Cara Alice, non sei la sola

Avete presente quella scena struggente in cui Alice (nel paese delle meraviglie) si dispera perché non è capace di darsi ascolto? Per chi ha avuto un’infanzia triste e non ricorda la scena, eccola:

E il post potrebbe finire qui, perché tra me e Alice non c’è differenza. Una parte sensata di me sa dire le cose giuste, sa individuare le soluzioni e fiutare le fregature. Una parte minchiona ingenua/sognatrice/fanciullesca di me, si fa trascinare dall’entusiasmo senza pensare alle implicazioni, alle possibili complicazioni di ogni situazione, semplicemente si lancia fregandosene e ostinandosi a pensare che, in un modo o nell’altro, tutto andrà benissimo. Perché? Perché? Perché questo inguaribile ottimismo, nonché noncuranza degli imprevisti???

La cosa ironica di tutto ciò è che è una cosa che sta capitando in questo periodo, mentre di solito sono piuttosto diffidente/riflessiva/razionale. E la cosa ancora più ironica di tutto ciò è che questo mi capita quasi esclusivamente in situazioni conviviali, perché in questo periodo il mio punto debole è proprio l’interazione con altri umanoidi. Finirà questo periodo? Sono certa di sì, ma spero di non passare troppo per l’antipatica della situazione solo perché ho un senso di smarrimento che devo camuffare il più possibile, prima di darmi alla fuga.

Voi non direte niente a nessuno di tutto ciò, giusto?

alice hipster

Ferragosto, sanità mentale non ti conosco.

*E il naufragare nei cliché m’è amaro in questo mare. (Scusa Giacomino L.).

*E il naufragare m’è amaro in questi cliché. 

Questo non è un post Ferragosto-related, nè io sono una Ferragosto-hater, MA una serie di eventi che, messi insieme danno luogo a sfortunate situazioni, mi porta a volermi sfogare a discapito della qualità – già opinabile – del Rudere e della pazienza di quei lettori che vorrebbero leggere pseudo recensioni film&libri. 

Evento #1. Il mio PC portatile, vecchio di 5 anni, ha cominciato a sbarellare a Giugno, mostrando delle difficoltà di accensione (ma comunque si accendeva), identificate dal tecnico e dichiarate risolvibili al costo di 97,00 €. Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa: ho tentennato, ho pensato che fosse meglio comprare un pc nuovo, ma poi mi è dispiaciuto per il mio compagno di vita e ho deciso di tenerlo col difetto di accensione, rifiutando la riparazione. Peccato che il tecnico abbia deciso di sabotarlo, rendendolo del tutto inutilizzabile. Risultato: adesso devo usare il PC fisso e giurassico dei miei.

Evento #2: In questo periodo scadono tutte le application di PhD d’Europa, cosa che comporterebbe una certa frenesia compilativa che però non posso mettere in pratica perché il PC fisso non ce la fa. 

Evento #3. Casa mia, “così spaziosa, così fresca anche ad Agosto!!!“, diventa teatro di tutti gli eventi mondani di famiglia, infatti da qualche giorno – periodo interminabile per una povera misantropa come me – ci sono sempre persone in giro. Persone che sorridono, a cui sorridere di rimando anche se non si ha voglia, con cui chiacchierare, con cui mangiare gelato, con cui dibattere di questioni di cui in realtà non vi importa una beneamata m**ch*a. Bellissimo, stupendo, se non fosse che DEVO LAVORARE A QUESTE APPLICATION. 

Evento #4. TUTTI tornano all’ovile ad Agosto. Ho trascorso un’estate di monotonia e solitudine e adesso, ad Agosto, TUTTI vogliono organizzare TUTTO. Gli amici nerd vogliono andare al mare, le colleghe della triennale propongono una giornata tutte insieme (mare? terme? o solo una serata?) ma nessuna ha un giorno disponibile perché a loro volta devono organizzare con altri, gli amici storici del liceo vogliono organizzare “qualcosa di tranquillo” e gite fuori porta, io stessa vorrei organizzare qualcosa per dei nuovi amici del continente perché sono stati gentilissimi ad ospitarmi da loro qualche giorno fa. 

In somma, tutto ciò di cui mi lamento è correlato alla mancanza del MIO PC PORTATILE e della mia indipendenza, un po’ come dire che niente TV e niente birra rendono Homer pazzo furioso o il mattino ha l’oro in bocca (Shining, altra accoppiata film&libro che sarebbe bello analizzare… quando non lo so).

