L’eleganza del riccio

Palazzo prestigioso di Parigi è abitato da gente ricca e dall’anonima portinaia. Il libro è una raccolta di fatti e pensieri della suddetta portinaia, Renée, e di una bambina che abita nel palazzo, Paloma. Renée e Paloma si conoscono appena, ma l’arrivo di un signore giapponese contribuisce alla nascita della loro amicizia.

Renée appare sciatta e burbera, dai modi bruschi, poco cordiale ma educata con tutti i condomini. Fa tutto ciò che fanno le portinaie: tiene pulito il palazzo, si occupa della consegna dei pacchi, porta fuori la spazzatura. I suoi hobby sembrano essere quelli tipici di una portinaia: spettegolare con la domestica, guardare la tv per ore, prendersi cura di un gatto pigro e grasso.

Paloma ha un QI molto più alto della media, ha 12 anni e ha deciso che il giorno del suo tredicesimo compleanno si suiciderà. Il motivo? Non vuole finire nella boccia dei pesci, la trappola in cui si casca quando si diventa adulti e si vive una vita prevedibile e inevitabile, come se il destino fosse scritto sulla base di ciò che siamo da bambini, senza la possibilità di cambiare in qualcos’altro nel corso degli anni.

La gente crede di inseguire le stelle e finisce come il pesce rosso in una boccia. Mi chiedo se non sarebbe più semplice insegnare fin da subito ai bambini che la vita è assurda. Questo toglierebbe all’infanzia alcuni momenti felici, ma farebbe guadagnare un bel po’ di tempo all’adulto – senza contare che eviterebbe almeno un trauma, quello della boccia. […] Quando entrerò anch’io nella corsa degli adulti, sarò ancora in grado di affrontare la percezione dell’assurdo? Non credo. Per questo ho preso una decisione: alla fine dell’anno scolastico, il giorno dei miei 13 anni, il 16 giugno prossimo, mi suicido.

Nel libro, Renée e Paloma vivono parallelamente per un bel po’ e si incontrano solo a metà storia, dopo l’arrivo del signor Kakuro Ozu (nel film invece il loro avvicinamento arriva molto prima). Il temporeggiamento evidente nel libro ha lo scopo di farci conoscere più a fondo Renée che in realtà ha una vasta cultura, ama l’Arte in tutte le sue forme e spesso filosofeggia tra sé e sé (ed è proprio in queste digressioni filosofiche che si accumulano le pagine). Perché tiene nascosto tutto ciò? Per difendersi dal mondo, perché non c’è utilità che la gente conosca la sua vera natura e perché desidera mantenere quei piaceri per sé stessa, a differenza di chi sbandiera e si vanta delle proprie conoscenze: in fondo, chi studia per amore lo fa per sé e non per gli altri, ed ogni sacrificio è fatto con piacere (cosa che i più non capiscono).

Il signor Ozu viene presentato a Renée; inizialmente i due si scambiano alcuni convenevoli, poi lui le chiede cosa sia successo alle persone che avevano vissuto nel suo attuale appartamento e Renée, istintivamente, cita l’incipit di Anna Karenina di Tolstoj: “tutte le famiglie felici si somigliano…” e Ozu completa la frase: “…ma ogni famiglia infelice lo è ciascuna a modo suo”.

La maschera è crollata, Ozu comincia a sospettare della goffa portinaia e diventa complice di Paloma in quella che diventa una vera e propria indagine, una caccia all’intellettuale. Questo libro – e relativo film – merita di essere conosciuto perché fa capire che tanti di noi, anche i più apparentemente anonimi, possiamo nascondere un universo di passioni, interessi, idee, desideri; spesso l’azione stessa di nasconderli è un modo per proteggerli e di mantenerli solo nostri (l’opposto della sharing-mania degli ultimi anni). Secondo William Sidis, questa sarebbe la vita perfetta.

Madame Michelle ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti,

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