Da fine Novembre vivo in Svizzera, in una cittadina della parte francese. La città è bellissima, suggestiva, un gioiellino, ma in Svizzera c’è un grande problema: TROVARE CASA. Perchè non è che tu leggi gli annunci, visiti la casa e se ti piace, la prendi in affitto. NO. Le agenzie immobiliari (perchè IL PRIVATO NON ESISTE!!) fa una disumana selezione tra gli interessati e gli svizzeri ovviamente hanno la precedenza. La cosa diventa fattibile se si ha il permesso di soggiorno, cosa che io all’epoca ancora non avevo, quindi che ve lo dico a fare, the struggle was real. Dopo un periodo di serio patimento e forte stress + senso di disperazione, una buon’anima di agenzia (il cui proprietario è TURCO, love love a lui) ha accettato la mia richiesta per uno studio (alias monolocale) e ci sono andata ad abitare a inizio anno. Dopo aver trovato il coraggio di relazionarmi con gli autoctoni francofoni – in inglese – della Telecom svizzera, sono riuscita ad avere un account per internet in casa, che – se tutto va bene – mi installeranno martedi´prossimo. Tutto questo arzigogolamento per dire che non ho avuto internet se non in lab (da cui sto scrivendo adesso in un raro momento di cazzegg.. ehm relax) e per questo sono sparita.

Avrei potuto scrivere qualcosina nei giorni scorsi, ma ancora mi sento un po’ traballante e non completamente a mio agio (ma molto meglio di prima, eh), quindi il mio cervello non è stato capace finora di partorire qualcosa di

  1. sensato
  2. pseudo-interessante/utile
  3. scritto umanamente

Per questo motivo temo che ancora per un po’, le balle di fieno rotoleranno, ma TORNERO´, MUAHAHAHAHAHAH

(Le balle di fieno, tecnicamente, si chiamano Selaginella Lepidophylla, sapevatelo)

Tra l’altro, a parte il filone cinematografo/letterario, avrei quello biografico e quello – di prossima ipotetica apertura – dello struggle scientifico. Wooooow, che suspance!!! Insomma, ci sarà un bel pacchetto di adenosina trifosfato (l’ENERGIA) che i miei neuroni useranno usclusivamente per questo Rudere.

E poi il vero struggle sarà il vostro, o ipotetici lettori!!

It’s time

E’ giunta l’ora di scrivere qualcosa circa la mia attuale situazione, non perchè interessi a qualcuno, ma per dare un senso di compiutezza al post precedente e per giustificare – anzi, motivare – la temporanea mancanza di post dedicati a film&libri (cosa che avevo già detto, lo so, scusate).

Sarà per la novità della situazione, ma ancora fatico a rendermi davvero conto di tutto, quindi mi atterrò ai fatti, almeno all’inizio, e poi dirò qualche mia impressione a bruciapelo. Uso le 5 W base della tecnica giornalistica.

Who (chi)? Io, e questo si era capito

When (quando)? ora, ma per la precisione da quasi due settimane

Where (dove)? in Svizzera

Why (perchè)? questo è il bello; per svolgere un PhD in neuroscienze (love love love)

What (cosa)? specifico l’oggetto succitato (la mia mente malata di biotecnologa mi fa leggere “succinato”, ma vabbè, lasciatemi stare) è tipo il sogno della vita, la possibilità di fare ciò per cui ho studiato per quasi sei anni, ciò che sognavo di fare da bambina quando volevo essere come Sailor Mercury che desiderava diventare un ingegnere genetico (e vi giuro che proprio ora sto facendo qualcosa di simile).

Non voglio mettere in ciò enfasi o poesia, ma per la prima volta percepisco con consapevolezza di star facendo la cosa giusta per me. Non l’ho sempre pensata così a causa di difficoltà incontrate in passato e che non ero abbastanza matura da gestire; adesso credo di avere qualche grado di sopportazione in più e spero di poter affrontare le future insidie, o almeno di sopravvivere ad esse.

