodils, il vento fresco che vi sfiora il viso mentre pedalate… non ringraziatemi. 😛

Dopo aver girovagato per tutto il Green Park, mollate la bici e fermatevi a Buckingham Palace, il simbolo dell’inglesità insieme al Big Ben e a Westminster. Oltrepassate le bellissime cancellate nere e oro scopiazzate da quelle di Versailles e andate a vedere la rotatoria col Queen Victoria Memorial, di fronte al Buckingham.

Ora, la cosa PIU’ SCONTATA che potrete mai fare è assistere al Cambio della Guardia. Concediamocelo, anche se è molto mainstream. Appostatevi davanti al cancello del Palazzo, possibilmente al centro e impedite il passaggio a chicchessia malvagiamente. Controllate prima gli orari su questo sito.

Dopo il Cambio della Guardia, potete anche andare a mangiare, magari proprio al parco, seduti sull’erba col sole che vi riscalda ❤

Dopo pranzo, se ce la fate ancora a pedalare, potete andare ad Hyde Park, che è mooolto più gigante di Green. Lascio parlare le foto (non mie). Anche qui ci sono tante stazioni delle biciclette, divertitevi ad esplorare il parco! Un avvertimento: ci sono viali pedonali e altri ciclabili, quindi attenti a non invadere spazi che non vi competono!

Di seguito ecco una mappa dettagliata del Parco, insieme ai Kensington Gardens – uffa, se avessi trovato la mappa al tempo opportuno avrei fatto dei giri più fighi, invece di andare alla cieca! – .

Mappa di Hyde Park che avrei voluto trovare prima

VI PREGO, dovete fare una cosa per me!!!11!1!11!!!1!! Se vi trovate a Londra al parco, andate a noleggiare il pedalò al Serpentine: è la cosa più bella che ci sia, quando ho visto il lago sbrilluccicante al sole ho avuto un moto di rimescolamento di orgoglio siciliano e ho adorato quell’istante. ANDATE-A-QUESTO -CAVOLO-DI-PEDALO’!! Le parole sono superflue per descrivere questa meraviglia!

 

Attaccati ad Hyde Park, ci sono i Kensington Gardens, dei giardini di rara bellezza: viali enormi, alcuni ciclabili e altri solo pedonali, fiori ovunque. Da vedere il Kensington Palace (residenza di William e Kate, credo), l’antistante Diana Memorial e i giardin(ett)i circostanti: un trionfo di colori, le aiuole sono curatissime e ci si può passeggiare tranquillamente. Una cosa che mi piace tanto della famiglia reale: condivide le sue ricchezze storiche/architettoniche e le mette a disposizione della plebaglia.

 

A parte questo, ci sono tante altre cose bellissime da vedere. Una chicca, che non so quanto sia nota ai più, è la statua di Peter Pan ai Kensington Gardens.

 

Continuando a girellare per questi giardini, ci si imbatte anche negli Italian Gardens, in perfetto stile settecentesco/illuminista. Guardate come le geometrie imposte dall’uomo si fondono armoniosamente con la natura circostante!! Raramente un posto mi ha ispirato più serenità, e la vista del Serpentine che parte da questi giardini e si impossessa della terra non ha prezzo! Ok, la smetto.. non ho le competenze per descrivere questo incanto!

Guardate che meraviglia con la neve!! Sindrome di Stendhal portami via ❤

 

Ok, ora svengo, così la facciamo finita. [ultimo intermezzo delirante Stendhaliano].

Vi segnalo un’ultima cosa: l’Albert Memorial. andate là, ammiratelo nella sua maestosità e sedetevi sui gradini che danno sul Royal Albert Hall. Ammirate e basta.

 

Oltre quello che vi ho detto, ci sono un sacco di altre cose stupende da vedere, ma sono così sopraffatta che sinceramente non ricordo. Ho passato una così bella giornata nel verde da essere completamente estraniata dalla vita e da tutto l’universo, come in un magico momento hippie, quindi non so. E’ tutto molto soggettivo, quindi se avete un briciolo di fricchettonaggine, ANDATE AI KENSINGTON GARDENS & Co.

Se avete un po’ di sale in zucca, non fate come me ma ENTRATE NEI POSTI; io sono una cocciutissima tirchia che preferisce vedere le cose da fuori piuttosto che entrare dentro, perché, come nei musei, se le visite sono lunghe poi odio il posto stesso che prima adoravo. Non so che nome abbia questa malattia ma è così. Se voi siete più sani di mente, entrate al Kensington Palace e al Royal Hall e nel caso fatemi sapere così che io mi penta amaramente della mia superficialità.

 

Ultimo caveat: attenti agli scoiattoli, sono troppo carini e coccolosi!

 

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Guida raffazzonata di Londra #3

Giusto per rinfrescarci la memoria, ecco di nuovo il link della mia personalissima Mappa raffazzonata di Londra.

