Procrastination master

Non riesco mai a dire di essere brava in qualcosa, tranne che per questo: procrastinare. Vi prego fatemi scrivere un manuale in cui illustrare in dettaglio le modalità di procrastinazione e, soprattutto, le riflessioni di una mente non lineare che può vivere solo se procrastina.

Due settimane fa ho avuto l’ardire di programmare una mini-fuga (senza l’ombra del benché minimo Signor Darcy) dai miei amici, in Italia (ah, Italia, quanto mi manchi). Sapevo che avrei avuto un saaaacco di tempo per fare, come minimo le seguenti cose:

1) comprare l’abbonamento del metà prezzo per le ferrovie svizzere 

2) comprare il biglietto del treno.

Nel frattempo si sono presentate delle “incombenze”, degli impegni – per carità scelti da me e di natura più che positiva, ovvero il corso di francese e la palestra. Con questi due nuovi hobby, alla mia lista di cose da fare si aggiungono:

3) comprare il libro di francese e fare gli esercizi per martedì + studiare qualche regola base

4) andare in palestra a riprendere le scarpe che ho dimenticato nello spogliatoio lo scorso venerdì. 

A ciò si aggiunge la daily routine:

5) cucinare, mangiare, pulire la cucina, finire i cibi iniziati in frigorifero 

6) lavarsi, fare la lavatrice, mantenersi presentabili

7) tenere in ordine la casa, tenere la corrispondenza/contatti con famiglia (ET ciao)

Più altre cose meno piacevoli:

8) andare alla posta e pagare le bollette (tipo quella per non essere un pompiere volontario – giuro che è vero)

Tenendo conto che sto in lab in media 8 ore al giorno e tanti uffici chiudono alle 17 o alle 18, mi restano poche ore per queste commissioni, che avrei comunque potuto benissimo completare entro le due settimane appena finite. Ci sono anche eventi non dipendenti dalla mia inettitudine ma che la mettono a dura prova:

9) essere in casa domani alle 8.30 per dei funzionari del Comune i quali controlleranno che io viva davvero dove vivo, quindi dovrò andare in lab più tardi del solito e – per via del treno – andare via prima (cosa che vorrei evitare e credo che eviterò) 

La partenza è prevista per domani e:

1) Sono andata al centro Sunrise (compagnia telefonica) che con un’offerta paga la metà dell’abbonamento metà prezzo per il treno, MA non è possibile attivarlo da subito, quindi

2) Non ho ancora il biglietto. Ho aspettato un giorno nella possibilità che mi arrivasse in modo lampo per posta, ma a questo punto mi toccherà prendere il biglietto stasera via internet a prezzo intero.

3) Non solo non ho fatto la valigia, ma la valigia è in cantina e devo andare a prenderla e non mi va e non so cosa portarmi – poca roba perché devo fare shopping.

4) Devo lavare una marea di piatti pentole & co perché ieri ho avuto un’amica a cena (non come Hannibal, ho cucinato un risotto)

 

So che se continuerò così avrò seri patemi in futuro (cosa che mi è già successa) ma io so darmi ottimi consigli, ma poi seguirli mai non so.

 

Giuro però che non sono triste come Alice, solo esasperata dalla mia procrastinataggine.

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Cara Alice, non sei la sola #2

Credevate che il tempo servisse a maturare, ad imparare a correggere i propri difetti o, almeno, ad attenuarli? Be’, vi sbagliate di grosso. Sei mesi fa avevo degli awkward moments e li ho anche adesso, anche se ho la sensazione di riuscire a gestirli “come calore di fiamma lontana”. Insomma, il mio comportamento è sempre quello di una tipa timida/introversa/whatever ma ci   sto imparando a convivere. Detto ciò, in cosa credo di essere così diabolicamente perseverante? Nel voler iniziare troppe cose che solo il cielo sa se riuscirò a finire.

