Il giovane favoloso – Parte 2

Ho l’abitudine di suddividere i film biografici in tre parti: la prima è quella dell’esordio del protagonista dove tutto è bello e spensierato e lui/lei comincia ad essere consapevole di avere qualcosa di particolare rispetto alla massa, la seconda è quella dell’addestramento in cui le doti naturali vengono coltivate e affinate e comincia l’ascesa al successo, la terza è l’ottenimento degli obiettivi tanto agognati che poi non hanno quel fascino che avevano all’inizio e trascinano lui/lei nell’oblio e nella devastazione che culmina in una morte abbastanza singolare. Questa sequenza mi dà sempre un certo senso di sicurezza, come se qualcuno mi accompagnasse per mano lungo una strada ho già visto su Google Maps: ci possono essere dettagli nuovi e stupefacenti, ma bene o male ho un’idea generale di dove sto andando. Tutto questo per dirvi che mi sono sentita un po’ smarrita nel vedere questo film, perché queste dinamiche non erano ben definite, si potevano intravedere ma non del tutto.

Partiamo dall’inizio. Il periodo dell’infanzia di Leopardi, descritto nel film, è molto simile a come l’ho sempre immaginato. Giacomino e i fratelli (di cui non ci frega nulla) vivono chiusi nel palazzo nobiliare a studiare alacremente sotto la supervisione del prete che non disdegna di fare delle salutari pennichelle. La biblioteca è meravigliosamente ricca, Giacomino ha il suo bel banchetto davanti alla finestra, una ragazza un po’ troglodita che fila la lana è la sua dirimpettaia (non è Berta ma quella che conosceremo come Silvia la Tisica), il Signor Padre Conte Monaldo è iperprotettivo e la madre un’automa: insomma, la solita vita.

Il banchetto sotto la finestra da cui osservava quella che poi, si dice, sia diventata Silvia
In questa scena mi sembrava quasi che volesse entrare nel libro, per comprenderne appieno i contenuti; quanto amore, quasi fisico, per i libri!

L’ambiente in cui Giacomino nasce, cresce e matura è Cultura, Erudizione, Pensiero, ma sottrae forse la consapevolezza del mondo esterno, pratico, imperfetto. Oltre che di studio, la vita di Giacomo è stata influenzata dalla pesantezza di vivere, infatti il poveretto si è sempre sentito dire che era gracile e che entro qualche anno avrebbe avuto la gobba; è stato trattato con troppe premure che gli hanno impedito di essere del tutto autonomo (da film, ovviamente). Crescendo, Giacomino comincia a rendersi conto che quella situazione è da un lato sicura e confortante e gli permette di esprimere i suoi pensieri scrivendo, ma da un lato è tremendamente opprimente, e probabilmente ostacola la sua maturazione letteraria; egli non può intrattenere corrispondenza con il palpeggiatore di statue Pietro Giordani, non può decidere di far qualcosa su due piedi senza dover presentare domanda in carta bollata al padre, non può avere un’idea autonoma senza passare per ribelle o eretico etc etc.

Dopo un tentativo di fuga da Recanati sventato dal Signor Padre Conte Monaldo, Giacomino è sempre più convinto che lascerà la casa natìa, e lo dice al padre in una scena, secondo me, meravigliosa, quella del discorso sulla prudenza (e a me è venuta in mente la canzone di Battisti, La collina dei ciliegi). Tale discorso a tratti pare detto con una certa calma, nel tentativo di far ragionare il Signor Padre Conte, ma a tratti pare un’esplosione di ira, una ricerca dello scontro, un devastante gesto di insofferenza che non sarebbe naturale aspettarsi da “un ragazzo ammodo come Giacomino”. Ebbene sì, anche i secchioni si incazzano. Quello che ho voluto cogliere è il contrasto tra il lato ribelle e stanco di tanto controllo genitoriale e la parte razionale che in fondo rispetta la famiglia ed è consapevole che ciò che tutti fanno per lui è conseguenza di un affetto sincero. Giacomino non vorrebbe essere ingrato, ma tutte quelle attenzioni, seppur utili per lui, sono diventate soffocanti; riesco ad intravedere (o forse immaginare) un desiderio di autonomia non tanto dettato da una maggiore maturità e consapevolezza del mondo (per cui le premure sarebbero ormai superflue), ma da una voglia di buttarsi nel mondo impreparato, con la sola intenzione di poter imparare sul campo improvvisando.