 

Mappa raffazzonata_anteprima

 

 

Adesso potrei andare avanti per temi, ovvero MUSEI e PARCHI, ovviamente tenendo conto della moltitudine di cose da fare&vedere e della conseguente angoscia per l’impossibilità di portare a termine tutti i percorsi, angoscia che pervaderà ogni secondo del vostro viaggio. Ma non facciamoci sopraffare da queste piccolezze e andiamo per Musei.

Una piccola parentesi sui Musei. Non sono la turista che ama i musei, a me di solito piace girare per le strade di una città piuttosto che stare al chiuso, ma se piove e fa freddo, entrare in un museo è un’ottima idea. Dopo qualche ora, però, mi capita di non poterne più, anche se sto visitando i musei più belli del mondo, quindi comincio a perdere l’attenzione, a voler scorrere le teche velocemente, a lamentarmi, a distrarmi, a sentirmi affamata etc etc e divento tediosa. Per questi motivi vado al museo quasi sempre DA SOLA: se non avete persone esattamente identiche a voi in materia, NON PORTATEVELE DIETRO, comincerete a detestarvi mortalmente a vicenda. In ogni caso, è consigliabile visitarne al massimo 3 al giorno, altrimenti l’Odio è in agguato (a meno che non siate veramente amanti dei Musei, ovvio).

La cosa bella di tanti musei di Londra è che sono gratis. Anche quelli più meravigliosamente fighi. Un’altra cosa bella è che tre Signori Musei sono tutti sulla stessa strada, Exhibition Road. Scendete alla fermata della metro di South Kensington, percorrete i lunghissimi corridoi che conducono direttamente all’interno dei Musei -ottimo se piove- oppure uscite in strada e giratevi verso il Natural History Museum, la cui entrata principale dà su Cromwell Road. Nota: se andate il sabato, fatelo di mattina presto, appena apre, perché dalle 11 in poi verranno frotte di marmocchi. Non vi sto a dire cosa vedere di questo Museo, ci sono pagine e pagine di guide, ma quando entrate resterete sicuramente colpiti dalla sua architettura, che si può riassumere con una parola: Hogwarts.

La statua in cima alla scalinata è Charles Darwin (foto mia)

 

Dopo questo c’è il Victoria&Albert Museum, che è peggio del labirinto di Alice in Wonderland perché immenso e con opere di tutti gli stili e i periodi storici. Si vedrà sempre un sacco di gente appassionata e/o studiosa d’arte che fa ritratti alle statue, a qualunque ora e in ogni angolo delle sale. Il cortile interno è molto grande e spesso sede di allestimenti di artisti moderni (cose di cui non ho la minima conoscenza).

Facciata del V&A, sempre molto decorata (foto mia)
Non ho idea di chi fosse l’artista, ma carini i pesciolini giapponesi (foto mia)

 

Se ce la fate ancora fisicamente e mentalmente, potreste provare ad andare al Museo della Scienza, che è carino per i vari angolini interattivi, molto adatti ai bambini e che per me erano un po’ meh. (devo ammettere che non l’ho visitato come avrei voluto perché ero stanchissima).  Bella la parte sullo spazio, con tante ricostruzioni di satelliti artificiali e dimostrazioni di vita quotidiana degli astronauti.

 

Il mio Museo del Cuore è la National Gallery, di cui a malapena sapevo l’esistenza. Tutto è nato per sbaglio, perché mentre girovagavo (dopo una deludente tappa da Harrod’s) mi è balenato in mente “Piccadilly Circus”, pensando che fosse qualcosa di famoso. Allora, molto semplicemente, ho preso la metro e sono scesa a Piccadilly Circus. Quando ho risalito le scale della stazione e ho visto, mi sono innamorata. Anche stavolta non si spiega, si vive. Per non rendere il post troppo chilometrico, salterò direttamente al museo, ignorando anche la piazza in cui si trova. Ancora non mi spiego come un posto così sia gratis. Sale e sale pavimentate di parquet, divani di pelle marrone di una comodità suprema, ogni sala con un colore diverso di tappezzeria e ovviamente, dipinti, dipinti everywhere. Quadri di pittori inglesi come Turner e Constable, di impressionisti come Manet, Monet, Pissarro, Degas, Renoire, di idoli come Picasso, Caravaggio e Canaletto… Canaletto, oddio-se-ci-penso-mi-commuovo. Ma lo sapete quanto è bello osservare un dipinto di Canaletto a 2 cm dal vostro naso? Just do it.

Nota importante: MAI FARE FOTO ALLA NATIONAL GALLERY. E’ severamente vietato, appena vi beccano cominciano a sbraitare “NO PHOTOS, PLEASE!!1!11!!1!!!” con ira funesta. In realtà è vietato anche l’uso del cellulare, non si può nemmeno telefonare! Severità assoluta, quindi vi prego, non fate gli italiani e isolate il mondo che non ha la fortuna, come voi, di essere alla National Gallery. Godetevi il momento e non condividetelo con nessuno. SIATE EGOISTI.

