Canzoni evocative #5

Dopo secoli e secoli di Spotify – che adoro ma, costringendomi ad ascoltare la MIA musica, mi fa aggiornare poco – sono passata alla cara vecchia radio, rigorosamente italiana, of course. Adesso sono un’esperta delle canzoni da serve famose per un paio di mesi e che poi tutti dimenticano. Quelle canzoni che sembrano tutte uguali, orecchiabili, che ci sono familiari, che canticchiamo mentre facciamo le faccende di casa. Quelle canzoni, insomma, che odiamo dopo un mese di ascolto assiduo, i cui “autori” vorremmo prendere a schiaffoni e scuotere per le spalle urlando: “PERCHE’ TI FAI I SOLDI A DISCAPITO DELLA MIA SANITA’ MENTALE?!?!?”.

Per farvi capire, intendo canzoni del genere:

Ma quanto è carina?!?!? La ascolto volentieri ogni volta che passa in radio (tipo almeno 3 volte al giorno) e quando capita in shuffle nella mia playlist Spotify intitolata, guarda caso, Radio. Ma è inutile che io vi dica quanto mi piace e come mai mi piace (se lo sapessi, lo farei). Ve lo spiego così:

Scusate ma ho trovato solo quella in loop, ma è così che dev’essere.

Ansia da serie tv

Per la serie “first world problems”, eccone uno: l’ansia da serie tv.

Per anni sono andata da una serie tv all’altra, guardando una puntata dopo l’altra avidamente e con una serenità incontrastata. Ogni serie tv che ho visto è legata ad un periodo della mia vita o a delle persone.

Esempi:

Doctor House: periodo di tirocinio in laboratorio di Genetica e stesura della tesi di triennale. Quando non andavo in lab ma stavo a casa per scrivere la tesi, dopo pranzo avevo bisogno di una pausa che mi facesse staccare la mente ma anche che non fosse troppo rilassante per non perdere la concentrazione. Perfetta quindi perchè mantenevo il cervello su quesiti scientifico/medici e avevo come modello di vita Gregory con le sue manie da Sherlock Holmes.

How I met your mother e The Big Bang theory: entrambe molto tranquille, rilassanti, da guardare la sera per sorridere un po’. La prima era la nuova Friends, la seconda mi distraeva mantenendo sempre un po’ il cervello attivo con dei richiami scientifici e con l’inglese americano un po’ ricercato di Sheldon.

Chuck: colleghi e amici la seguivano al tempo dell’università, quindi mi sono incuriosita e ho cominciato a seguirla anche io. A parte l’amore incondizionato per Zachary Levi (che ha recitato in una serie tv carina su MTV quando era sconosciuto), il paradosso e il suo barcamenarsi nel mondo come persona nerd mi hanno colpita molto. Ho interrotto la visione per motivi tecnici che non ricordo e sento come un muro tra me e la ripresa della serie. Forse non voglio vederne la fine perchè mi dispiacerebbe troppo sapere che è finita (chiaro no?).

Once upon a time: nel periodo post laurea specialistica ho visto la pubblicità in tv e ho cominciato a guardarla, poi anche mia mamma si è appassionata e abbiamo continuato a vederla insieme; lei è una spoilerona tremenda, quindi ad un certo punto sono andata avanti da sola con la versione in lingua originale per darmi un certo vantaggio. La serie mi piace perchè è una buonissima via di mezzo tra il sognante (siamo cresciuti a pane, Nutella e film Disney) e l’intripposo – gli autori sono gli stessi di Lost – e mi piaceva tenere il filo dell’intreccio, bello intricato come piace a me. Ho smesso di seguirla perchè in UK non potevo affittarla o vederla in streaming e ora ho paura a riprenderla perchè non sono più sul pezzo, ho perso la dimestichezza con la tortuosità (aumenta di puntata in puntata). Ahimè.

Friends: l’ho sempre guardata negli anni ’90 quando la trasmettevano su Raidue, ma non l’ho mai seguita con ordine. Quando ero in UK volevo qualcosa di divertente da guardare in lingua originale e ho visto tutte e 10 le stagioni in un paio di mesi circa. La ragazza che era  con me in tirocinio in UK adora Friends e sa tutte le puntate a memoria, perciò quando mi ospitava a casa sua per il weekend, nei momenti di ozio, lo guardavamo insieme (e lei sapeva anche le battute a memoria!!): Friends consolida le amicizie!! Sto riguardando Friends con dei colleghi, anche qua ho trovato un’amica che adora la serie (evviva i fan di Friends nel mondo!!).