Non a caso io sono l’esatto opposto di Sheldon (Cooper): lui detesta le cose incomplete, io tendo a lasciare sempre tutto in sospeso. Questo, credo, è uno dei miei più obbrobriosi difetti. Fosse così per tutto, ok, si direbbe: sei una pusillanime. Invece no, giuro. Nello studio sono sempre stata super coscenziosa, e la mia intenzione è quella di esserlo anche nel lavoro; il mio problema sono gli hobby, le attività extracurriculari.

In vita mia non ho mai fatto davvero niente sul serio se non studiare, non riuscivo mai ad essere costante in qualcos’altro. Ho provato a giocare a pallavolo, a fare danza (liscio…che vecchiaia…ehm), a fare nuoto. Ho avuto un discreto successo personale nel nuoto, nel senso che l’ho praticato finchè la piscina più vicina a casa ha avuto vita – grazie allo sprone di mia madre, senza il quale oggi saprei solo nuotare a dorso -. Be’ a dire il vero, alle medie ero molto brava a fare i vasi di terracotta (sì al tornio e tutto quanto; lo adoravo, prendere la licenza media e lasciare quella scuola è stato un trauma). Ah, una volta ho preso parte ad una lezione di chitarra, ma non so perchè non ci sono più andata (forse perchè era con quelli del catechismo, che mi stavano francamente antipatici). Dopo la laurea triennale ho comprato una chitarra, decisa ad imparare tutto subito e a diventare o in pochi mesi la Carlos Santana italiana. Il risultato è stato: strimpellare “Gianna” di Rino Gaetano e un pelo di “A horse with no name”. STOP. La chitarra è finita in soffitta a prendere polvere e la rimpiango ora perchè sarebbe un elemento di arredo carino per il mio studio svizzero. Dopo aver visto gli Hunger games ho pensato “figo il tiro con l’arco!”, poi un mio amico ha ricevuto in regalo il set arco&frecce di Decathlon e ho detto: “mi offro volontaria come tributo!” e ho cominciato anche io a tirare con l’arco – in giardino, col mio gatto che si spaparanzava sull’erba in perfetta traiettoria di tiro, safety first -: mi piace farlo e se potessi continuerei anche ora, in realtà.

Tutta questa tiritera solo per dire che ho in programma di aggiungere alla mia vita vari hobby/task:

  1. imparare il francese (almeno per ordinare al ristorante)
  2. andare in palestra 2 volte a settimana
  3. andare in piscina 1 volta a settimana
  4. partecipare agli eventi universitari/social
  5. dipingere dei quadri di Monet

Notate anche voi che tutto ciò quadra poco; di sicuro inizierò a fare tutto, ma non so quanto durerà, sarei sorpresa se questa cosa dovesse essere a lungo termine. Molto sopresa. A dire il vero, un piccolo accomplishment l’ho ottenuto, infatti ho riprodotto questo:

 

Giuro che non è difficilissimo, non ho nessuna dote artistica particolare (ma non sono nemmeno particolarmente negata come molte persone che conosco). Il prossimo – yaoming – è questo, ho già comprato la tela 58×58 cm;

 

Ma quanto sono belli? Poi Monet è perfetto per me (l’esatto opposto): apparentemente niente è troppo preciso e tutto è spontaneo!

 

P.s. ho cambiato la seconda immagine perchè credo che quella che avevo postato prima non fosse autentica, anche se i colori vivaci mi piacevano tantissimo.

 

It’s time

E’ giunta l’ora di scrivere qualcosa circa la mia attuale situazione, non perchè interessi a qualcuno, ma per dare un senso di compiutezza al post precedente e per giustificare – anzi, motivare – la temporanea mancanza di post dedicati a film&libri (cosa che avevo già detto, lo so, scusate).

Sarà per la novità della situazione, ma ancora fatico a rendermi davvero conto di tutto, quindi mi atterrò ai fatti, almeno all’inizio, e poi dirò qualche mia impressione a bruciapelo. Uso le 5 W base della tecnica giornalistica.