La più grande meraviglia che abbia mai provato in vita mia (senza esagerazioni) è nata proprio in questo museo, nella sala in cui ho scoperto essere esposto il mio quadro preferito, di cui non ricordo MAI il titolo nè l’autore. Non ho idea del perché sia il mio preferito.

An Experiment on a Bird in the Air Pump by Joseph Wright – Ecco com’era!!

Vi ricordate la regola: MAI FOTO ALLA NATIONAL GALLERY? La prima volta che ci sono stata non lo sapevo (negli altri musei si poteva fotografare tutto) ma ho avuto fortuna perché ho scattato qualche foto e nessuno mi ha rimproverata! 😛

Alle scuole medie ho riprodotto questo dipinto di Monet con le matite, una delle cose più belle mai tentate! (foto mia)

 

Questo museo è diventato il mio luogo preferito; se avessi vissuto a Londra, sarebbe stato questo il posto in cui sarei andata in caso di pessimismo cosmico e tristezza a palate; è stato l’unico che con i suoi divani comodi e i suoi dipinti stupefacenti mi ha fatta sentire serena e protetta.

Qui ho visto la mostra periodica dei Girasoli di Van Gogh, versione olandese e versione inglese. Figo ma limitatamente. NO PHOTOS, PLEASE!

 

Il British Museum è colossale per la sua architettura interna e per la Stele di Rosetta. Per il resto, ok ma a livello di roba egizia il Museo Egizio di Torino è molto meglio, IMHO. Non metto foto perché le mie non sono belle e se cercate su internet trovate tutto (e sto scrivendo da un pc tartaruga, sia per lentezza che per longevità).

 

Due musei che nessuno si fila sono il Sir John Soane’s Museum e l’Hunterian Museum, entrambi localizzati ai Lincoln’s Inn Fields, a pochi passi dalla stazione della metro Holborn.

Il primo è in effetti una vera e propria casa vittoriana mantenuta in perfetto stato di conservazione e appartenuta ad un -credo- nobile con la passione dei viaggi e del collezionismo. Sir John Soane infatti raccolse oggetti di tutti i tipi: pezzi di templi greci, quadri, stampe, arazzi, tazzine, servizi di porcellana, reperti archeologici vari. Attenti all’orario di chiusura, che è circa alle 18 alle 17 e l’ultimo ingresso è circa mezz’ora prima (ma non ne sono sicura). Passando dalla via Lincoln’s Inn Fields si vedono solo dei bei palazzi, non si penserebbe che ci sia un museo. Guardate bene alla vostra sinistra e fermatevi all’anonimo cancelletto nero davanti al quale ci sono delle simpatiche signore pronte a invitarvi ad entrare e a porgervi delle buste di plastica per le borse, in modo da non infognarvi oggettini e non fare foto. Qua inutile che fate i furbi, ci sono due addetti per stanza, quindi vi beccano. La casa è piccolina e si visita in circa 20 minuti, molto molto affascinante e molto vittoriana. Andateci punto e basta.

L’Hunterian Museum è esattamente di fronte il Sir John Soane’s Museum, oltrepassando i giardinetti, accanto alla scuola di medicina, infatti il museo è a tema scientifico (vi ho fregati! MuahahahahAHAHAHAHAH!!!!!), più specificamente, chirurgico. Ingresso libero, vi daranno un cartellino “visitors” all’ingresso e poi potrete girare liberamente. Al primo piano ci sono un sacco di campioni (animali) in formalina, andando su vedrete campioni umani (feti abortiti e malformati), attrezzi chirurgici e, cosa che più mi ha affascinata, protesi facciali progettate per le vittime di bombardamenti durante la Prima Guerra Mondiale. Non avevo mai pensato al fatto che i soldati potessero essere vittima di esplosioni e schegge che asportassero pezzi di viso e che, tornati alla “vita normale” avessero enormi difficoltà a inserirsi in società. Ecco quindi che cominciò a svilupparsi la chirurgia ricostruttiva, molto lontana da quella che conosciamo noi, cent’anni dopo. Se vi interessa l’argomento, c’è un articolo interessantissimo qui.

Non ho foto di questo museo perché ero troppo presa dalle esposizioni che non me ne poteva fregar di meno di condividere. E poi sono cose così particolari che o si amano, o suscitano orrore. Queste visite sono state una meravigliosa espressione del mio egoismo. MuahahahahAHAHAHAH!!!

Ricordatevi sempre che, come scrisse Stendhal in Il rosso e il nero:

 

le vere passioni sono egoiste

 

Ok, la mia cattiveria il mio egocentrismo ha trovato il suo sfogo, ciao ciao.

Intermezzo frivolo: Summer Clothing Essentials

Scrivo questo post anche se è completamente off topic rispetto agli intenti del Rudere; lo considererò un’estensione della categoria L’angolo dell’egocentrismo. Lo faccio perché tra i miei interessi TEORICI c’è la moda, quindi per una volta proverò a cimentarmi.