Scrubs: la serie tv della vita insieme a Friends. Ho iniziato a vederla quando la davano su MTV, ero in quarto liceo, l’anno del “voglio fare Medicina” e un buon 80% del mio convincimento era legato a questa serie tv. Grazie al cielo in quinto liceo ho cambiato idea e ho optato per Biotecnologie – Medicina proprio non avrebbe fatto per me – ma sono ancora follemente innamorata di JD. Ho rivisto Scrubs quando ero in UK, durante e dopo cena, nei weekend a colazione e a pranzo… amore puro!

Smallville: serie tv adolescenziale con sfondo fantasy/marvelliano – giusto per dire che ha a che fare con Superman. Inutile dire che ero innamorata di Clark Kent; guardavo le puntate con mia madre che invece trovava fascinosi Lex e Lionel Luthor e il giorno dopo discutevo animatamente con la mia compagna di banco su quanto fossero azzurri gli occhi di Tom Welling (oh-my-god). Mai finita perchè a lungo andare le puntate sono diventate ripetitive/poco interessanti. Non si vive di solo Tom Welling.

Breaking bad: amici che venerano la serie, stufa di ignorare i loro commenti, ho cominciato a seguirla. Ammetto di essermi forzata a guardare le prime puntate, che non mi hanno subito presa, ma dopo la prima serie ho inquadrato il genere e ho imparato ad apprezzarla. Una delle serie tv meglio fatte di sempre. In UK non potevo vederla quindi ho interrotto e adesso non riesco a riprendere perchè so che ha già una fine e la cosa mi mette ansia.

Game of Thrones. L’epicità in una serie tv. Cominciata a vedere in tv in italiano con mia madre, poi su rai4 c’erano versioni censurate (-.-) e i doppiaggi non erano buoni o mi obbligavano ad aspettare mesi prima che la nuova stagione fosse doppiata, ergo ho cominciato a seguirla in lingua originale e adesso non vedo l’ora ricominci ad aprile. E’ l’unica serie che non mi mette ansia al momento, sicuramente perchè la sto seguendo man mano che la mandano in onda su HBO.

 

Ok basta, ne avrei altre ma non ha senso tediare l’audience. Non so quale sia la radice della mia ansia, ultimamente non riesco a concentrarmi su un mondo parallelo da serie tv, forse perchè il mondo vero per adesso assorbe la maggior parte delle mie energie (il che è un bene). In questo ambito però, desidero davvero completare Chuck e Breaking bad, speriamo di farcela!

P.s. sono l’unica al mondo ad avere ansie del genere?

Da fine Novembre vivo in Svizzera, in una cittadina della parte francese. La città è bellissima, suggestiva, un gioiellino, ma in Svizzera c’è un grande problema: TROVARE CASA. Perchè non è che tu leggi gli annunci, visiti la casa e se ti piace, la prendi in affitto. NO. Le agenzie immobiliari (perchè IL PRIVATO NON ESISTE!!) fa una disumana selezione tra gli interessati e gli svizzeri ovviamente hanno la precedenza. La cosa diventa fattibile se si ha il permesso di soggiorno, cosa che io all’epoca ancora non avevo, quindi che ve lo dico a fare, the struggle was real. Dopo un periodo di serio patimento e forte stress + senso di disperazione, una buon’anima di agenzia (il cui proprietario è TURCO, love love a lui) ha accettato la mia richiesta per uno studio (alias monolocale) e ci sono andata ad abitare a inizio anno. Dopo aver trovato il coraggio di relazionarmi con gli autoctoni francofoni – in inglese – della Telecom svizzera, sono riuscita ad avere un account per internet in casa, che – se tutto va bene – mi installeranno martedi´prossimo. Tutto questo arzigogolamento per dire che non ho avuto internet se non in lab (da cui sto scrivendo adesso in un raro momento di cazzegg.. ehm relax) e per questo sono sparita.

Avrei potuto scrivere qualcosina nei giorni scorsi, ma ancora mi sento un po’ traballante e non completamente a mio agio (ma molto meglio di prima, eh), quindi il mio cervello non è stato capace finora di partorire qualcosa di

  1. sensato
  2. pseudo-interessante/utile
  3. scritto umanamente

Per questo motivo temo che ancora per un po’, le balle di fieno rotoleranno, ma TORNERO´, MUAHAHAHAHAHAH

(Le balle di fieno, tecnicamente, si chiamano Selaginella Lepidophylla, sapevatelo)

Tra l’altro, a parte il filone cinematografo/letterario, avrei quello biografico e quello – di prossima ipotetica apertura – dello struggle scientifico. Wooooow, che suspance!!! Insomma, ci sarà un bel pacchetto di adenosina trifosfato (l’ENERGIA) che i miei neuroni useranno usclusivamente per questo Rudere.