Paese nuovo, città nuova, lingua nuova (per fortuna francese), moneta nuova, laboratorio nuovo, tecniche nuove. Come posso non sentirmi un po’ esploratrice? Ho avuto questa ridicola immagine di me oggi,  mentre camminavo per strade sconosciute seguendo la massa per assistere al corteo del patrono della città. Attorno a me c’erano famiglie, gruppi di amici, coppie di fidanzati; io ero una delle poche persone non in compagnia e osservavo tutto con attenzione e curiosità. La cosa bella (direi io) è che nemmeno per un attimo mi sono sentita sola; ero da sola, ma non sentivo alcun senso di solitudine, ero solo l’ennesimo elemento della folla, perfettamente mimetizzata, così simile e allo stesso tempo così diversa da tutti gli altri (ma che ne posso sapere, magari c’erano altri come me in mezzo a quella moltitudine…ah, la parola “moltitudine” mi ricorda un sacco le versioni di latino…ma vabbè).  Detto ciò, ora come ora mi sembra strano immaginarmi integrata, spero comunque che questa condizione di “unicità” non sia drastica e assoluta, altrimenti sai che noia.

 

Liste

– vestiti invernali
– lenzuola, asciugamani
– cappotti, cappelli, sciarpe, guanti
– computer e base raffreddante
– qualche attrezzo da cucina (pentole, padelle e relativi coperchi, tavole di legno per impastare la pizza, fornetto cuocipizza, formine per biscotti e muffin, piatti, bicchieri, posate)
– un po’ di provviste siciliane* (una cassetta di limoni, una di arance, una di conserve di pomodoro, una di melanzane/pomodori/olive sott’olio, chutney di cipolle e marmellata, crema di pistacchio, alloro, salvia e rosmarino secchi e macinati, vino, biscottini, 5 litri di olio, 100 cialde di caffè Borbone)
– un paio di cose per pulire: swiffer e relativi pannetti, scopa elettrica e relativi sacchetti, pezze ballerina (giuro che si chiamano così!!), sapone di Marsiglia piccolo
– qualche libro (tra cui Anna Karenina e le sue milleesei pagine)

Avevo in programma di scrivere altri articoli, tra cui uno su L’eleganza del riccio, uno – chissà tra quanto – su Anna Karenina, uno sulle ultime esplorazioni londinesi. Vista la lista, per ora il mio unico pensiero va a Mago Merlino in versione disneyana e al suo HOCHETI POCHETI, che tanto invidio e bramo.

Per citare Giulia Salvi in Music Fail (se non sapete cos’è, male male): be fan or be hater, see you later.

*giuro che non sono tutte per me.

Titolo boh, chiamiamolo “L’importanza di donare sangue”

Non mi viene in mente un titolo perché non sono convinta di ciò che sto per scrivere. O meglio, ne sono convinta ma 1) non sono molto in vena di scrivere 2) non so se quello che scriverò possa essere considerato per quello che è, senza pretese o prosopopea. Insomma, trip mentali. Quindi credo che la cosa migliore sia scrivere e basta.

Premessa: il mio prof di Lettere delle medie era/è donatore di sangue ed esortava me e i miei compagni di classe a fare come lui una volta diventati maggiorenni. Per 6 anni non ho fatto altro che dire “non vedo l’ora di essere maggiorenne per donare sangue!!!1!1!!1!!!” e quando ho compiuto 18 anni mi sono iscritta all’Avis, cercando di trascinare con me più persone possibili (poche). Dato che avevo spesso l’emoglobina bassa ero costretta ad assumere degli integratori, quindi era una cosa un pochino forzata ma non problematica, perciò ho continuato a donare sangue. Che poi noi ddonne siamo sfigate perché o abbiamo la pressione bassa, o poca emoglobina, o i globuli rossi piccoli, o i comunisti in sala giochi* etc etc. In breve, la cosa non è così lineare come sarebbe bello che fosse. In più, dal 2010 al 2012 ho vissuto a Torino ma ero fermamente intenzionata a donare il MIO sangue ai MIEI concittadini (messinesi) perché il numero di donatori qua non è altissimo, quindi donavo solo quando tornavo a casa durante le varie vacanze – ergo, altre limitazioni alle donazioni. Morale, invece che donare 2 volte l’anno dal 2008 a oggi, quindi invece di fare 12 donazioni, ne ho fatte 7. In tutto ciò, anche se ho sempre donato con grande contentezza sapendo di fare almeno una cosa veramente utile, avevo sempre una vocina stupida in testa che mi diceva “ma se ti senti male? se svieni? se stringendo la pallina di gomma si instaura una pressione fortissima e l’ago ti si spara fuori dal braccio o la sacca scoppia e il tuo sangue, la tua linfa vitale, si sparge per tutta la sala donazioni?????????????”. Ecco, questi sono i miei personali incubi che tentano di ostacolare la donazione (e che ogni santa volta ignoro).