Per Summer clothing essentials intendo i capi che secondo me non possono mancare in un contesto vacanziero ma che non sono propriamente da città.

Lo scenario si descrive da sé con poche parole: sole, mare, caldo, vento, cazzeg otium. La cosa bella di queste circostanze è che tante regole vanno a farsi benedire perché “siamo in vacanza, non dobbiamo angosciarci con i vestiti pure ora” e “se mi vesto in modo più pacchiano/strano/trasandato non mi importa perché tanto non mi conosce nessuno OPPURE fa tanto caldo che a nessuno importa”. Queste frasi sono il mio mantra. Non mi odiate per la mia sciatteria, a parlare è una persona tremendamente pigra, che preferisce la comodità (quasi) sopra ogni cosa. Shame on me!1!!111!!1!! Esempio: per dormire/stare in casa/andare in spiaggia posso usare idealmente gli stessi vestiti, alias maglietta logora e pantaloncini + infradito. STOP. Ma per dare al guardaroba una certa eterogeneità, questi sono i vestiti che gira e rigira metto d’estate.

 

1. Vestitini a fiori/colorati. Sono leggeri, a lunghezze decenti e con accessori più rifiniti sono portabili anche per un giro in centro, non richiedono fatiche negli abbinamenti. Se lo sfondo è chiaro, via con sandali e borse bianche/panna/beige; se lo sfondo è scuro idem con colori scuri. Secondo me è meglio mantenere gli accessori in colori neutri per non appesantire la florealità del look.

Gaudì P/E 2014

 

2. Un vestitino bianco. Sta benissimo a tutte quelle con normali livelli di melanina; io che sono color cadavere credevo di essere esonerata dal club “Bianco in estate” e invece NO: se il vestito in questione è piccolo (minidress) e abbastanza decorato -accessoriandolo bene-, se pò ffà. Soprattutto per serate a tema nelle discoteche-lido di Lipari dove le ragazze vestite di bianco non pagano (LOVE!).

Tipo io ho questo:

Naf Naf P/E 2014

 

3. Vestitino scrauso ma carino per il mare. Si parla di abiti presi in super saldo da H&M, Zuiki & Co, da distruggere con salsedine, tè freddo, gelati etc. Giusto per non tornare a casa, dopo una mattina di sunbathing, in costume e per mantenere un po’ di dignità se si va a comprare il pane al volo. Nell’estate del 2012 ho comprato il vestitino blu che vedete in foto; il primo anno lo usavo per uscire di giorno e di sera, mentre da quest’estate l’ho declassato ad abitino da spiaggia.

Una genialata è il vestitino a fascia con la parte superiore elasticizzata (meglio se con un laccetto) ed in tessuto sintetico (e a fantasia, non giallo come questo della foto), ottimo se rientrate a casa col costume non del tutto asciutto dopo l’ultimo bagno a mare (quanto è odioso vedere il copricostume che progressivamente si inzuppa!!), togliete allegramente il “pezzo di sopra” del costume e scorrazzate per il paesello marittimo libere e felici, tanto l’elastico dovrebbe reggere.

per dare un’idea, questo però è di La Perla

 

4. Shorts. Non li adoro perché implicano uno sforzo di abbinamento con il pezzo di sopra, ma mi rendo conto che sono inevitabili. Da mettere solo in circostanze marittime; più siamo vicine alla spiaggia, più sono opportuni. Come dice Lolla, basta prendere dei vecchi jeans e tagliare, così regoliamo anche la lunghezza a nostro piacimento. Sono pazza io o quelli che vendono sono oscenamente corti?! O sono vecchia?

 

5. Cardigan o pullover di cotone bianco o panna, rigorosamente carino e coccoloso. Perché la sera, al mare, tira un vento tremendo e nessuna di noi vuole essere derisa per essersi beccata il raffreddore ad agosto, nevvero?

 

6. Pantaloni bracaloni. Pantaloni LARGHI e fluttuanti, di tessuto leggerissimo, cotone o viscosa (il lino no anche se dev’essere stupendo, ma me lo facevano mettere a 10 anni e mi sentivo una vecchiarda). I pantaloni che intendo io quasi non si sentono, ma proteggono da zanzare & Co in modo efficace. Li trovo ogni anno da Zuiki, economicissimi e in colori base. Non slanciano affatto, ma chissene2.0.

 

Quest’anno sono tornati di moda gli anni ’90 (alla Willy, il principe di Bel Air), ovvero i più terrificanti della storia, ma con degli adattamenti volti alla sobrietà, cpf, ce la possiamo fare. Se ne trovano un sacco da Oviesse, che da un paio di anni sto rivalutando tantissimo.