E poi il vero struggle sarà il vostro, o ipotetici lettori!!

Liste

– vestiti invernali
– lenzuola, asciugamani
– cappotti, cappelli, sciarpe, guanti
– computer e base raffreddante
– qualche attrezzo da cucina (pentole, padelle e relativi coperchi, tavole di legno per impastare la pizza, fornetto cuocipizza, formine per biscotti e muffin, piatti, bicchieri, posate)
– un po’ di provviste siciliane* (una cassetta di limoni, una di arance, una di conserve di pomodoro, una di melanzane/pomodori/olive sott’olio, chutney di cipolle e marmellata, crema di pistacchio, alloro, salvia e rosmarino secchi e macinati, vino, biscottini, 5 litri di olio, 100 cialde di caffè Borbone)
– un paio di cose per pulire: swiffer e relativi pannetti, scopa elettrica e relativi sacchetti, pezze ballerina (giuro che si chiamano così!!), sapone di Marsiglia piccolo
– qualche libro (tra cui Anna Karenina e le sue milleesei pagine)

Avevo in programma di scrivere altri articoli, tra cui uno su L’eleganza del riccio, uno – chissà tra quanto – su Anna Karenina, uno sulle ultime esplorazioni londinesi. Vista la lista, per ora il mio unico pensiero va a Mago Merlino in versione disneyana e al suo HOCHETI POCHETI, che tanto invidio e bramo.

Per citare Giulia Salvi in Music Fail (se non sapete cos’è, male male): be fan or be hater, see you later.

*giuro che non sono tutte per me.

Il giovane favoloso – Parte 2

Ho l’abitudine di suddividere i film biografici in tre parti: la prima è quella dell’esordio del protagonista dove tutto è bello e spensierato e lui/lei comincia ad essere consapevole di avere qualcosa di particolare rispetto alla massa, la seconda è quella dell’addestramento in cui le doti naturali vengono coltivate e affinate e comincia l’ascesa al successo, la terza è l’ottenimento degli obiettivi tanto agognati che poi non hanno quel fascino che avevano all’inizio e trascinano lui/lei nell’oblio e nella devastazione che culmina in una morte abbastanza singolare. Questa sequenza mi dà sempre un certo senso di sicurezza, come se qualcuno mi accompagnasse per mano lungo una strada ho già visto su Google Maps: ci possono essere dettagli nuovi e stupefacenti, ma bene o male ho un’idea generale di dove sto andando. Tutto questo per dirvi che mi sono sentita un po’ smarrita nel vedere questo film, perché queste dinamiche non erano ben definite, si potevano intravedere ma non del tutto.

Partiamo dall’inizio. Il periodo dell’infanzia di Leopardi, descritto nel film, è molto simile a come l’ho sempre immaginato. Giacomino e i fratelli (di cui non ci frega nulla) vivono chiusi nel palazzo nobiliare a studiare alacremente sotto la supervisione del prete che non disdegna di fare delle salutari pennichelle. La biblioteca è meravigliosamente ricca, Giacomino ha il suo bel banchetto davanti alla finestra, una ragazza un po’ troglodita che fila la lana è la sua dirimpettaia (non è Berta ma quella che conosceremo come Silvia la Tisica), il Signor Padre Conte Monaldo è iperprotettivo e la madre un’automa: insomma, la solita vita.

Il banchetto sotto la finestra da cui osservava quella che poi, si dice, sia diventata Silvia
In questa scena mi sembrava quasi che volesse entrare nel libro, per comprenderne appieno i contenuti; quanto amore, quasi fisico, per i libri!

L’ambiente in cui Giacomino nasce, cresce e matura è Cultura, Erudizione, Pensiero, ma sottrae forse la consapevolezza del mondo esterno, pratico, imperfetto. Oltre che di studio, la vita di Giacomo è stata influenzata dalla pesantezza di vivere, infatti il poveretto si è sempre sentito dire che era gracile e che entro qualche anno avrebbe avuto la gobba; è stato trattato con troppe premure che gli hanno impedito di essere del tutto autonomo (da film, ovviamente). Crescendo, Giacomino comincia a rendersi conto che quella situazione è da un lato sicura e confortante e gli permette di esprimere i suoi pensieri scrivendo, ma da un lato è tremendamente opprimente, e probabilmente ostacola la sua maturazione letteraria; egli non può intrattenere corrispondenza con il palpeggiatore di statue Pietro Giordani, non può decidere di far qualcosa su due piedi senza dover presentare domanda in carta bollata al padre, non può avere un’idea autonoma senza passare per ribelle o eretico etc etc.