Oggi sono andata a donare sangue dopo più di un anno (i sei mesi all’Inghilterra hanno favorito l’espandersi di questo intervallo) con i soliti timori, più nuovi trip mentali catastrofisti che ho sviluppato negli ultimi mesi. E’ accaduto l’inaspettato: l’emoglobina era una bomba, la pressione bella carica e nessun senso di debolezza. Tutto è andato superliscio e in 10 minuti avevo finito. Per coronare il tutto ho fatto colazione con due cappuccini, tre bustine di zucchero, due cornetti e la dottoressa mi ha anche regalato la maglietta dell’Avis.

Morale: se avete il dono della buona salute e siete considerati idonei dai medici dell’Avis (che sono veramente bravissimi), perché non condividete la vostra fortuna con qualcuno che al momento non è molto in forma? A voi non costa, non perdete tempo (e se perdete ore di lavoro, vi fanno una certificazione che credo valga come permesso straordinario), tenete sotto controllo i valori ematici, avete la possibilità di fare controlli accessori (tipo elettrocardiogramma e altro) e vi danno pure i gadget. Che volete di più?? Si “perdono” 400 ml di sangue (ma vi giuro che non ci farete caso, io sono minuta e lo noto appena) per aiutare chi ne ha bisogno e avete la possibilità e l’occasione di controllare costantemente parametri vitali basilari. Il sangue non si fabbrica in laboratorio, diceva Veronesi in uno spot pro-donazione, e anche se si potesse, costerebbe tanto, quindi perché non donarlo?

P.S. so che ultimamente sto sviando dal tema del blog ma amen.

*ovvero, cose da donne, le mie cose, essere indisposte, avere le zie in visita, sunday bloody sunday, ricevere visita da Anna dai capelli rossi, avere le roselline etc etc.

Ok, il finale è veramente demente :\

30 giorni di musica (in un giorno solo)

Dato che l’atmosfera generale del Rudere stava diventando un po’ aulica *rotfl* ho pensato di fare questa stupidata di tag, ma all at once e non giorno per giorno perché 1) so già che non sarei costante e 2) questo non è un blog di musica ma di cose raffazzonate. Ogni dicitura ha sottinteso “la tua canzone/una canzone che” e alcune voci non hanno riscontro con la mia esperienza personale, quindi le ignorerò. Si può considerare un supporto, un’appendice della rubrica Canzoni evocative, perchè mi diverto a raccontare la breve storia che c’è dietro ogni canzone.

1 – preferita del momento: Rude – Magic
2 – seconda preferita del momento: Geronimo – Sheppard

3 – ti rende allegro: Another sunny day – Belle & Sebastian. L’ho sentita la prima volta quando ero all’Inghilterra, nella mia bella cameretta shabby chic mentre leggevo degli articoli per il lab meeting del lunedì successivo; era un weekend molto rilassante (livello: ameba) e il sole entrava dalla finestra riscaldando la stanza (evento memorabile!). Questa canzone era tanto carina e appropriata che mi ha fatto dimenticare quello che stavo facendo, perciò è la più allegrizzante che io conosca – al momento.
4 – che ti commuove

5 – ti ricorda qualcuno: Ironic – Alanis Morisette; alcune strofe di questa canzone erano lo status di messenger di una mia amica. Dato che quando chattavo il mio cervello leggeva tale status, ora la associo sempre a lei.

6 – ti ricorda un posto: Ja sei ‘namorar – Tribalistas; già detto in Canzoni evocative, mi ricorda il primo viaggio senza genitori nel sud della Sardegna (Stintino & Co): che spiagge, che sole, che mare!!! L’unica estate in cui ho assunto un colorito decente.