Quindi ecco: niente PC portatile e niente indipendenza rendono Chickenpower pazza furiosa.

Traffico neuronale

Scrivania invasa da vocabolari d’inglese, quadernini, moleskine, hardisk, documenti e moduli, foglietti; PC perennemente acceso e ronzante; odore di legna/erba bruciata che viene da chissà dove; scadenze su scadenze e piani organizzati male. Come sottofondo a tutto ciò, il trapano del maledetto futuro nuovo vicino di casa. Sì, lui ha anche ragione a lavorare etc etc ma cheppalle.

Mi domando e chiedo come mai i lavori di edilizia debbano avvenire sempre nei periodi in cui mi trovo in questa ridente cittadina, quando fa caldo e ho (avuto esami o) cose abbastanza importanti da fare e che richiedono -ahimè- un po’ di concentrazione, che difficilmente trovo. Ad esempio l’esame di Fisiologia, me lo ricordo ancora. Dopo essermi conficcata il libro nel cervello, ho passato più di venti giorni a ripetere ininterrottamente in terrazza: meglio il caldo di luglio che il rumore dei lavori in corso.

Non esco da … non me lo ricordo. Interazioni sociali vis-à-vis con coetanei, queste sconosciute. Andare alla Posta diventa un evento mondano per cui mettersi in tiro. In questo quadro, l’unico appiglio alla sanità mentale è l’esercizio fisico che porto avanti orgogliosamente e mediocremente. Corsetta su tapis roulant, so che non vale perchè il movimento del rullo facilita le cose etc etc, ma fare il criceto, per questa volta, non mi dispiace perchè posso ascoltare musica opinabile senza minacciare la quiete altrui.

Oggi ho fatto un primo passo verso la corsa-su-lungomare, e vediamo se riuscirò a farla diventare un’abitudine. C’è chi corre per stare in forma/salute/per-avere-resistenza/dimagrire/etc, io “corro” per esaurirmi, per perdere zavorra mentale e ridurre i rimuginamenti all’osso. Vi dico la verità: funziona! Ma dovete davvero arrivare a sfinirvi, senza svenire -per carità- fino a che i muscoli delle gambe non bruciano e il vostro cervello non ha modo di concentrarsi sui pensieri ma solo sul mantenere il corpo in posizione eretta. E’ un po’ come dire che in guerra non frega a nessuno della moda: si crea una situazione di “ristrettezze” che taglia via il superfluo e ci si rende conto che, anche a guerra finita, quel superfluo rimane tale e non ci angustia più. E se mancano i motivi di turbamento che noi stessi creiamo e che nessun altro a parte noi vede, allora forse possiamo FARE qualcosa in modo concreto; l’ideale sarebbe diventare a prova di distrazione. Focus, per l’amor del cielo, FOCUS!!!

Ovviamente invece che scrivere qui, dovrei scrivere altrove, ma questa era una pausa, dai.

Cose che odio #1

Ero convinta di aver già aperto questo filone; anyway, lo faccio ora.

1) la moda attuale 

– odio il fatto che nei negozi ci siano solo cose se seguono pedissequamente la moda, privando la gggente della possibilità di scegliere qualcos’altro

– odio che ci siano vestiti O per vecchie, O per undicenni (che si vestono da ventenni che si vestono da sedicenni)

– odio il colore dell’anno (non sta bene a nessuno) e il suo amico azzurrino, perchè il mondo è diventato azzurrino

– vestirsi eleganti alle cerimonie: io odio i tessuti dei vestiti “eleganti” perchè puntualmente li pesto, li macchio, li faccio impuntare nel bracciale e si sfilacciano. Mai che questo mi succeda con la maglietta-pigiama-copricostume vecchia di 5 anni comprata in sconto a 3 euro.

– quando mi vesto elegante sembro cerebrolesa

– tacchi, superfluo

– le cerimonie e la tenuta elegante, ti inducono a comportarti un po’ più finemente del normale, cosa fasulla da morire (foto dei matrimoni/comunioni/cresime, sapete di cosa parlo) –> in questo caso l’elemento “FESTA RELIGIOSA” pesa peggio della spada di Damocle: PENITENZIAGITE!! (cit.)