Who (chi)? Io, e questo si era capito

When (quando)? ora, ma per la precisione da quasi due settimane

Where (dove)? in Svizzera

Why (perchè)? questo è il bello; per svolgere un PhD in neuroscienze (love love love)

What (cosa)? specifico l’oggetto succitato (la mia mente malata di biotecnologa mi fa leggere “succinato”, ma vabbè, lasciatemi stare) è tipo il sogno della vita, la possibilità di fare ciò per cui ho studiato per quasi sei anni, ciò che sognavo di fare da bambina quando volevo essere come Sailor Mercury che desiderava diventare un ingegnere genetico (e vi giuro che proprio ora sto facendo qualcosa di simile).

Non voglio mettere in ciò enfasi o poesia, ma per la prima volta percepisco con consapevolezza di star facendo la cosa giusta per me. Non l’ho sempre pensata così a causa di difficoltà incontrate in passato e che non ero abbastanza matura da gestire; adesso credo di avere qualche grado di sopportazione in più e spero di poter affrontare le future insidie, o almeno di sopravvivere ad esse.

Paese nuovo, città nuova, lingua nuova (per fortuna francese), moneta nuova, laboratorio nuovo, tecniche nuove. Come posso non sentirmi un po’ esploratrice? Ho avuto questa ridicola immagine di me oggi,  mentre camminavo per strade sconosciute seguendo la massa per assistere al corteo del patrono della città. Attorno a me c’erano famiglie, gruppi di amici, coppie di fidanzati; io ero una delle poche persone non in compagnia e osservavo tutto con attenzione e curiosità. La cosa bella (direi io) è che nemmeno per un attimo mi sono sentita sola; ero da sola, ma non sentivo alcun senso di solitudine, ero solo l’ennesimo elemento della folla, perfettamente mimetizzata, così simile e allo stesso tempo così diversa da tutti gli altri (ma che ne posso sapere, magari c’erano altri come me in mezzo a quella moltitudine…ah, la parola “moltitudine” mi ricorda un sacco le versioni di latino…ma vabbè).  Detto ciò, ora come ora mi sembra strano immaginarmi integrata, spero comunque che questa condizione di “unicità” non sia drastica e assoluta, altrimenti sai che noia.

 

Titolo boh, chiamiamolo “L’importanza di donare sangue”

Non mi viene in mente un titolo perché non sono convinta di ciò che sto per scrivere. O meglio, ne sono convinta ma 1) non sono molto in vena di scrivere 2) non so se quello che scriverò possa essere considerato per quello che è, senza pretese o prosopopea. Insomma, trip mentali. Quindi credo che la cosa migliore sia scrivere e basta.

Premessa: il mio prof di Lettere delle medie era/è donatore di sangue ed esortava me e i miei compagni di classe a fare come lui una volta diventati maggiorenni. Per 6 anni non ho fatto altro che dire “non vedo l’ora di essere maggiorenne per donare sangue!!!1!1!!1!!!” e quando ho compiuto 18 anni mi sono iscritta all’Avis, cercando di trascinare con me più persone possibili (poche). Dato che avevo spesso l’emoglobina bassa ero costretta ad assumere degli integratori, quindi era una cosa un pochino forzata ma non problematica, perciò ho continuato a donare sangue. Che poi noi ddonne siamo sfigate perché o abbiamo la pressione bassa, o poca emoglobina, o i globuli rossi piccoli, o i comunisti in sala giochi* etc etc. In breve, la cosa non è così lineare come sarebbe bello che fosse. In più, dal 2010 al 2012 ho vissuto a Torino ma ero fermamente intenzionata a donare il MIO sangue ai MIEI concittadini (messinesi) perché il numero di donatori qua non è altissimo, quindi donavo solo quando tornavo a casa durante le varie vacanze – ergo, altre limitazioni alle donazioni. Morale, invece che donare 2 volte l’anno dal 2008 a oggi, quindi invece di fare 12 donazioni, ne ho fatte 7. In tutto ciò, anche se ho sempre donato con grande contentezza sapendo di fare almeno una cosa veramente utile, avevo sempre una vocina stupida in testa che mi diceva “ma se ti senti male? se svieni? se stringendo la pallina di gomma si instaura una pressione fortissima e l’ago ti si spara fuori dal braccio o la sacca scoppia e il tuo sangue, la tua linfa vitale, si sparge per tutta la sala donazioni?????????????”. Ecco, questi sono i miei personali incubi che tentano di ostacolare la donazione (e che ogni santa volta ignoro).