AGGIUNTA VELOCE!!!! Devo aggiungere una seconda canzone, che per me è molto importante!1!1!!!1! Si tratta di Istrice – Subsonica, al cui concerto ho assistito a Torino, dove ho vissuto per i due anni di università specialistica (quanti concerti gratis belli, tra cui gli MTV days, ho visto a Torino!!). Questa canzone mi è piaciuta nel momento in cui l’ho ascoltata live in piazza Castello perché descrive Torino e rende l’idea della vita torinese. Molte volte ho nutrito sentimenti contrastanti verso questa città ma adesso mi manca, e chi mi conosce si meraviglierebbe di ciò perché spesso ho mostrato la mia poca simpatia; forse la posso amare solo nei ricordi e, spero, da visitatrice in futuro.

7 – ti ricorda un momento particolare: Feel this moment – Christina Aguilera; mega falò in Calabria, estate 2013. Ricordo con piacere questa canzone e l’occasione correlata perché i falò sono sempre una scommessa, non si sa mai se saranno divertenti. Le mie aspettative erano bassissime, invece mi sono divertita tantissimo e fatto amicizia con tante persone simpaticissime. Quanti superlativi assoluti!

8 – di cui conosci tutte le parole: Penny Lane – The Beatles; durante le vacanze estiva nel periodo del liceo guardavo tanta TV, anche spazzatura. Tra le varie serie che seguivo c’era l’originale Fame – Saranno famosi, e uno dei personaggi cantava così bene Penny Lane che ho voluto impararne le parole, e da qui in poi si è consolidata la mia preferenza per i Beatles.

 

9 – ti fa ballare: Living on my own – The Queen / Dancing with myself – Billy Idol; se nelle discoteche mettessero canzoni del genere, ballerei volentieri. Hanno messo la seconda durante quel memorabile falò 2013 ed è stato troppo divertente (e poi, basta canzoni solo tunztunz).

10 – ti aiuta a dormire: Dream – Everly Brothers; scoperta guardando un film, ha un ritmo molto rilassante e fa dormire in tempo record. Ho anche fatto un CD con solo questa canzone in loop, che ascoltavo in caso di insonnia.
11 – della tua band preferita (non ho una band preferita)

12 – della band che odi qualunque cosa dei Negramaro o dei Modà; urlano troppo.

13 – hai conosciuto da poco: Midnight city – M83 / Leaves that are green – Simon & Garfunkel; la prima l’ho conosciuta tramite Spotify, sezione Indie e mi fa sentire molto hipster, la seconda da un film italiano che credo sia Happy Family.

14 – nessuno si aspetta possa piacerti: Timber – Kesha; è troppo trash, ma ormai i miei amici si sono abituati a questo lato di me. Per anni ho snobbato questo genere di canzoni, ma poi ho cominciato ad andare in palestra e ad associarle a momenti di benessere/attività/dinamismo, perciò ora sono molto meno snob e anzi quando corro ascolto quasi solo canzoni simili.

15 – ti descrive: Ask – The Smiths; shyness is nice, shyness can’t stop you from doing all the things in life you’d like to. La uso come mantra per fare le cose anche se mi sembrano difficili e io sono socially awkward.
16 – amavi e che ora odi 

17 – vorresti dedicare a qualcuno: Brow eyed girl – Van Morrison; a me stessa perché tutti esaltano gli occhi azzurri/verdi ma a me piacciono i miei *asd*

18 – vorresti ascoltare alla radio: The ring of fire – Johnny Cash; non ricordo come l’ho scoperta, ma poi degli amici l’hanno messa ad una festa e mi sono resa conto che non sono l’unica a cui piace, perciò vorrei sentirla più spesso!!
19 – dal tuo album preferito
20 – che ascolti quando sei arrabbiato

21 – ascolti quando sei felice: Africa – Toto / 99 Luftballons; la prima mi ricorda la puntata di Scrubs in cui JD fa il bagno, si rilassa oltremodo e mangia con soddisfazione il burro al mango di Elliot, la seconda canzone mi ricorda l’episodio in cui JD desidera sdrammatizzare una situazione delicata con un paziente.