Oviesse P/E 2014

 

7. Gonne a ruota. Ce ne sono tante, di tutti i tipi e fantasie, ma una nera secondo me non può mancare. Ne ho presa una da Zuiki in saldo e ancora la devo collaudare, ma credo che non me ne pentirò. La mia illusione è di riprendere lo stile carinissimo di Zooey Deschanel. Ignorate la magrezza e la slavataggine della biondina in foto, guardate solo la gonna.

http://www.ilfont.it

8. Sandali. Qua arrivano le dolenti note, infatti nel 90% del tempo che trascorro in vacanza voglio stare comoda, quindi non posso fare a meno di osannare le Grunland (o Birkenstock et similia) per la loro meravigliosità. Le ho sempre francamente detestate, ma provandole per pura curiosità mi sono resa conto che sono una figata. Certo, belle no, ma me ne frego.

Se malauguratamente devo andare ad una festa (livello: laurea o superiore), allora, piangendo, metto dei sandali semplici, T bar, di colore neutro con tacco di 11,5 cm 😦

Se devo essere leggermente più guardabile ma non voglio morire di dolore, vado di Espadrillas con zeppa di corda blu, che stanno bene su tutto. In generale a me piacciono tutte le scarpe con le zeppe in corda, fanno molto hippie.

Volendo aggiungere altro, possiamo metterci dei sandali rasoterra -ma non troppo, altrimenti fanno male come dei tacchi killer- in colori neutri così da abbinarle a tutti i colori/fantasie/stili.

Zara P/E 2014

 

Per il momento non mi viene in mente altro, tranne banalità come top e magliette rigorosamente LARGHE perché fa CALDO (parlo dalla Sicilia, dove a volte si rasentano i 40°C e si sta bene solo a mare, dentro il mare). Fare la fighetta (non che ci sia niente di male, eh) non mi è mai interessato, figuriamoci in periodi dell’anno climaticamente estremi. Sarà che soffro di pressione bassa? Sarà che sono l’unica comodista del mondo?

 

Guida raffazzonata di Londra #2

Dopo aver visto la zona di Westminster, andiamo verso Bankside. Possiamo scegliere di prendere la metro (da Westminster a Blackfriars, attraversando l’omonimo ponte per tornare alla sponda opposta del Thames) oppure a piedi, ripassando da Westminster Bridge e dai Jubilee Gardens, fino al museo Tate Modern. Questa passeggiata è molto fascinosa soprattutto con tempo sereno, infatti ci sono un sacco di alberi e la vista del fiume è bellissima, mi dà l’idea di una Londra più “città” e meno “ommioddiosonoaLondra!!11!!1!!!!!1”. A questo punto potete scegliere di fare una pausa come i  londoners; consiglio di andare in catene come EAT o Prèt-à-mangèr perchè il cibo è leggero ed economico, altrimenti potete sempre optare per un pub lungo il percorso (sono andata al Founder’s arms; carino, vista sui ponti quindi panoramicissimo, ma con 20 £ in due non ci si sazia granché).

Per dettagli sulla zona:

http://www.visitbankside.com/visiting-bankside-london

http://www.outonsite.co.uk/the-little-house-on-bankside-with-the-big-history/

Nella foto che segue c’è il Tate Modern, dove si entra GRATIS -tranne per alcune esposizioni-. Non ci sono mai stata perché non mi piace l’arte moderna, ma so che dalla torre si vede un panorama da sogno della cattedrale di St. Paul.

Andando poco avanti, si arriva al Globe, teatro che è una RICOSTRUZIONE del vecchio Globe di William Shakespeare. Non fate come me che andate tutti contenti ed emozionati e poi vi crolla il mondo addosso (first world problems). Il teatro originale, infatti, andò distrutto nel ‘600 a seguito del Grande Incendio di Londra, e un attore americano decise di investire il proprio capitale per ricostruirlo fedelmente nel 1997. Il teatro è attivo e provvisto di posti a sedere in galleria e bagni (di cui non c’era traccia nell’originale).

A questo punto tornate leggermente indietro, al Tate Modern e dategli le spalle: ecco a voi il Millennium Bridge. Costruito nel 2000 per festeggiare il nuovo millennio, è volutamente diverso dall’architettura degli altri ponti e rappresenta un inno alla modernità e all’espansione della città. Dal ponte c’è una vista indimenticabile di St. Paul, che insieme al The Shard (quel grattacielo piramidale) di Renzo Piano è diventato il mio monumento preferito.

Amore puro.

St. Paul’s Cathedral vista dal Millennium Bridge (foto mia)

 

vista dal Millennium Bridge: in alto a sinistra la Luna, Tower Bridge in fondo e a destra, The Shard! (foto mia)

 

Attraversate il Millennium Bridge (c’è un vento assurdo) e arrivate fino a St. Paul. Se potete entrateci, si paga ma so che ne vale la pena. La zona attorno la Cattedrale è molto carina, sa di bohèmien e ci sono dei localini dove si fa l’aperitivo col 2×1 e cose così. Perdersi in quella zona è consigliato, tanto resta il punto di riferimento del Cupolone londinese.

