It’s time

E’ giunta l’ora di scrivere qualcosa circa la mia attuale situazione, non perchè interessi a qualcuno, ma per dare un senso di compiutezza al post precedente e per giustificare – anzi, motivare – la temporanea mancanza di post dedicati a film&libri (cosa che avevo già detto, lo so, scusate).

Sarà per la novità della situazione, ma ancora fatico a rendermi davvero conto di tutto, quindi mi atterrò ai fatti, almeno all’inizio, e poi dirò qualche mia impressione a bruciapelo. Uso le 5 W base della tecnica giornalistica.

Who (chi)? Io, e questo si era capito

When (quando)? ora, ma per la precisione da quasi due settimane

Where (dove)? in Svizzera

Why (perchè)? questo è il bello; per svolgere un PhD in neuroscienze (love love love)

What (cosa)? specifico l’oggetto succitato (la mia mente malata di biotecnologa mi fa leggere “succinato”, ma vabbè, lasciatemi stare) è tipo il sogno della vita, la possibilità di fare ciò per cui ho studiato per quasi sei anni, ciò che sognavo di fare da bambina quando volevo essere come Sailor Mercury che desiderava diventare un ingegnere genetico (e vi giuro che proprio ora sto facendo qualcosa di simile).

Non voglio mettere in ciò enfasi o poesia, ma per la prima volta percepisco con consapevolezza di star facendo la cosa giusta per me. Non l’ho sempre pensata così a causa di difficoltà incontrate in passato e che non ero abbastanza matura da gestire; adesso credo di avere qualche grado di sopportazione in più e spero di poter affrontare le future insidie, o almeno di sopravvivere ad esse.

Paese nuovo, città nuova, lingua nuova (per fortuna francese), moneta nuova, laboratorio nuovo, tecniche nuove. Come posso non sentirmi un po’ esploratrice? Ho avuto questa ridicola immagine di me oggi,  mentre camminavo per strade sconosciute seguendo la massa per assistere al corteo del patrono della città. Attorno a me c’erano famiglie, gruppi di amici, coppie di fidanzati; io ero una delle poche persone non in compagnia e osservavo tutto con attenzione e curiosità. La cosa bella (direi io) è che nemmeno per un attimo mi sono sentita sola; ero da sola, ma non sentivo alcun senso di solitudine, ero solo l’ennesimo elemento della folla, perfettamente mimetizzata, così simile e allo stesso tempo così diversa da tutti gli altri (ma che ne posso sapere, magari c’erano altri come me in mezzo a quella moltitudine…ah, la parola “moltitudine” mi ricorda un sacco le versioni di latino…ma vabbè).  Detto ciò, ora come ora mi sembra strano immaginarmi integrata, spero comunque che questa condizione di “unicità” non sia drastica e assoluta, altrimenti sai che noia.

 

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