 

22 – ascolti quando sei triste: Se ti tagliassero a pezzetti – Fabrizio De Andrè; e altre di De Andrè, che considero consolanti.

23 – vorresti al tuo matrimonio: True – Spandau Ballet; ma in realtà non è del tutto vero, non immagino (quasi) nulla del mio ipotetico matrimonio. Associo questa canzone ad una puntata di Modern Family in cui Claire regala a Phil una serata-concerto col cantante sfigatello degli Spandau Ballet (come il Ringo Starr dei Beatles) interpretato da Edward Norton (in versione anni 80 favolosa) ma in realtà a Phil gli Spandau Ballet non piacciono particolarmente e per amore della moglie fa finta di conoscere tutte le loro canzoni. Questo si avvicina alla mia idea di romanticismo *asd*


24 – vorresti al tuo funerale: La collina dei ciliegi – Lucio Battisti; più che altro non vorrei che chi è al mio funerale fosse troppo triste, e questa canzone mi dà l’idea che contenga dei “consigli” o esortazioni, ma non so spiegarmi bene.

25 – è un piacere peccaminoso (inchessenzo?) Girl from the North Country – Bob Dylan e Johnny Cash; non capisco il senso della domanda ma non sapevo dove infilare questa bella canzone.
26 – sai suonare con uno strumento

27 – ti piacerebbe suonare: Mr Tambourine Man – Bob Dylan; sarebbe bello saper suonare l’armonica, io sono negata di teoria musicale.
28 – ti fa sentire colpevole

29 – della tua infanzia: La solitudine – Laura Pausini (ahimè); non so perchè ma da piccola amavo Laura Pausini e cantavo sempre questa canzone quando capitava alla radio.

30 – la tua canzone preferita in questo periodo un anno fa: probabilmente The times they are a-changing – Bob Dylan perché avevo appena letto The Help (di cui vi ho parlato) e mi sono fissata con questa canzone per mesi.

Puff puff, finito. Potrei taggarvi tutti (ma tutti chi??).

Il giovane favoloso – Parte 2

Ho l’abitudine di suddividere i film biografici in tre parti: la prima è quella dell’esordio del protagonista dove tutto è bello e spensierato e lui/lei comincia ad essere consapevole di avere qualcosa di particolare rispetto alla massa, la seconda è quella dell’addestramento in cui le doti naturali vengono coltivate e affinate e comincia l’ascesa al successo, la terza è l’ottenimento degli obiettivi tanto agognati che poi non hanno quel fascino che avevano all’inizio e trascinano lui/lei nell’oblio e nella devastazione che culmina in una morte abbastanza singolare. Questa sequenza mi dà sempre un certo senso di sicurezza, come se qualcuno mi accompagnasse per mano lungo una strada ho già visto su Google Maps: ci possono essere dettagli nuovi e stupefacenti, ma bene o male ho un’idea generale di dove sto andando. Tutto questo per dirvi che mi sono sentita un po’ smarrita nel vedere questo film, perché queste dinamiche non erano ben definite, si potevano intravedere ma non del tutto.

Partiamo dall’inizio. Il periodo dell’infanzia di Leopardi, descritto nel film, è molto simile a come l’ho sempre immaginato. Giacomino e i fratelli (di cui non ci frega nulla) vivono chiusi nel palazzo nobiliare a studiare alacremente sotto la supervisione del prete che non disdegna di fare delle salutari pennichelle. La biblioteca è meravigliosamente ricca, Giacomino ha il suo bel banchetto davanti alla finestra, una ragazza un po’ troglodita che fila la lana è la sua dirimpettaia (non è Berta ma quella che conosceremo come Silvia la Tisica), il Signor Padre Conte Monaldo è iperprotettivo e la madre un’automa: insomma, la solita vita.

Il banchetto sotto la finestra da cui osservava quella che poi, si dice, sia diventata Silvia
In questa scena mi sembrava quasi che volesse entrare nel libro, per comprenderne appieno i contenuti; quanto amore, quasi fisico, per i libri!