Eccola, St. Paul!! ❤

 

Dopo questo giretto, andate di nuovo dall’altra parte del Millennium Bridge e e procedete in avanti, proseguendo il percorso di prima. Vedrete alla vostra destra un antichissimo e leggendario pub, il The Anchor. Ci stiamo avvicinando alla zona dei Borough Market, fascinosissima.

Andando ancora avanti, si arriva al Borough Market. NON andateci di domenica perché è chiuso. E’ uno dei mercati più antichi e famosi del Regno Unito, ha avuto su di me un fascino inspiegabile, di pura rivoluzione industriale, di Londra produttiva ma anche miserabile e oscura alla Dr Jeckill e Mr Hide (ok, finito il Suggestione Time). Tutto il cibo del mondo è lì, tutte le cucine, gli ingredienti etc etc.

Perdetevi nel mercato con moderazione -altrimenti non ne uscite più- e aggiratelo. Immagino che a questo punto avrete stra-stra bruciato le calorie del pranzo e starete morendo di fame. Se vi piacciono i cupcakes, andate da Patissèrie Lila, una caffetteria adorabile che fa tortine e dolci di tutti i tipi. Costicchia ma per una volta ne vale la pena.

i cupcakes assassini (foto mia)

 

Si suppone che la pausa vi abbia aiutato, quindi potreste spingervi fino alla Cattedrale di Southwark -scoperta casualmente, ingresso gratuito- e vedere i dintorni. Anche qui, perdetevi e girate per i localini dove si cucina cibo di tutti i tipi all’aperto e si mangia ad ogni ora (questo è il bello degli inglesi, non hanno regole e non si scandalizzano facilmente).

 

A questo punto potreste decidere di tornare alla vostra Base prendendo la metro a London Bridge. Dato che la mia Base era Waterloo, sono tornata al London Eye e ci ho fatto un giro con mia madre (che soffre di vertigini ma è salita lo stesso con me ❤ ).

Suggerimento pseudo-romantico: per salire sul London Eye, prediligete il tardo pomeriggio, quando il sole sta per tramontare (c’è anche meno fila). Trovarsi lassù al tramonto e vedere Londra notturna dev’essere un incanto. [Non sono riuscita a vedere il tramonto da lì, purtroppo, ma pazienza, fatelo voi se potete]

Vista dal mio gabbiotto (foto mia)

 

Una nota. Non sono andata sul Monument, costruito in memoria del Grande Incendio di Londra, con millemila scalini (costo 3 £ e danno anche un certificato per essere saliti fin lassù) perchè lì si che chi soffre di vertigini avrebbe problemi. Ah ma ci andrò, eccome se ci andrò!!!

 

Bene, per il momento è tutto.

See you soon!!

Guida raffazzonata di Londra #1

E che siamo, all’Inghilterra?? (cit. Pino Cammino)

 

Tutti parlano di Londra e rompono le scatole; sono le persone che me l’hanno fatta odiare, ma quando ci sono stata l’ho adorata.

Questo post è un pretesto per ripercorrere con la mente le mie escursioni più o meno solitarie della City e dare delle dritte (?) a chi volesse cimentarsi nell’impresa esplorativa.

Due cose sono fondamentali:

1) non comportarsi da italiani;

2) perdersi.

Il primo punto è semplice: non urlare, non  sbraitare, non portare con voi bambini perchè tanto si annoiano e non capiscono granchè, non sproloquiare perchè tanto la gggente vi capisce; Londra, infatti, è invasa da italiani che vivono e lavorano da anni/mesi/etc, quindi non fate la figura dei peracottari. Un po’ di contegno, sùsù!! Londra non è come Napoli o Palermo, dove i turisti sono visti come polli da spennare, ma cercate di non sembrare troppo turisti, niente abbigliamento da escursione alle Gole dell’Alcantara, per intenderci. Certo, se dovete chiedere un’informazione fatelo, la gente sarà disposta ad aiutarvi anche se il vostro inglese non è eccelso, ma comunque avvaletevi dei moderni mezzi tecnologici per orientarvi, non solo per condividere cavolate della vostra vita di cui non importa a nessuno.

Il secondo punto è fondamentale e vale per tutti i viaggi. Ok andare a Westminster, ok salire sul London Eye, ma non limitatevi agli itinerari for dummies. Fate delle semplici ricerche online per venire a conoscenza dei posticini particolari di Londra e aggiratevi per le stradine anche solo per assaporare l’atmosfera, per vivere la città in modo più profondo. I giri a vuoto vi sono amici.

Mappa raffazzonata di Londra

 

Mappa raffazzonata_anteprima

 

Se cliccate sul link, vedrete i miei folli obiettivi. Non ho visto tutto, anche se sono stata a Londra 6 volte in tutto, 12 ore al giorno. Mettetevi l’anima in pace perchè NON riuscirete a vedere tutto ciò che programmate di visitare. Rassegnatevi e state sereni.