Dopo un tentativo di fuga da Recanati sventato dal Signor Padre Conte Monaldo, Giacomino è sempre più convinto che lascerà la casa natìa, e lo dice al padre in una scena, secondo me, meravigliosa, quella del discorso sulla prudenza (e a me è venuta in mente la canzone di Battisti, La collina dei ciliegi). Tale discorso a tratti pare detto con una certa calma, nel tentativo di far ragionare il Signor Padre Conte, ma a tratti pare un’esplosione di ira, una ricerca dello scontro, un devastante gesto di insofferenza che non sarebbe naturale aspettarsi da “un ragazzo ammodo come Giacomino”. Ebbene sì, anche i secchioni si incazzano. Quello che ho voluto cogliere è il contrasto tra il lato ribelle e stanco di tanto controllo genitoriale e la parte razionale che in fondo rispetta la famiglia ed è consapevole che ciò che tutti fanno per lui è conseguenza di un affetto sincero. Giacomino non vorrebbe essere ingrato, ma tutte quelle attenzioni, seppur utili per lui, sono diventate soffocanti; riesco ad intravedere (o forse immaginare) un desiderio di autonomia non tanto dettato da una maggiore maturità e consapevolezza del mondo (per cui le premure sarebbero ormai superflue), ma da una voglia di buttarsi nel mondo impreparato, con la sola intenzione di poter imparare sul campo improvvisando.

Questa parte che ho accennato doveva essere, nella mia mente ingenua, una sorta di prologo/introduzione per tutto quello che sarebbe successo dopo, possibilmente visto in chiave avvincente/dinamica. INVECE non è stato così. Tutto il resto del film è stato un salto da un periodo all’altro, da un luogo all’altro della vita di Giacomo, con buchi di 10 anni, con dettagli che evitati avrebbero reso più scorrevole il film, con interrogativi non sviscerati (volevamo sapere l’intrallazzo con Ranieri!!!) con argomenti non sviluppati (what about Fanny? Perché nessun cenno a Il sabato del villaggio? Come si è evoluto il suo pensiero poetico? Dell’orientamento sessuale sinceramente non mi importa). Ira funesta mode on: Io che sono profana non ho percepito questi dettagli, e vedevo solo dei veri e propri buchi; ma perché non mettere qualche parte un po’ spiegona per quelli che non ricordano più cosa c’è scritto nel Baldi al posto di scene del tutto prive di importanza per la storia?? O prima di vedere il film conviene prima studiare a casa?  Ira funesta mode off.

A parte queste cose, un’ode merita Elio-uomo-della-mia-vita-Germano. Ha imparato ad imitare la calligrafia di Leopardi, ha studiato il personaggio – se ben ricordo – per circa quattro mesi, si è fatto mettere la gobba, ha fatto il candelabro tra Ranieri e Fanny, ops, ho fuso Elio e Giacomino… errore comprensibile perché se mai avessi immaginato in qualche modo Leopardi, la versione “reale” sarebbe stata proprio come quella resa da Elio.

Meravigliose le parti in cui Elio recita ripete declama dice le poesie di Giacomino, perchè lo fa con normalità, come immagino che Leopardi avrebbe fatto leggendole e rileggendole tra sé e sé. Ho avuto la pelle d’oca quando, nello studio buio e illuminato dalla luce della Luna, Giacomino legge, appunto, La Luna. Avevo i lucciconi agli occhi e ogni descrizione della scena che potrò fare io sarà sempre riduttiva rispetto a come è stata resa, è solo da vedere. Bellissime le inquadrature di ambienti/persone etc durante la lettura delle poesie. Avrei voluto sentire anche Il sabato del villaggio; so che è lunghetta, ma si poteva inserire al posto di scene interminabili tipo l’attesa snervante di Giacomino nel palazzo degli zii di Roma, insieme al bibitaro e al prede logorroico. Ma non si può avere tutto dalla vita.

Il film conteneva delle parti davvero belle, ma il tutto è risultato un po’ pesante, a mio avviso, perché la narrazione era un po’ slegata, a volte con interruzioni brusche tra una scena e l’altra, e a volte non capivo dove volesse andare a parareil film. Tutto il contorno però (ambientazioni, costumi, musiche, fotografia, attori) era davvero magnifico.

Due parole sulle musiche: figo l’uso di canzoni techno, so che non tutti hanno gradito ma a me ha ricordato molto Gatsby, riaccendeva l’attenzione e dava un tocco di modernità inducendomi a fare ciò che ho sempre fatto con Giacomino: attualizzarlo. Perché nonostante sia vissuto quasi 200 anni fa, per me sarà sempre un compagno di classe fidato, che consola nei momenti di imbarazzo sociale e ci fa conoscere la bellezza con le sue opere favolose.