L’ambiente in cui Giacomino nasce, cresce e matura è Cultura, Erudizione, Pensiero, ma sottrae forse la consapevolezza del mondo esterno, pratico, imperfetto. Oltre che di studio, la vita di Giacomo è stata influenzata dalla pesantezza di vivere, infatti il poveretto si è sempre sentito dire che era gracile e che entro qualche anno avrebbe avuto la gobba; è stato trattato con troppe premure che gli hanno impedito di essere del tutto autonomo (da film, ovviamente). Crescendo, Giacomino comincia a rendersi conto che quella situazione è da un lato sicura e confortante e gli permette di esprimere i suoi pensieri scrivendo, ma da un lato è tremendamente opprimente, e probabilmente ostacola la sua maturazione letteraria; egli non può intrattenere corrispondenza con il palpeggiatore di statue Pietro Giordani, non può decidere di far qualcosa su due piedi senza dover presentare domanda in carta bollata al padre, non può avere un’idea autonoma senza passare per ribelle o eretico etc etc.

Dopo un tentativo di fuga da Recanati sventato dal Signor Padre Conte Monaldo, Giacomino è sempre più convinto che lascerà la casa natìa, e lo dice al padre in una scena, secondo me, meravigliosa, quella del discorso sulla prudenza (e a me è venuta in mente la canzone di Battisti, La collina dei ciliegi). Tale discorso a tratti pare detto con una certa calma, nel tentativo di far ragionare il Signor Padre Conte, ma a tratti pare un’esplosione di ira, una ricerca dello scontro, un devastante gesto di insofferenza che non sarebbe naturale aspettarsi da “un ragazzo ammodo come Giacomino”. Ebbene sì, anche i secchioni si incazzano. Quello che ho voluto cogliere è il contrasto tra il lato ribelle e stanco di tanto controllo genitoriale e la parte razionale che in fondo rispetta la famiglia ed è consapevole che ciò che tutti fanno per lui è conseguenza di un affetto sincero. Giacomino non vorrebbe essere ingrato, ma tutte quelle attenzioni, seppur utili per lui, sono diventate soffocanti; riesco ad intravedere (o forse immaginare) un desiderio di autonomia non tanto dettato da una maggiore maturità e consapevolezza del mondo (per cui le premure sarebbero ormai superflue), ma da una voglia di buttarsi nel mondo impreparato, con la sola intenzione di poter imparare sul campo improvvisando.

Questa parte che ho accennato doveva essere, nella mia mente ingenua, una sorta di prologo/introduzione per tutto quello che sarebbe successo dopo, possibilmente visto in chiave avvincente/dinamica. INVECE non è stato così. Tutto il resto del film è stato un salto da un periodo all’altro, da un luogo all’altro della vita di Giacomo, con buchi di 10 anni, con dettagli che evitati avrebbero reso più scorrevole il film, con interrogativi non sviscerati (volevamo sapere l’intrallazzo con Ranieri!!!) con argomenti non sviluppati (what about Fanny? Perché nessun cenno a Il sabato del villaggio? Come si è evoluto il suo pensiero poetico? Dell’orientamento sessuale sinceramente non mi importa). Ira funesta mode on: Io che sono profana non ho percepito questi dettagli, e vedevo solo dei veri e propri buchi; ma perché non mettere qualche parte un po’ spiegona per quelli che non ricordano più cosa c’è scritto nel Baldi al posto di scene del tutto prive di importanza per la storia?? O prima di vedere il film conviene prima studiare a casa?  Ira funesta mode off.

A parte queste cose, un’ode merita Elio-uomo-della-mia-vita-Germano. Ha imparato ad imitare la calligrafia di Leopardi, ha studiato il personaggio – se ben ricordo – per circa quattro mesi, si è fatto mettere la gobba, ha fatto il candelabro tra Ranieri e Fanny, ops, ho fuso Elio e Giacomino… errore comprensibile perché se mai avessi immaginato in qualche modo Leopardi, la versione “reale” sarebbe stata proprio come quella resa da Elio.