Ogni punto ha un suo perchè: i simboli rossicci con i pallini indicano i posti che ho visto, quelli senza indicano quelli che mi sono persa, le tazze indicano le caffetterie, le posate i ristoranti, le borse i negozi fighi, gli omini in bicicletta i parchi, il sole i posti da vedere se il tempo è clemente perchè sono tutti all’aperto. Capitan Ovvio colpisce ancora.

Andiamo per gradi e cominciamo con le attrazioni for dummies, che tanto sono tappe obbligatorie quindi togliamocele di torno.

Fermata della metro: Westminster. Io però vi consiglio di scendere a Waterloo, la stazione dei treni. Date le spalle ai treni e andate a sinistra, verso gli ultimi binari, uscite dalla stazione dalla porta laterale, dove prenderete un sottopassaggio e attraverserete una strada per poi imbattervi nella maestosità del London Eye e dei Jubilee Gardens. Andategli incontro e vedrete la fila tremenda: keep calm and don’t panic, verrà il tempo del London Eye; bypassate la ruotona e andate alla sua sinistra, sul lungoThames, passando per l’Aquarium, il Dungeons e altre attrazioni da ignorare per il momento. Fate anche qualche foto con il Big Ben di sfondo, è una cosa da turisti ma ve la concedo.

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Nota: questa foto è stata scattata da Waterloo Bridge perchè invece che passare dall’uscita laterale della stazione Waterloo, ero uscita da quella frontale e ho fatto strada a casaccio: però mi sono imbattuta in una bella visuale senza volerlo, con tanto di punta del The Shard di Renzo Piano a sinistra -me ne sono accorta ADESSO dopo 6 mesi-. L’importanza di perdersi

 

In fondo a questo percorso c’è una scalinata che vi porta al Westminster Bridge: salite e percorrete il ponte senza mai staccare gli occhi dal Big Ben (alla vostra destra); impossibile non notare nel frattempo la gente che corre come se fosse invasata, gli autobus a due piani, i taxi, i tedeschi che si vede che sono turisti mentre voi siete fighi e sembrate Londoners. Attenti che a volte ci sono dei soggetti loschi che fanno il gioco delle tre  carte e spillano soldi: ignorateli fingendo fretta.

Arrivati al Big Ben, emozionatevi quanto vi pare, enjoy the moment e non rompete le scatole. Ebbene sì, siete veramente a Londra!!! Congrats.

 

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Ora tutto dipende da quanto volete spendere per visitare questi luoghi. L’unico posto di quella zona in cui sono entrata è Westminster Abbey, con mia madre, perchè entrambe abbiamo amato “I pilastri della Terra” e ci piacciono le abbazie. Aggirate l’abbazia e guardatela bene anche da fuori, è bellissima. Foto foto foto. Se guardate l’ingresso principale della cattedrale, noterete alla sua sinistra una chiesetta piccina picciò (si intravede nella foto) con ingresso GRATIS; entrate, credo sia una delle più antiche chiese cattoliche della zona. Il biglietto per Westminster Abbey costa 18 £ (21.6 £), ovvero assai, ma ne vale la pena se vi piace il genere -tante chiesette in una sola chiesa- stile Notre Dame de Paris. Nel prezzo è anche compresa l’audioguida in italiano e volantini che vi segnano tutto il percorso. Il tempo di visita è di un’ora abbondante, se volete soffermarvi, tenetene conto per la vostra tabella di marcia.

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Una volta usciti da Westminster, prendete aria e tornate al 2014. Percorrete il lato sinistro della cattedrale, se potete attraversate la strada (si guarda prima a destra e poi a sinistra, mi raccomando!!) e costeggiate The House of Parliament. Guardate quanto è figo e poi trovatevi nei giardini antistanti il Parlamento, con tanto di meridiana, memoriale per l’emancipazione degli schiavi tipo piccolo gazebo in stile neogotico, lungofiume.  Foto foto foto. Assaporate l’inglesità; Union Jack, Union Jack forever and ever. Entusiasmatevi come degli scolaretti. ❤

 

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[Ho scattato io tutte le foto che inserirò in questi post, usatele come più vi compiace.]

La mattinata sta per finire, o quasi, quindi vi consiglio di andare in un posto dove ci sia cibo, cibo everywhere. Per andare sul sicuro vi propongo ciò che ho fatto io, ovvero dirigermi verso la zona dei Ponti, La meraviglia, La meraviglia, AAAAHHH!! (cit.). Per parlare ampiamente di ciò, ci vediamo alla prossima puntata sennò divento troppo pesante.

See you soon.

Influenze

Non esiste un’influenza che si possa dire buona. Ogni influenza è immorale… immorale dal punto di vista scientifico. (Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray).