– il rossetto arancione… denti gialli a gogò… il tempo di capire quale sfumatura di arancione sta bene, è già che passato di moda (ed è un colore orrendo, non evergreen come il rosso, fatica inutile)

 

 

2) il clima della Sicilia nella mezza stagione

– vento

– vento

– vento

– vento

– vento

 

 

3) Spotify non mi funziona da quando sono rientrata in Italia e non ho voglia di scrivere per farmelo aggiustare 

– non più Bob Dylan con la facilità di un tempo – niente compilation truzze per i rari momenti sportivi

– dipendo interamente dalla volubilità di Radio Virgin (che mi piace, ma ha pur sempre più pubblicità di Spotify)

 

4) non trovare niente di BELLO da leggere

– brancolo da Conan Doyle a Caprarica (please, don’t ask) MA un libro-droga non lo trovo dai tempi del Covo di vipere di Camilleri

 

5) essere bloccata col post di Hunger Games e con molti altri che ho in mente di scrivere da un sacco di tempo

Senza titolo

Nemmeno un titolo so dare a ‘sta cosa.

Però ci stavo pensando prima, scrivo qua e so che mi leggono in pochissimi; a volte vorrei che mi leggesse qualcuno in più, ma se lo sapessi scriverei meno o in modo meno libero, quindi è meglio che mi leggano in pochi.

Così è per i cavolo di social, tipo Facebook. Avendo più di 200 “amici” (e credo siano pochi, ma per me è la Cina), mi sento inibita a scrivere tutte le cavolate che mi passano per la mente perchè passerei per egocentrica, cretina, supponente, snob e chissà cos’altro, quindi rimando queste cose a Twitter, perchè lì mi seguono o sconosciuti o persone con cui ho un rapporto più stretto e verso cui ho perso ogni ritegno (un po’ come capita per questo Rudere, ed è una cosa buona 🙂 ). Il problema di Twitter è la guerra alla Prolissitudine, per cui non ho potuto scrivere questo:

D.B. mi ha domandato che cosa ne pensavo io di tutta questa storia che ho appena finito di raccontarvi. Non ho saputo che accidenti dirgli. Se proprio volete saperlo, non so che cosa ne penso. Mi dispiace di averla raccontata a tanta gente. Io, suppergiù, so soltanto che sento la mancanza di tutti quelli di cui ho parlato. E’ buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.

Perchè propinarvi di nuovo questo polpettone? Perchè mi sto fasciando la testa prima di rompermela, come abitualmente faccio per ogni cosa della vita.

In realtà mi sto preparando all’inevitabile e non so se vi racconterò qualcosa di ciò che ho vissuto qui. Sicuramente sì, tanto sentirò la mancanza di tutti ugualmente, tanto vale pensare a loro e mettere i miei ricordi nero su bianco. Sono certa che lo farò anche su carta, che è il canvas che preferisco.

Lo so che (vi) trituro i maroni con questo Holden, ma è la mia Bibbia, ha una risposta a tutte le domande della vita.

Ho solo quattro certezze nella mia vita: Il giovane Holden, il cioccolato fondente, i neuroni e il Flower by Kenzo. Un altro buon candidato è Bob Dylan. Loro sono me e viceversa, e avere queste certezze a 26 anni mi sembra un bel risultato. O almeno io mi sento ricca per questo.

Tutto ciò non c’entra niente, meno male che non ho dato un titolo a questo post.

C’è sempre una prima volta nella vita

Tipo questa mia “prima volta” è scrivere da brilla. Non lo avevo mai fatto. La causa della mia brillaggine è il dopo lavoro (niente di Mussoliniano, per carità) al pub. E pensare che nemmeno ci volevo andare, io. Anzi a dire il vero me ne ero dimenticata completamente. Poi ho incontrato la mia collega Leonardo sul minibus e me lo ha ricordato, quindi dopo un po’ di esitazione, ho accettato. Dopotutto c’era un arcobaleno pazzesco, quindi perchè non andare, no? (ovviamente pioveva col sole, cosa che mi ha disorientata e indotta ad accettare un’occasione di interazione sociale, in english).