Meravigliose le parti in cui Elio recita ripete declama dice le poesie di Giacomino, perchè lo fa con normalità, come immagino che Leopardi avrebbe fatto leggendole e rileggendole tra sé e sé. Ho avuto la pelle d’oca quando, nello studio buio e illuminato dalla luce della Luna, Giacomino legge, appunto, La Luna. Avevo i lucciconi agli occhi e ogni descrizione della scena che potrò fare io sarà sempre riduttiva rispetto a come è stata resa, è solo da vedere. Bellissime le inquadrature di ambienti/persone etc durante la lettura delle poesie. Avrei voluto sentire anche Il sabato del villaggio; so che è lunghetta, ma si poteva inserire al posto di scene interminabili tipo l’attesa snervante di Giacomino nel palazzo degli zii di Roma, insieme al bibitaro e al prede logorroico. Ma non si può avere tutto dalla vita.

Il film conteneva delle parti davvero belle, ma il tutto è risultato un po’ pesante, a mio avviso, perché la narrazione era un po’ slegata, a volte con interruzioni brusche tra una scena e l’altra, e a volte non capivo dove volesse andare a parareil film. Tutto il contorno però (ambientazioni, costumi, musiche, fotografia, attori) era davvero magnifico.

Due parole sulle musiche: figo l’uso di canzoni techno, so che non tutti hanno gradito ma a me ha ricordato molto Gatsby, riaccendeva l’attenzione e dava un tocco di modernità inducendomi a fare ciò che ho sempre fatto con Giacomino: attualizzarlo. Perché nonostante sia vissuto quasi 200 anni fa, per me sarà sempre un compagno di classe fidato, che consola nei momenti di imbarazzo sociale e ci fa conoscere la bellezza con le sue opere favolose.

 

Il giovane favoloso – Parte 1

Ovvero: come perdo ancora una volta l’occasione di stare zitta. Sono la persona meno adatta per fare una recensione sul film di Martone con l’amato Elio-uomo-della-mia-vita-Germano, infatti non ho conoscenze di nessun genere in materia ma odio il fatto che siano solo degli pseudo letterati a scriverne, e non dei comuni mortali (non chiedetemi perché). Di recensioni che paragonano certe scene a quadri o film tedeschi con i sottotitoli in mandarino non me ne faccio niente, voglio solo leggere i pareri e le deduzioni di persone NORMALI. Dato che ancora non mi sono imbattuta in scritti del genere, faccio da me.

Di Leopardi ho rimosso tutto quel poco che sapevo e che ho imparato – volentieri – al liceo, per cui ho visto il film con le seguenti nozioni (più o meno accurate) di base: 1) è nato a Recanati 2) suo padre si chiamava Monaldo 3) è vissuto nel 19° secolo 4) è morto a Napoli 5) pessimismo (ma la mia prof insisteva che non era pessimista) e storia controversa/bromance?? con un certo Ranieri 6) ha avuto un’infanzia un po’ dimmerda perché il padre lo costringeva a fare lezione e a declamare poesie in presenza di altri nobili per esporre lui e i fratelli al pubblico ludibrio.

Leopardi ci piace al liceo perchè, fondamentalmente, lo percepiamo come sfigato/secchione/socially awkward e ci identifichiamo in lui. E poi il suo pensiero è identico a quello di Schopenhauer, cosa che ho dedotto al liceo ma non ricordo più in che sssenzo dicevo ciò. Evviva evviva. La mia ignoranza abissale non mi ha impedito di innamorarmi di lui come guida intellettuale e di certe poesie, ovvero le più mainstream come L’infinito, La luna e Il sabato del villaggio. Delle altre non mi frega molto, ora come ora, perché certe cose si devono amare in certi periodi della vita. Quindi non fate i sapientoni con me perché non attacca. Giacomino, perdonami perché conosco un centesimo delle tue opere, ma io sono ignorante e subumana, quindi non mi fulminare, ti prego. Il pensiero di te mi ha dato forza durante gli anni del liceo, in cui ero una secchiona e mi incavolavo con la ggente che era dozzinale e incolta (io almeno ci provavo, a modo mio). 

Tutto questo ambaradan è solo un “mettere le mani avanti” da buona siciliana, e giustificare le empietà che potrei dire e che qualche persona dotta potrebbe leggere (ma ne dubito). Quello che sto cercando di delineare è un panorama di come io percepisco il film e il personaggio, in piena soggettività e noncuranza delle nozioni, che non sono materia di mio interesse.

Mi prendo ancora una serata per riflettere su varie parti del film in modo da parlarne in modo coerente.