Oggi sono andata a donare sangue dopo più di un anno (i sei mesi all’Inghilterra hanno favorito l’espandersi di questo intervallo) con i soliti timori, più nuovi trip mentali catastrofisti che ho sviluppato negli ultimi mesi. E’ accaduto l’inaspettato: l’emoglobina era una bomba, la pressione bella carica e nessun senso di debolezza. Tutto è andato superliscio e in 10 minuti avevo finito. Per coronare il tutto ho fatto colazione con due cappuccini, tre bustine di zucchero, due cornetti e la dottoressa mi ha anche regalato la maglietta dell’Avis.

Morale: se avete il dono della buona salute e siete considerati idonei dai medici dell’Avis (che sono veramente bravissimi), perché non condividete la vostra fortuna con qualcuno che al momento non è molto in forma? A voi non costa, non perdete tempo (e se perdete ore di lavoro, vi fanno una certificazione che credo valga come permesso straordinario), tenete sotto controllo i valori ematici, avete la possibilità di fare controlli accessori (tipo elettrocardiogramma e altro) e vi danno pure i gadget. Che volete di più?? Si “perdono” 400 ml di sangue (ma vi giuro che non ci farete caso, io sono minuta e lo noto appena) per aiutare chi ne ha bisogno e avete la possibilità e l’occasione di controllare costantemente parametri vitali basilari. Il sangue non si fabbrica in laboratorio, diceva Veronesi in uno spot pro-donazione, e anche se si potesse, costerebbe tanto, quindi perché non donarlo?

P.S. so che ultimamente sto sviando dal tema del blog ma amen.

*ovvero, cose da donne, le mie cose, essere indisposte, avere le zie in visita, sunday bloody sunday, ricevere visita da Anna dai capelli rossi, avere le roselline etc etc.

Ok, il finale è veramente demente :\

Forse ci siamo

Aggiornamento poco degno di nota: FORSE questo sarà il tema (estetico) definitivo del blog, dopo tanti cambiamenti, che non so se qualcuno ha notato.
Mi sono sempre piaciuti i temi semplici e abbastanza funzionali dove il testo avesse il maggior risalto, ma era difficile trovarli: o erano troppo minimalisti/insignificanti o erano di mille colori stile Bollywood/Disneyland. Creare un tema mea sponte è impossibile perché non ho tempo, capacità e voglia, quindi ogni tanto controllavo le new entry di WordPress ma ne restavo sempre delusa. Ora questo Hemingway mi sconfinfera, anche perché posso aggiungere una foto di testata, che teoricamente vorrei restasse quella attuale dei bouganvilleaeaeaeaeaea fuxia e lanterna bianca su sfondo azzurro marino, foto che ho scattato io stessa qualche anno fa e di cui vado – immotivatamente? – orgogliosa.

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A parte questo topic privo di utilità, spero di pubblicarne uno a “breve” (forse non meno privo di utilità).

Ciao ciao.

Guida raffazzonata di Londra #1

E che siamo, all’Inghilterra?? (cit. Pino Cammino)

 

Tutti parlano di Londra e rompono le scatole; sono le persone che me l’hanno fatta odiare, ma quando ci sono stata l’ho adorata.