 

Ogni influenza è immorale. E’ immorale perché priva l’individuo di essere sé stesso, nel bene e nel male. Si parla di immoralità e non di “giusto” e “sbagliato” perché una persona che decide di essere malvagia per propria iniziativa è più “integra” – nel senso di intera, unitaria, completa – rispetto ad una che è si è fatta indurre al bene. Chi devia dal proprio percorso evolutivo sotto ispirazione o consiglio altrui è un immorale perché non rispetta la propria indole, permette che su di essa cali un artificio -un atto di volontà di origine estranea- e corrompe sé stesso.

Malgrado questa teoria mi abbia sempre affascinata, finora non ho avuto modo di vivere un’esperienza che mi induca a confermarla. Le influenze di origine esterna sono state per me una ricchezza, nella maggior parte dei casi. Sono una fervente sostenitrice della biodiversità, dopotutto. In tempi recenti mi sono fermata ad osservare i modi di vivere e le passioni altrui per verificare se queste potessero coincidere con le mie inclinazioni; a volte funzionava, a volte no. Tutti siamo influenzabili e influenzati, e io sono sempre stata influenzata da qualunque cosa: televisione, persone, libri, riviste, input che poi sviluppavo a modo mio. Le influenze causate da persone possono essere molto forti, ma anche molto devastanti se le persone in questione semplicemente scompaiono.

Ho sempre preferito le influenze causate dai libri perché sono parziali, richiedono un minimo di collaborazione da parte dell’influenzato. Ho cominciato a leggere i romanzi di Dickens perchè ne parlavano le sorelle March; ho iniziato ad amare Bob Dylan grazie a Skeeter di The Help; i romanzi preferiti da Holden sono nella mia lista da anni; ho sempre sognato di cucinare i pomodori verdi fritti come al Wistle Stop Cafè; mi sono sempre chiesta che gusto abbia la Burrobirra e a volte ho pensato di riprodurla in casa. Per un breve periodo ho iniziato a praticare un maldestro Tai Chi; ho desiderato che mio padre avesse scritto una sola canzoncina natalizia famosissima per poi vivere di rendita, ho praticato in modo incostante tiro con l’arco per avere una chance di sopravvivenza agli Hunger Games; al liceo ho scritto temi in linguaggio aulico per imitare Jane Austen. Le mie debolissime basi religiose hanno vacillato tremendamente sotto il vortice di parole di Dan Brown che mi hanno portato a fare ricerche sulla Massoneria; continuo tuttora a cercare di intuire il carattere di una persona dall’aspetto della sua casa come facevano gli autori francesi (Balzac e Flaubert, secondo i miei nebulosi ricordi di scuola). Una chicca che mi ha suggerito Gengè Moscarda e che ha, dal momento della mia scoperta in poi, segnato la mia vita irreversibilmente: io non posso vedermi vivere; ogni riproduzione di me che parla, si muove, si trova in luoghi, fa cose, vede gente, è spaventosamente innaturale; voglio agire ma non vedermi agire perché il modo in cui mi percepisco è diverso da quello in cui appaio a me stessa,  che è ancora diverso da come appaio ad ogni singolo essere vivente che si imbatte in me nel corso della sua esistenza.

La mia ultima influenza è “troppo facile”, ha radici greche (che ho la presunzione di sentire come mie, dopotutto vivo in quella che era stata la Magna Grecia); si chiama rebetiko o rebetika, genere musicale che non si spiega o si comprende, ma si sente (non dico che “lo sento”, ma ha un suo fascino per me).

Non capire un’acca di greco è una marcia in più per farmi sequestrare da questa musica, tanto lontana da quella a cui sono abituata.

Altro che Saturday’s night fever.

 

OPA!

Rimaneggiamenti

Lo scrivo pure qui, oltre che nella pagina “Cosa esser tu??” perché sicuramente là nessuno leggerà nulla, come qua, del resto. Ma almeno la mia grafomania trova sollievo.

Aggiornamento del 4 Luglio 2014: ho notato che avere materia prima e grigia per i soliti post film&libri (che mi diverto un sacco a scrivere) non è cosa facile, e che soprattutto ho più bisogno di scrivere le assurdità che mi vengono in mente per intossicare questo blog invece del mio pseudo-animo pseudo-tormentato. ERGO, non so se creerò una pagina a parte per quei post sensati e se metterò in ordine i deliri. Devo decidere.

In tutto ciò, gli ingranaggi stanno girando: il nome di questo blog deriva da una frase di Oscar Wilde (forse) in The importance of being Ernest, e proprio questo blog mi serve per scaraventarci dentro tutte le schifezze che altrimenti mi renderebbero un soggetto davvero detestabile, proprio come in Dorian Gray’s Picture. Dato che, anche se facessi un patto col Diavolo, questi mi ignorerebbe (e comunque non lo farei perché mi secco), uso questo Rudere come Ritratto così degenera lui e io mi mantengo libera e felice come una farfalla.

Ciao per ora.