Questa parte che ho accennato doveva essere, nella mia mente ingenua, una sorta di prologo/introduzione per tutto quello che sarebbe successo dopo, possibilmente visto in chiave avvincente/dinamica. INVECE non è stato così. Tutto il resto del film è stato un salto da un periodo all’altro, da un luogo all’altro della vita di Giacomo, con buchi di 10 anni, con dettagli che evitati avrebbero reso più scorrevole il film, con interrogativi non sviscerati (volevamo sapere l’intrallazzo con Ranieri!!!) con argomenti non sviluppati (what about Fanny? Perché nessun cenno a Il sabato del villaggio? Come si è evoluto il suo pensiero poetico? Dell’orientamento sessuale sinceramente non mi importa). Ira funesta mode on: Io che sono profana non ho percepito questi dettagli, e vedevo solo dei veri e propri buchi; ma perché non mettere qualche parte un po’ spiegona per quelli che non ricordano più cosa c’è scritto nel Baldi al posto di scene del tutto prive di importanza per la storia?? O prima di vedere il film conviene prima studiare a casa?  Ira funesta mode off.

A parte queste cose, un’ode merita Elio-uomo-della-mia-vita-Germano. Ha imparato ad imitare la calligrafia di Leopardi, ha studiato il personaggio – se ben ricordo – per circa quattro mesi, si è fatto mettere la gobba, ha fatto il candelabro tra Ranieri e Fanny, ops, ho fuso Elio e Giacomino… errore comprensibile perché se mai avessi immaginato in qualche modo Leopardi, la versione “reale” sarebbe stata proprio come quella resa da Elio.

Meravigliose le parti in cui Elio recita ripete declama dice le poesie di Giacomino, perchè lo fa con normalità, come immagino che Leopardi avrebbe fatto leggendole e rileggendole tra sé e sé. Ho avuto la pelle d’oca quando, nello studio buio e illuminato dalla luce della Luna, Giacomino legge, appunto, La Luna. Avevo i lucciconi agli occhi e ogni descrizione della scena che potrò fare io sarà sempre riduttiva rispetto a come è stata resa, è solo da vedere. Bellissime le inquadrature di ambienti/persone etc durante la lettura delle poesie. Avrei voluto sentire anche Il sabato del villaggio; so che è lunghetta, ma si poteva inserire al posto di scene interminabili tipo l’attesa snervante di Giacomino nel palazzo degli zii di Roma, insieme al bibitaro e al prede logorroico. Ma non si può avere tutto dalla vita.

Il film conteneva delle parti davvero belle, ma il tutto è risultato un po’ pesante, a mio avviso, perché la narrazione era un po’ slegata, a volte con interruzioni brusche tra una scena e l’altra, e a volte non capivo dove volesse andare a parareil film. Tutto il contorno però (ambientazioni, costumi, musiche, fotografia, attori) era davvero magnifico.

Due parole sulle musiche: figo l’uso di canzoni techno, so che non tutti hanno gradito ma a me ha ricordato molto Gatsby, riaccendeva l’attenzione e dava un tocco di modernità inducendomi a fare ciò che ho sempre fatto con Giacomino: attualizzarlo. Perché nonostante sia vissuto quasi 200 anni fa, per me sarà sempre un compagno di classe fidato, che consola nei momenti di imbarazzo sociale e ci fa conoscere la bellezza con le sue opere favolose.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...