Questo post è un pretesto per ripercorrere con la mente le mie escursioni più o meno solitarie della City e dare delle dritte (?) a chi volesse cimentarsi nell’impresa esplorativa.

Due cose sono fondamentali:

1) non comportarsi da italiani;

2) perdersi.

Il primo punto è semplice: non urlare, non  sbraitare, non portare con voi bambini perchè tanto si annoiano e non capiscono granchè, non sproloquiare perchè tanto la gggente vi capisce; Londra, infatti, è invasa da italiani che vivono e lavorano da anni/mesi/etc, quindi non fate la figura dei peracottari. Un po’ di contegno, sùsù!! Londra non è come Napoli o Palermo, dove i turisti sono visti come polli da spennare, ma cercate di non sembrare troppo turisti, niente abbigliamento da escursione alle Gole dell’Alcantara, per intenderci. Certo, se dovete chiedere un’informazione fatelo, la gente sarà disposta ad aiutarvi anche se il vostro inglese non è eccelso, ma comunque avvaletevi dei moderni mezzi tecnologici per orientarvi, non solo per condividere cavolate della vostra vita di cui non importa a nessuno.

Il secondo punto è fondamentale e vale per tutti i viaggi. Ok andare a Westminster, ok salire sul London Eye, ma non limitatevi agli itinerari for dummies. Fate delle semplici ricerche online per venire a conoscenza dei posticini particolari di Londra e aggiratevi per le stradine anche solo per assaporare l’atmosfera, per vivere la città in modo più profondo. I giri a vuoto vi sono amici.

Mappa raffazzonata di Londra

 

Mappa raffazzonata_anteprima

 

Se cliccate sul link, vedrete i miei folli obiettivi. Non ho visto tutto, anche se sono stata a Londra 6 volte in tutto, 12 ore al giorno. Mettetevi l’anima in pace perchè NON riuscirete a vedere tutto ciò che programmate di visitare. Rassegnatevi e state sereni.

Ogni punto ha un suo perchè: i simboli rossicci con i pallini indicano i posti che ho visto, quelli senza indicano quelli che mi sono persa, le tazze indicano le caffetterie, le posate i ristoranti, le borse i negozi fighi, gli omini in bicicletta i parchi, il sole i posti da vedere se il tempo è clemente perchè sono tutti all’aperto. Capitan Ovvio colpisce ancora.

Andiamo per gradi e cominciamo con le attrazioni for dummies, che tanto sono tappe obbligatorie quindi togliamocele di torno.

Fermata della metro: Westminster. Io però vi consiglio di scendere a Waterloo, la stazione dei treni. Date le spalle ai treni e andate a sinistra, verso gli ultimi binari, uscite dalla stazione dalla porta laterale, dove prenderete un sottopassaggio e attraverserete una strada per poi imbattervi nella maestosità del London Eye e dei Jubilee Gardens. Andategli incontro e vedrete la fila tremenda: keep calm and don’t panic, verrà il tempo del London Eye; bypassate la ruotona e andate alla sua sinistra, sul lungoThames, passando per l’Aquarium, il Dungeons e altre attrazioni da ignorare per il momento. Fate anche qualche foto con il Big Ben di sfondo, è una cosa da turisti ma ve la concedo.

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Nota: questa foto è stata scattata da Waterloo Bridge perchè invece che passare dall’uscita laterale della stazione Waterloo, ero uscita da quella frontale e ho fatto strada a casaccio: però mi sono imbattuta in una bella visuale senza volerlo, con tanto di punta del The Shard di Renzo Piano a sinistra -me ne sono accorta ADESSO dopo 6 mesi-. L’importanza di perdersi

 

In fondo a questo percorso c’è una scalinata che vi porta al Westminster Bridge: salite e percorrete il ponte senza mai staccare gli occhi dal Big Ben (alla vostra destra); impossibile non notare nel frattempo la gente che corre come se fosse invasata, gli autobus a due piani, i taxi, i tedeschi che si vede che sono turisti mentre voi siete fighi e sembrate Londoners. Attenti che a volte ci sono dei soggetti loschi che fanno il gioco delle tre  carte e spillano soldi: ignorateli fingendo fretta.