Già essendo a digiuno sapevo che mi sarei brillantinata un po’, ma la mezza pinta extra offerta a tradimento -e apprezzatissima- dalla collega ha fatto il botto. Eppure qualcosa di inglese l’ho capito, soprattutto parlato da irlandesi, uno del nord e uno del sud. 1 Fuck yeah per me. E quello che non ho capito, era per colpa della birra e della musica alta. Tzè.

La cosa che mi fa dispiacere è che io, nella mia lingua madre, spacco i culi, kick ass! Ma vabbè.

Ho preso il treno per 30 secondi, e con piacere ho constatato che c’era un che parlava da solo, sottovoce, o forse parlava al cellulare molto educatamente e io sono paranoica. Ovviamente è sceso alla mia fermata, ma sono arrivata a casa viva e Vegeta.

La rottura è stata, una volta arrivata nel mio simpatico nido, vedere la porta della dining room spalancata. Background (antefatto): la porta della dining room deve stare SEMPRE chiusa, modalità “The Others” perchè altrimenti entrano i gatti e fanno un casino assurdo. Quindi ogni santa mattina mi premuro che sia ben sigillata. Ora, le porte non si aprono da sole, no? Anche se questa è una casa vittoriana, fantasmi finora non ne ho visti.

ERGO, perchè mai la porta era spalancata, così come quella della mia stanza?? [Background 2: per accedere alla mia stanza si passa dalla dining room]. E, domanda numero tre, perchè la porta del mio bagno en suite era aperta? Io la chiudo sempre, prima di andare a lavoro, perchè mi dà un senso di ordine! E, quarta domanda, perchè l’asciugamano era in messo in modo diverso da come lo avevo lasciato stamattina?? L’idea che un mister X tocchi un mio asciugamano mi fa rabbrividire.

Ora, io non sono una persona che fa reclami, ma qualcosa alla landlady VOGLIO dire… e siccome in casa al massimo possiamo esserci io, lei, il fidanzato, la figlia e il fidanzato della figlia (+ i 3 gatti), la logica mi porta a pensare che ci sia lo zampino della figlia e quel cretino dello zito -.- Ma la gente può essere così immatura a 23 anni?

Avevano ragione i Blink182, “nobody likes you when you’re 23!!”

E certo, se siete così stronzi da entrare in camera e farvi i cazzi dell’inquilina italiana (per quanto strana e simil autistica possa apparire) che paga 525 pounds al mese per quella merda di stanza, allora avete vissuto 23 anni inutilmente, rubando ossigeno agli alberi.

Eccezionali.

Eccezionali. Ecco una parola che detesto con tutta l’anima. È fasulla. Roba che vomiterei ogni volta che la sento.

Con poche parole, Holden dice tutto. Queste frasi mi fanno pensare a tante cose fasulle che siamo costretti a fare ogni giorno. Fasullo non nel senso di ipocrita, con accezione negativa (concetto chiave dei post di tutte le Drama Queen di Facebook!!!!!111!!!11!1!!), ma fasullo nel senso di non sentito – in fondo in fondo, ma necessario in un contesto sociale. E in questo non c’è niente di male.

I discorsi sul tempo, i “come va?” e i “bene, grazie”, le conversazioni che si fanno ai corsi di lingua straniera, i sorrisi gentili, i “grazie” e i “per favore”. Tutte cose essenziali, strumenti per sottrarci al disagio della poca confidenza con gente che si vede di tanto in tanto. Tutte cose tremendamente utili, ma che richiedono molto tempo e un certo impegno. O forse dopo un po’ viene semplicemente automatico inserire qui e là questi convenevoli durante una giornata media?

Pensandoci bene, non credo che mi ci abituerò mai, mi verrà sempre faticoso come la prima sessione in palestra dopo le vacanze di Natale. Mi secco. Non mi va proprio. Ma non perché voglio essere “vera, autentica” o “alternativa, fuori dal coro, ribbbelle” e blabla, semplicemente posso fare a meno di parlare del clima con chicchessia. E se parlo con te del clima, vuol dire che proprio non mi viene in mente nulla di più interessante, e quindi meglio non parlare affatto, meglio incappare in “quei silenzi rilassati” (citando JD di Scrubs). Poi se in realtà sono silenzi imbarazza(n)ti amen.

Sono l’unica a preferire i silenzi imbarazza(n)ti ai discorsi sul tempo?

Sono così pigra che piuttosto che farli, preferisco passare per burbera. Grumpy.

 

 

grumpy-cat-01