Arrivati al Big Ben, emozionatevi quanto vi pare, enjoy the moment e non rompete le scatole. Ebbene sì, siete veramente a Londra!!! Congrats.

 

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Ora tutto dipende da quanto volete spendere per visitare questi luoghi. L’unico posto di quella zona in cui sono entrata è Westminster Abbey, con mia madre, perchè entrambe abbiamo amato “I pilastri della Terra” e ci piacciono le abbazie. Aggirate l’abbazia e guardatela bene anche da fuori, è bellissima. Foto foto foto. Se guardate l’ingresso principale della cattedrale, noterete alla sua sinistra una chiesetta piccina picciò (si intravede nella foto) con ingresso GRATIS; entrate, credo sia una delle più antiche chiese cattoliche della zona. Il biglietto per Westminster Abbey costa 18 £ (21.6 £), ovvero assai, ma ne vale la pena se vi piace il genere -tante chiesette in una sola chiesa- stile Notre Dame de Paris. Nel prezzo è anche compresa l’audioguida in italiano e volantini che vi segnano tutto il percorso. Il tempo di visita è di un’ora abbondante, se volete soffermarvi, tenetene conto per la vostra tabella di marcia.

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Una volta usciti da Westminster, prendete aria e tornate al 2014. Percorrete il lato sinistro della cattedrale, se potete attraversate la strada (si guarda prima a destra e poi a sinistra, mi raccomando!!) e costeggiate The House of Parliament. Guardate quanto è figo e poi trovatevi nei giardini antistanti il Parlamento, con tanto di meridiana, memoriale per l’emancipazione degli schiavi tipo piccolo gazebo in stile neogotico, lungofiume.  Foto foto foto. Assaporate l’inglesità; Union Jack, Union Jack forever and ever. Entusiasmatevi come degli scolaretti. ❤

 

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[Ho scattato io tutte le foto che inserirò in questi post, usatele come più vi compiace.]

La mattinata sta per finire, o quasi, quindi vi consiglio di andare in un posto dove ci sia cibo, cibo everywhere. Per andare sul sicuro vi propongo ciò che ho fatto io, ovvero dirigermi verso la zona dei Ponti, La meraviglia, La meraviglia, AAAAHHH!! (cit.). Per parlare ampiamente di ciò, ci vediamo alla prossima puntata sennò divento troppo pesante.

See you soon.

Rimaneggiamenti

Lo scrivo pure qui, oltre che nella pagina “Cosa esser tu??” perché sicuramente là nessuno leggerà nulla, come qua, del resto. Ma almeno la mia grafomania trova sollievo.

Aggiornamento del 4 Luglio 2014: ho notato che avere materia prima e grigia per i soliti post film&libri (che mi diverto un sacco a scrivere) non è cosa facile, e che soprattutto ho più bisogno di scrivere le assurdità che mi vengono in mente per intossicare questo blog invece del mio pseudo-animo pseudo-tormentato. ERGO, non so se creerò una pagina a parte per quei post sensati e se metterò in ordine i deliri. Devo decidere.

In tutto ciò, gli ingranaggi stanno girando: il nome di questo blog deriva da una frase di Oscar Wilde (forse) in The importance of being Ernest, e proprio questo blog mi serve per scaraventarci dentro tutte le schifezze che altrimenti mi renderebbero un soggetto davvero detestabile, proprio come in Dorian Gray’s Picture. Dato che, anche se facessi un patto col Diavolo, questi mi ignorerebbe (e comunque non lo farei perché mi secco), uso questo Rudere come Ritratto così degenera lui e io mi mantengo libera e felice come una farfalla.

Ciao per ora.